Ominide 131 punti
Barocco e Marino

All’inizio del 1600 le teorie estetiche del modello classicista apparivano superate e inadeguate ai nuovi tempi e il manierismo aveva segnato l’inizio del cambiamento, con la necessità di liberarsi delle regole troppo rigide del rinascimento. I maggiori esponenti del manierismo sono Tassoni e Marino che rappresenta il poeta innovatore. Egli era convinto che la gente del suo tempo fosse stanca e annoiata dalla ripetitività letteraria e cercava qualcosa di nuovo, di più interessante. A suo avviso era importante saper rompere con le regole. Il periodo in cui visse Marino fu difficile per i poeti che non trovavano più la corte disponibile come un tempo: le polemiche politiche, la precarietà dei principati e dei ducati. Marino si oppose anche al moralismo che la Chiesa tentava di diffondere con la repressione morale, anteponendo “il diletto” al dovere. Anche le scoperte scientifiche contribuirono al cambiamento e lo scrittore deve suscitare meraviglia nel lettore anche attraverso metafore più audaci, con significati nascosti. La metafora è lo strumento retorico più usato nel barocco e gli scrittori la usano come forma di comunicazione.
Marino ebbe un discreto successo tanto che nacque la corrente “marinista” che è sinonimo di Barocco. Sulla scia di Marino, nacque in Italia una produzione letteraria che presentava una grande varietà di temi; cambiò il lessico che diventava più audace e meno rigido. Cambiò l’immagine della donna che non è più bionda con occhi celesti e quasi immobile, ma è una donna più vera, che non segue il canone estetico di Petrarca: si descrivono donne vecchie, zoppe, nere, brutte e impegnate nelle loro faccende quotidiane. Gli oggetti legati alle donne diventano particolari importanti che il poeta trasforma con le metafore. La metafora di Marino è fatta di immagini che si riferiscono ad altre immagini e creano sorpresa e questo crea meraviglia, perché non dà mai una realtà certa e stabile.
La vita di Marino

Marino nacque a Napoli nel 1569 e si dedicò subito all'attività letteraria dopo aver abbandonato gli studi in Legge. Ricevette due accuse, una per aver sedotto una ragazza (morta poi di parto) e per aver falsificato documenti per scagionare un amico accusato di omicidio. Evase e trovò rifugio a Roma. Dopo aver pubblicato le “Rime”, fu assunto dal cardinale Aldobrandini e con lui andò a Ravenna e poi a Torino, avendo l’occasione di incontrare numerosi poeti e pittori che come lui cercavano l’innovazione. Scrisse un panegirico in onore del duca di Savoia e questo gli garantì un riconoscimento, il titolo di “Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, procurandogli anche l’invidia del poeta genovese Murtola, segretario del duca, con il quale ebbe uno scambio di versi fino a che Murtola tentò di ucciderlo. Marino chiese al duca di annullare la condanna per Murtola e con questo gesto divenne il segretario del duca.
Di nuovo però cadde in disgrazia e fece il carcere per un anno fino al 1612. Nel 1615 fu alla corte parigina di Maria de Medici e venne accolto come grande poeta ed ottenne una pensione che gli consentì di dedicarsi ancora alla letteratura. Tornato a Napoli, morì nel 1625. L’opera più importante è “L’Adone”. La fortuna di Marino fu che era molto ambizioso, che riuscì a mantenere buone relazioni con il mondo letterario e politico, ma soprattutto che riuscì a capire le esigenze dell’uomo del 1600, fondate soprattutto sul piacere e sul lusso e sulla lussuria tanto che fu condannato per l’Adone.
Hai bisogno di aiuto in Autori e Opere?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email