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Stanze per la giostra del Magnifico Giuliano

Poliziano diede inizio alla composizione del poemetto in ottave intitolato Stanze per la giostra del Magnifico Giuliano nel 1475, spinto dal desiderio di celebrare la vittoria riportata dal fratello minore di Lorenzo in una giostra d’armi; il motivo del trionfo è intrecciato a quello dell’amore nutrito dal giovane per la genovese Simonetta Cattaneo. L’opera fu interrotta alla stanza 46 del II libro a causa della morte nel 1476 della bella Simonetta, seguita dall’uccisione di Giuliano. L’autore lasciò inedito il poema che fu dato alle stampe da un suo discepolo, Alessandro Sarti. L’opera si apre con un’esaltazione di Lorenzo il Magnifico e poi prende a narrare la vicenda di Giuliano, cantato con il nome di Iulio. Il giovane Iulio dedica tutto il suo tempo alla caccia e all’esercizio delle armi e non si cura dell’amore suscitando così l’ira di Cupido che decide di vendicarsi. Il dio, un giorno crea una cerca che attira immediatamente l’attenzione di Iulio; questi inizia a inseguirla fino a quando arriva in un prato dove la cerca sparisce e al suo posto compare una bellissima ninfa che rivela al ragazzo di chiamarsi Simonetta. La vista della candida ninfa suscita nel suo animo un turbamento mai provato. Mentre il giovane torna a casa Cupido soddisfatto si reca a Cipro nel regno della madre Venere. Qui si conclude il I libro; nel II libro Venere, felice della vittoria riportata dal figlio Cupido stabilisce che Iulio, per conquistare l’amata debba dare prova del suo coraggio e del suo calore nelle armi. La dea invia al giovane un sogno che gli annuncia il suo destino e che gli profetizza anche la morte di Simonetta. Iulio appena sveglio incova Pallade, la Gloria e Amore perché lo aiutino a conquistare la fanciulla amata. A questo punto il poemetto si interrompe per cui la giostra vinta da Giuliano non è descritta. L’opera richiama molti scritti del passato come l’Amorosa visione di Boccaccio perché riscontriamo il tema dell’incontro con la ninfa nel giardino (locus amoenus). Poi sempre di Boccaccio richiama sia una delle sue novelle ovvero quella di Federigo degli Alberighi perché vi è la mancata persecuzione nel sentimento dell’amore e la Caccia di Diana che è stata probabilmente la sua prima opera dato che parla delle trasformazioni tra cervo e umano. Infine richiama pure la vita nova di Dante data la presenza di una profezia data in sogno dalla dea Venere.

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