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L’episodio del risveglio del Giovin Signore

Parafrasi e commento

vv. 33-36 Sorge il Mattino in compagnia dell’Alba prima dello spuntar del Sole,che si presenta a noi grande sulla linea dell’orizzonte per rendere liete tutta la natura, animali, piante, campi e acque.
[la luce del sole si propaga ovunque, ma non sul Giovin signore che solo da poco ha iniziato a riposarsi, dopo gli ozi della sera]
vv. 37-42 Allora, con l’alba, il buon contadino si alza dal letto che la fedele sposa ed i figli più piccoli hanno intiepidito durante la notte; poi, portando sulle spalle gli arnesi del lavoro che per prime Cerere e Pale (antiche dee dell’agricoltura e della pastorizia) inventarono e donarono agli uomini, egli si dirige verso il campo, seguendo il passo lento del bue
[dai versi e dalle parole emerge un’impressione di pacatezza ed un incedere antico e abituale che ci ricorda Virgilio]
vv. 43-45 Percorrendo il sentiero, il contadino scuote le gocce di rugiada che, simili a gemme, rifrangono la luce del sole nascente
[L’immagine della famiglia raccolta nella serenità del sonno notturno .la figura del lento bove e delle gocce di rugiada che brillano al sole ed il piano accordo dell’uomo con la natura ci rimandano all’ideale umano e morale della semplicità. Contemporaneamente, però, esse hanno un significato polemico perché si contrappongono alle damine settecentesche infedeli del poema. Da notare anche l’uso frequente dell’ iperbato, cioè la costruzione inversa della frase: i nascenti del Sol raggi rifrange]
vv. 46-52 Allora esce fuori l’artigiano che riapre il suo laboratorio pieno di rumori per riprendere le sue opere non ancora compiute, sia che assicuri le arche [sorta di mobili] con chiavi ardue o con ingegni di ferro per il ricco inquieto, sia che debba incidere gioielli o vasi d’oro e d’argento per l’ornamento di nuove spose o di banchetti.
[ il poeta si riferisce al lavoro del fabbro per rendere più sicuri i forzieri con chiavi difficili da fabbricare e con congegni di ferro complicati che gli sono stati commissionati da un ricco timoroso che i suoi averi gli vengano rubati],
vv. 53-56Ma come? Nell’ascoltare le miei parole tu inorridisci e mostri una chioma con i capelli irti come fosse un istrice. Questo non è il tuo mattino.
[nonostante l’immagine idillica del contadino, la fedele sposa, i figlioletti nel tiepido letto matrimoniale, il sole sorgente e la rugiada che rispecchia la luce, i capelli del Giovin Signore sono diven tati irti per lo sgomento]
vv. 57-60 Tu non sei costretto alle volgarità dell’uomo rozzo: il sedersi intorno ad una povera mensa, il coricarsi alla luce incerta del crepuscolo su di un giaciglio scomodo, come sono condannate a fare le persone dell’umile volgo
[In questi versi sembrerebbe quasi che il Parini volesse ravvedersi e chiedere scusa al Giovin Signore per aver sbagliato il tono all’inizio del componimento. In realtà non è così perché ilo poeta introduce le miserie sociali dell’epoca che costituiscono l’aspetto fondamentale di tutta l’opera, in contrasto con lo sfavillio dell’aristocrazia]
Vv 61-E voi figli degli dei [in contrasto con il volgo], insieme di individui paragonabili a semidei terreni, il benigno Giove concesse ben altro: ed io ho il dovere di condurvi lungo una strada (= doveri ed imprese) che ai comuni mortali è preclusa.
vv. 65-76 Tu fra le veglie e il teatro ed il patetico gioco [= che producono ansia ed emozioni] protraesti ulteriormente la notte r finalmente preso dalla stanchezza, in una carrozza dorata, con il rumore prodotto dalla calde ruote [= in quanto la corsa era precipitosa] ed il calpestio di veloci cavalli, turbasti sin da lontano la quiete notturna e rompesti intorno a tele tenebre con fiaccole superbe [ in questo verso viene fatta allusione al privilegio dei nobili di farsi precedere dai propri lacché con le fiaccole a vento], come quando Plutone fece rimbombare il suolo della Sicilia dall’uno all’altro mare col carro su cui rapiva Proserpina, innanzi al quale splendevano le fiaccole delle Furie dai capelli di serpente.
[Il ricorso ad immagini mitologiche era frequente nella produzione letteraria dell’epoca del Parini, tuttavia il contrasto fra l’aspetto sonnacchioso del Giovin Signore che rientra a palazzo e la furia del dio degli abissi è intriso di una voluta malizia che gioca a discapito del nobile]
vv. 77-89 Così tornasti al tuo palazzo; ma qui la mensa ti attendeva per le nuove e sapienti occupazioni (dopo quelle del teatro, del gioco e della veglia) la quale era ricoperta da cibi eccitanti (per lo spuntino notturno) e vini pregiati di origine francese o di origine spagnola o toscani, oppure l’ungherese bottiglia del tokai al quale Bacco stesso concesse una corona di edera, proclamandolo re delle mense. Infine il Sonno, con le proprie mani preparò le morbide coltri; dove, dove averti accolto, il fidato servitore calò le cortine di seta; e a te il gallo fece chiudere dolcemente gli occhi, quel gallo che altri, invece, è solito farli aprire.
[Da notare le cortine di seta che, una volta chiuse, isolano il Giovin Signore, dall’aspetto prezioso ed effeminato, dai contatti con il mondo volgare, mentre il canto del gallo che giunge da lontano attraverso le ombre ed i tendaggi sembra essere più adatto a conciliare il sonno che ad incitare al risveglio. L’ultimo verso ha senz’altro un intento satirico e sdegno anche un certo disdegno del poeta di fronte al giovane e alla sua vita dissipata.. La satira continua anche nei versi seguenti]
vv. 90-96 Se a te ha chiuso soavemente gli occhi il canto del gallo, è giusto che a te Morfeo non sciolga gli occhi dal sonno prima che il sole sia ben alto in cielo sopra il tuo capo e che tenti a fatica di penetrare tra gli spiragli delle imposte dorate e riesca a di segnare degli arabeschi sulle pareti
[ In questi versi tutti i dettagli suggeriscono la preziosità e l’intimità dell’ambiente in cui riposa il Giovin Signore. L’accenno ai papaveri tenaci è collegato al fatto che gli antichi davano i papaveri come attributo al dio del sonno, Morfeo]
vv 97-100 Da questo momento devono avere inizio le cure leggiadre della tua giornata e da questo momento io devo sciogliere la mia nave cioè dare inizio al mio canto ed insegnarti a portare a termine nobili imprese con i miei insegnamenti.
[I versi utilizzati dal Parini sono molto solenni: si parla di alte imprese e l’accento è tanto più sostenuto ed ad altisonante quanto più la materia del canto è frivola. Infatti le imprese a cui è chiamato il Giovin Signore sono veramente di poco conto ed anche in questo modo Parini intende esprimere la propria ironia.]
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