Vita e opere di Pietro Metastasio

Pietro Trapassi, in arte Metastasio, dalla gracizzazione del suo cognome, nacque a Roma nel 1698 da una famiglia di umili origini. Fin dalla giovane età mostrò attitudine alla poesia ed il suo ingegno fu notato da Gian Vincenzo Gravina, uno dei fondatori dell’Arcadia, che si occupò della sua formazione culturale, esortandolo allo studio della filosofia, attraverso le lezioni tenute dal cartesiano Gregorio Caloprese, e dei classici latini e greci.
Alla morte del Gravina, il Metastasio si trasferì a Napoli dove, costretto dalle ristrettezze economiche, fece tirocinio presso uno studio legale nell’intento di avviarsi alla professione avvocati zia. Ben presto comprese di non essere portato per quell’attività e poco dopo, grazie anche alla conoscenza della cantante Marianna Bulgarelli, detta la Romanina, che lo introdusse nell’ambiente teatrale, capì di essere nato per scrivere drammi da musicare, detti comunemente melodrammi. Nel 1720 compose la cantata Gli orti esperidi, interpretata con successo dalla Bulgarelli, per la quale, quattro anni dopo, scrisse il suo primo melodramma: Didone abbandonata. Seguirono Catone in Utica, Ezio, Semiramide, Alessandro nelle Indie, Artaserve, tutte opere dal soggetto storico e classico, in virtù delle quali l’autore divenne uno dei maggiori poeti italiani dell’epoca.

Troncata la relazione amorosa con la Bulgarelli, il Metastasio conobbe la contessa Marianna Pignatelli, vedova D’Althan, che lo introdusse nella corte di Vienna, dove successe ad Apostolo Zeno nella carica di “poeta cesareo”. Appartiene a quel periodo (1730-40) la composizione di alcuni tra i suoi melodrammi più belli, sempre d’ispirazione storica o mitologica: Adriano in Siria, Olimpiade, Demofoonte, Clemenza di Tito, Temistocle, Attilio Regolo, Achille in Sciro. Apprezzato in tutta l’Europa come il migliore interprete dell’ideale estetico diffuso nella società aristocratica del tempo, il Metastasio seppe fondere nelle sue opere razionalità e sensibilità. Ormai stabilitosi definitivamente a Vienna, dove anche gli imperatori Carlo VI e Maria Teresa ne riconoscevano il genio creativo, il poeta non tornò mai più in Italia. Morì nel 1782, quand’era ancora all’apice del successo.
Completano la produzione poetica e letteraria del Metastasio gli ultimi melodrammi (Il re pastore, Ruggero, Antigone, Il trionfo di Clelia), il dramma fantastico L’isola disabitata, le osservazioni sulla Poetica di Aristotele e su quella di Orazio, un vasto epistolario e numerose “canzonette”. Tra queste ultime ricordiamo La libertà, La palinodia e La partenza, tre poesie, dedicate ad una nobildonna di nome Nice, dalle quali emerge la feconda vena lirica del Metastasio, riscontrabile del resto anche nelle “ariette” che chiudono le scene dei melodrammi.

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