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Galileo Galilei – biografia e opere

Galileo Galilei nacque a Pisa nel 1564. Il padre, compositore e musicista, occupava un posto importante nella vita culturale fiorentina e lo fece studiare a Firenze. A 17 anni, egli ritornò a Pisa per iniziare gli studi universitari di medicina. Ma i suoi interessi erano piuttosto rivolti verso la matematica e la fisica. Dopo quattro anni ritornò a Firenze, ma a causa delle disagiate condizioni economiche della famiglia fu costretto ad abbandonare gli studi ed alternava momenti di studio a lezioni private. A questi anni risalgono i suoi studi di meccanica e la scoperta del principio che stabilisce che il tempo di oscillazione di pendoli della stessa lunghezza è sempre lo stesso indipendentemente dall’ampiezza dell’oscillazione. Qualche anno dopo perfezionò lo studio della bilancia idrostatica, cioè la bilancia che serve per determinare il peso specifico dei corpi in base al secondo principio di Archimede (= un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto che corrisponde al peso del liquido spostato).
Nel 1589, (a soli 35 anni) accettò la cattedra di matematica all’Università di Pisa e per tre anni studia il sistema geocentrico che risaliva a Aristotele e a Tolomeo ed arriva alla conclusione che queste teorie non erano accettabili.
Nel 1592, ottenne il trasferimento a Padova, un centro molto all’avanguardia in campo scientifico. Vi restò diciotto anni e questo periodo fu molto produttivo: l’aristocrazia della regione era molto attenta al dibattito scientifico dell’epoca e la Repubblica di Venezia era disponibile ad appoggiare tutti gli studi che in qualche modo avessero contribuito alla realizzazione di innovazioni tecnologiche in campo navale, agricolo e militare. È in questo periodo che Galileo costruisce il cannocchiale. Veramente il cannocchiale era stato già costruito in Olanda qualche anno prima, ma Galileo lo perfezionò per poterlo utilizzare nell’osservazione degli astri. Grazie al suo cannocchiale, riuscì a scoprire che la Luna, con le sue montagne non è molto diversa dalla terra, mentre a quel tempo si affermava che i corpo celesti fossero immutabili. Osservò anche le quattro fasi di Venere e quattro satelliti di Giove. Nel 1610, riunì i risultati di queste scoperta nell’ opera Siderus nuncius che attirano l’attenzione di tutti gli scienziati europei. Nello stesso anno, lasciò Padova e ritornò a Firenze dove il duca Cosimo dei Medici gi affidò l’incarico di mate matematico che gli permise di dedicarsi completamente alla sua attività di ricerca. Che lo portarono ad una conclusione rivoluzionaria: il sistema copernicano è corretto, mentre quello tolemaico (e aristotelico) è errato.
All’inizio le scoperte di Galileo furono accettate con molto interesse e fu perfino accettato come membro dell’ Accademia dei Lincei, anche se la chiesa era restia ad accettarle teorie copernicane perché ritenute in contrasto con gli insegnamento della Bibbia. Galilei cercò di convincere gli ambienti religiosi a proposito delle sue teorie sostenendo che la scienza deve essere autonoma rispetto alla fede. Questi tentativi di convincimento si ritrovano nella Lettere copernicane (1613-1615), indirizzate a Cristina di Lorena e ai più illustri rappresentanti del mondo della Chiesa. Ma la Chiesa rimase ben salda nelle sue posizioni,m anzi, Galilei fu denunciato all’ Inquisizione consigliandogli di non perseverare nelle sue teorie stolte, eretiche sbagliate. L'Inquisizione era uno speciale tribunale ecclesiastico che giudicava i reati contro la fede, cioè l’eresia e che far confessare i presunti colpevoli adoperava mezzi violenti, come la tortura. In pratica la Chiesa non voleva che essa fosse sfidata sul piano scientifico. Ma Galilei non seguì il consiglio e nel 1623 pubblicò il Saggiatore, in cui polemizza con il gesuita Orazio Grassi a proposito della natura delle comete. Il titolo dell’opera deriva dal nome che veniva dato alla piccola bilancia di precisione usata dagli orefici. Questo voleva significare che quando si parla di astronomia è necessaria una grandissima precisione e non ci deve fermare a delle osservazioni generiche e poco fondate. La teoria di Galilei a proposito delle comete non è esatta, ma l’importanza dell’opera è il fatto che essa introduce una mentalità nuova che unisce la teoria, l’esperienza e soprattutto la sperimentazione. Il testo è scritto in lingua volgare e contesta punto per punto l’e affermazioni del suo rivale, con un tono vivace ed ironico. Nell’opera sono inserite anche delle favole con lo scopo di rendere più comprensibili alcuni concetti anche perché essa era destinata ad un pubblico vasto.
Nel frattempo era diventato papa Urbano VIII, in cui Galileo aveva fiducia, ma sottovalutando le ostilità dei suoi avversari, soprattutto l’ordine dei domenicani e quello dei Gesuiti, pubblicò il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano in cui mette a confronto due sistemi astronomici. Il titolo fu scelto per dare l’impressione che Galileo si limitava a descrivere i due sistemi astronomici, mantenendosi neutrale nei loro confronti. Per ottenere dalla Chiesa l’autorizzazione a stampare il libro (= imprimatur), nella prefazione Galileo dovette scrivere che la teoria di Copernico era solo un’ipotesi matematica. È a queste condizioni che il Dialogo fu stampato a Firenze nel 1632. Tuttavia, pochi mesi dopo la pubblicazione dell’opera, Galileo fu arrestato e costretto a presentarsi davanti al Tribunale dell’ Inquisizione per essere processato per eresia. L’anno dopo egli viene condannato all’abiura del la teoria copernicana, cioè al riconoscimento pubblico della falsità della teoria di Copernico. Galileo accettò di abiurare e questo lo salvò dalla pena di morte e fu messo agli arresti domiciliari. Morì nel 1642.
Nel 1992, Papa Giovanni Paolo II ha riconosciuto ufficialmente l’errore della Chiesa, ritirando la condanna.
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