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parafrasi de Il canto dell'usignolo di Marino

Testo originale de Il canto dell'usignolo dall'Adone di G. Marino


Ma sovr’ogni augellin vago e gentile
che più spieghi leggiadro il canto e’l volo
versa il suo spirto tremulo e sottile
la sirena de’ boschi, il rossignuolo,
e tempra in guisa il peregrino stile
che par maestro del’alato stuolo.
In mille fogge il suo cantar distingue
e trasforma una lingua in mille lingue.

Udir musico mostro, o meraviglia,
che s’ode sì, ma si discerne apena,
come or tronca la voce, or la ripiglia,
or la ferma, or la torce, or scema, or piena,
or la mormora grave, or l’assottiglia
or fa di dolci groppi ampia catena,
e sempre, o se la sparge o se l’accoglie
con egual melodia la lega e scioglie.

O che vezzose, o che pietose rime

lascivetto cantor compone e detta.
Pria flebilmente il suo lamento esprime,
poi rompe in un sospir la canzonetta.
In tante mute or languido, or sublime
varia stil, pause affrena e fughe affretta,
ch’imita insieme e’nsieme in lui s’ammira
cetra flauto liuto organo e lira.

Fa dela gola lusinghiera e dolce
talor ben lunga articolata scala.
Quinci quell’armonia che l’aura molce,
ondeggiando per gradi, in alto essala,
e, poich’alquanto si sostiene e folce,
precipitosa a piombo alfin si cala.
Alzando a piena gorga indi lo scoppio,
forma di trilli un contrapunto doppio.

Par ch’abbia entro le fauci e in ogni fibra
rapida rota o turbine veloce.
Sembra la lingua, che si volge e vibra,
spada di schermidor destro e feroce.
Se piega e’ncrespa o se sospende e libra
in riposati numeri la voce,
spirto il dirai del ciel che’n tanti modi
figurato e trapunto il canto snodi.

Chi crederà che forze accoglier possa
animetta sì picciola cotante?
e celar tra le vene e dentro l’ossa
tanta dolcezza un atomo sonante?
O ch’altro sia che da liev’aura mossa
una voce pennuta, un suon volante?
e vestito di penne un vivo fiato,
una piuma canora, un canto alato?

Parafrasi


Ma sopra ogni uccellino vario e grazioso,
che con più leggiadria spicca il volo ed il canto,
porta il suo spirito vibrante e delicato
la sirena dei boschi, l’usignolo,
E modella in tal maniera il suo singolare stile
che sembra maestro di tutti gli esseri alati.
Il suo cinguettare si distingue in mille forme
e trasforma una lingua in altre mille.

Ascolta il canoro prodigio, o meraviglia,
che si sente sì, ma si distingue appena,
come ora spezza la voce, ora la riprende,
ora la ferma, ora la contorce, ora diminuisce, ora rafforza,
ora la mormora con tono basso, ora l’assottiglia,

ora produce dolci sequenze come una grande catena,
e sempre, sia che la disperda o che l’accolga nello spazio
con una melodia ugualmente la lega e la scioglie.

Oh che graziose, oh che tristi rime
il sensuale cantore compone e canta.
Prima esprime debolmente il suo lamento,
poi con un sospiro rompe il suo canto.
In molte melodie, o languido, o sublime,
varia lo stile, diminuisce le pause e aumenta il ritmo,
che imita e in lui si ascolta insieme
cetra, flauto, liuto, organo e lira.

Qualche volta fa della sua promettente e dolce gola
una lunga e ben articolata scala musicale.
Di qui quell’armonia che accarezza l’aria,
ondeggiando gradualmente, s’innalza,
e, poiché sostiene e regge per molto tempo,
infine cala precipitosamente come piombo.
In seguito aumentando i gorgheggi a piena voce,
forma delle note a più suoni.

Pare che egli abbia nella gola e in ogni fibra
una rapida ruota o un veloce turbine.
La lingua, che si avvolge e vibra, sembra
la spada di uno spadaccino esperto e veloce.
Se piega e modula o se sospende e sospende
la voce in variazioni più lente,
lo nominerai spirito del cielo
che in tanti modi intona il suo canto.

Chi crederà quali e quante forze
possa contenere in sé un animaletto così piccolo?
E nascondere nelle vene e nelle ossa
tanta dolcezza un essere così piccolo come un atomo?
O che sia qualcos’altro che da aria lieve si mossa
una voce di uccello, un suono che vola?
E un acceso canto vestito di piume,
una piuma canora, un canto alato.

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