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Luigi Pulci: rovesciamento beffardo

D’altra parte a Firenze città mercantile e borghese, gli ideali cavallereschi della prodezza, della forza guerriera erano ormai del tutto perduti a differenza di una città come la Ferrare estense, fondata ancora su una struttura sociale di tipo feudale. Il gusto pulciano per il rovesciamento beffardo si esaurisce in una ricerca di comicità fine a se sessa: si tratta di una modalità impiegata dallo scrittore per aggredire e demolire ogni valore codificato. L’autore fu animato da una curiosità intellettuale che lo portò a essere mediatore di una cultura libera. E in ciò Pulci appare uomo tipicamente rinascimentale, pervaso dalla fiducia nella ragione umana e nelle sue capacità di esplorare. A ciò si aggiungevano le scelte operate da Pulci sul piano linguistico e stilistico, poste alle origini del classicismo proposto dal Poliziano: ai versi di quest’ultimo, alla sua poesia caratterizzata dalla raffinatezza espressiva, l’autore del Morgante opponeva una lingua forzata al di là delle norme letterarie. L’autore da vita quindi a un linguaggio fortemente ibrido, in cui al toscano popolare si affiancano i materiali linguistici più disparati, termini letterari, latinismi ecc… Nell’ambiente mediceo finì per prevalere il gusto classicistico di Poliziano e Pulci, che per alcuni anni era riuscito a esercitare la propria influenza imponendo il gusto per la deformazione grottesca della realtà fu messo in secondo piani. Il suo progetto di trasformare tali tendenze letterarie nei modelli culturali ufficiali della Firenze medicea era dunque destinato al fallimento, specie di fronte all’affermarsi della filosofia platonica rappresentata da Poliziano.

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