Letteratura inglese del Seicento


L’età elisabettiana è particolarmente densa di avvenimenti storici e culturali. Elisabetta I persegue l’obiettivo di rinforzare l’unità del Regno, minacciata dalle contese dinastiche, dalle lotte di religione, dai desideri autonomisti dell’Irlanda e dalla resistenza della Scozia, oltre che dalle pressioni di Francia e Spagna. La forza straordinaria della letteratura inglese del tempo – che trova piena espressione nel teatro – consiste proprio nella capacità di adesione ai drammatici rivolgimenti morali e sociali. Su tutti i drammaturghi prevale l’esperienza geniale di William Shakespeare, il quale coglie e rappresenta in visione tragica la complessa condizione umana, miscelandola con momenti di bonario sorriso. Nella maturità tale tragica viene superata in favore di una sorta di serenità e di quieta accettazione dello stato dell’umanità. Tra le numerose e celebri opere drammatiche ricordiamo, in ordine cronologico Enrico VI, Riccardo III, La bisbetica domata, Romeo e Giulietta, Sogno di una notte di mezza estate, Enrico IV, Come vi pare, Tutto è bene quel che finisce bene, Otello, Re Lear, Macbeth, Il racconto d’inverno, La Tempesta.
Sul versante poetico si segnalano John Donne, la cui lirica è caratterizzata da cinico realismo e da misticismo sensuale, e John Milton, la cui produzione incarna il conflitto tra Rinascimento e Riforma. Opera capitale è il poema epico, ricco di reminiscenze tassiane, Paradiso perduto, mirabile fusione della cultura classica con il “sublime” di ascendenza biblica, a cui segue nel 1671 il Paradiso riconquistato.
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