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Petrarca - I’ vo piangendo i miei passati temi (Canzoniere CCCLXV)


Parafrasi


Io sto piangendo il tempo passato
che ho trascorso amando cose mortali,
senza innalzarmi a Dio, benché ne avessi la possibilità,
forse per dar prova di quanto valessi.

Tu, [o Dio], che vedi le mie indegne e malvagie colpe,
Re del cielo invisibile e sempiterno,
vieni in soccorso della mia sviata e fragile anima,
e compensa le sue manchevolezze con la Tua grazia:

in tal modo che, se in vita ho conosciuto la guerra e la tempesta,
io possa morire in pace e in un porto sicuro; e se la mia permanenza
in vita fu vana, che almeno la mia morte sia onesta.


Per quel poco di vita che mi resta
la Tua mano si degni di venirmi in soccorso:
Tu sai bene che non posso sperare nell’aiuto di nessun altro.

Commento


Questo sonetto è il penultimo del Canzoniere. Il poeta, sentendosi ormai vicino alla fine della vita, si rivolge a Dio per chiedergli perdono ed aiuto nell’ultimo momento dell’esistenza, riflettendo sul tempo passato, sui peccati commessi e sulla sua ricerca dei beni terreni anziché quelli spirituali.
Innanzitutto, egli riconosce la vanità dell’amore che lo ha legato così a lungo, poi rimpiange di non aver avuto la forza di elevarsi verso obiettivi spirituali e successivamente, invoca Dio affinché in questa ultima occasioni lo perdoni, concedendogli la sua grazia. A sostegno della sua richiesta, nell’ultima terzina, dopo aver rinnovato la richiesta di soccorso, sottolinea che in Dio egli ripone ogni speranza. Che si tratta di una preghiera si capisce dall’uso ripetuto di apostrofi che iniziano tutte con il pronome “Tu” o dalla presenza del possessivo “Tua”. In pratica, il sonetto costituisce la degna conclusione del Canzoniere, cioè il pentimento per il suo errore di gioventù [l’amore per Laura], il ripudio dell’amore terreno e l’abbandono da Dio, senza nessun freno. Da sottolineare il fatto che il pentimento occupa una parte assai ridotta dalla raccolta di lirica e non è un caso. Questo dimostra l’ostinazione del poeta nel seguire i beni e sogni terreni a cui, con molta difficoltà, riesce alla fine a liberarsi.
Dal punto di vista stilistico si nota, innanzitutto, il procedimento dell’antitesi e l’uso di termini con connotazione negativa che riferiscono alla vita terrena: mali indegni e empi, alma disviata e frale, ‘l suo defecto, la stanza vana. Per le antitesi abbiamo: io vissi in guerra e tempesta/mora in pace et in porto, stanza vana/….partita onesta, alma disviata e frale/Tua grazia…
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