Francesco Petrarca (1304 – 1374)


Nato ad Arezzo da un'antica famiglia di notai e stabilitosi a Firenze, si trasferì con i suoi dopo una sentenza di esilio nei confronti del padre sir Petrarco Ad Avignone in Provenza, dove il padre ottenne l'ufficio notarile presso la corte pontificia. Visse in Provenza fino al 1353 a stretto contatto con l'ambiente culturale e politico della corte Avignonese aprendo il suo ingegno a interessi europei. Tentò giovanissimo di compiere gli studi legali, ma la lettura dei classici attirava la sua attenzione fortemente. Amico dello stilnovista Cino da Pistoia, di cui fu un fervente ammiratore, ebbe a Bologna, dove si era recato a studiare nella famosa università, frequenti contatti con la cultura del tempo, e conobbe come compagno di studi anche Giacomo Colonna della potente famiglia Romana.
Costui, quando il Petrarca ritornò ad Avignone per guadagnarsi la vita dopo la morte del padre, lo presentò al fratello, il cardinale Giovanni che lo accolse benevolmente alla sua corte, affidandogli incarichi attinenti alla sua indole letteraria: orazioni, epistole, carmi, esortativi.

Egli accettò gli ordini ecclesiastici minori che gli assicurarono quella agiatezza economica di cui fu fortemente desideroso, per potersi dedicare tranquillamente agli studi ed alla poesia.
Nonostante avesse fatto voto di castità, ebbe da relazioni diverse, due figli naturali, Giovanni e Francesca alla cui educazione e sistemazione provvide sollecitamente.
Nel 1336 fu inviato dal Cardinale Giovanni Colonna a Roma dove venne colpito alla vista delle rovine della città, testimonianza di un'epoca indimenticabile, e l'anno seguente egli si ritirò in una dimora di campagna costruita in Valchiusa presso le sorgenti della Sorga, per potersi dedicare con maggiore concentrazione agli studi.
Nella Pasqua del 1341 dopo aver sostenuto per tre giorni a Napoli l'esame del re letterato Roberto D'Angiò, riceveva in campidoglio una corona d'alloro a nome del popolo romano.
SI dedicò attivamente alle vicende politiche del tempo ravvisando nella figura di Cola di Rienzo colui che restaurando l'antica res publica romana, avrebbe attuato sotto la guida di Roma il sospirato rinnovamento del mondo.
Sembra che sia stato lo scopritore, nella biblioteca di Verona delle lettere di Cicerone ad Attico e quelle al fratello Quinto, e a Bruto.
Dopo la morte del Cardinale G. Colonna nel 1353 lasciò definitivamente la Francia per l'Italia, accettando l'ospitalità dei visconti di Milano presso i quali rimase per circa otto anni. Concluse i suoi giorni con il conforto della vicinanza della figlia Francesca e dei nipoti Adarqua. Malfermo di salute ma instancabile nel lavoro trascorse gli ultimi anni in quella tranquilla dimora dove morì il 19 luglio del 1374.


Le Epistole


Esse costituiscono un monumento grandioso della sua personalità. Sono il resoconto autobiografico dei suoi studi dei viaggi, dei sogni vagheggiati, delle inquietudini spirituali e degli obiettivi poetici.
Il sostituirsi dell'epistola al trattato è risultato più significativo di un nuovo atteggiamento della cultura teso ad attuare una profonda indagine su argomenti particolari, una ricerca soggettiva più aderente all'esperienza concreta scritte in latino alcune Epistule Familiares sono indirizzate ad alcuni grandi scrittori antichi (cicerone, Virgilio, Omero, Orazio, Seneca) con cui sostiene di intrattenersi più volentieri che con i suoi contemporanei avidi di denaro e privi di virtù, senza celare tuttavia le debolezze di quei personaggi venerati da una tradizione secolare che egli sente simile a sé.


Le opere Morali


La vita morale viene esplorata nella concreta esperienza personale di un animo combattuto tra la fallace attrazione dei beni mondani e la consapevolezza razionale e cristiana della loro vanità. Nasce così il “Secretum meum” o “De secreto conflictu curarum mearum”, in cui viene operata una acuta analisi psicologica delle proprie passioni che si può ricollegare alle “Confessioni di S. Agostino”. Composto nel 1342 – 43 l'opera si articola in tre colloqui del Petrarca con S. Agostino alla presenza della “Verità” personificata in una donna luminosa. Il santo gli rimprovera tutte le sue debolezze e soprattutto il vizio dell'accidia o disgusto per ogni cosa, conseguenza dell'intimo contrasto che non gli permetteva di impegnare completamente i suoi affetti né verso il mondo di cui avverte il limite, né verso Dio che non riesce a fare oggetto di assoluto amore.

Agostino gli rimprovera i due più forti amori dell'esistenza.Laura e la gloria. Il Petrarca si giustifica dal primo sostenendo che l'amore della donna lo fa avvicinare a Dio, ma Agostino gli rivela che egli in realtà ama Dio in grazia della sua bella creatura.
Quanto alla gloria il Petrarca acconsente con fatica ad allontanarsene a patto che gli sia permesso di portare a compimento “L'Africa”, opera che esalta il valore dell'eroe romano, finora non celebrato.
Nel “De vita solitaria” e nel “De otio religioso”, scritti dopo la visita al fratello Gherardo monaco nella Certosa di Montrieux, viene lodata la solitudine, come stato indispensabile alla meditazione e al dominio di se stessi, alla libertà interiore dagli affanni e dalle preoccupazioni del mondo, senza tuttavia rinnegare la dignità di un'esistenza concreta al servizio della società.

L'Africa

Poema latino in esametri e in nove libri, narra le imprese di Scipione l'Africano nei momenti decisivi della seconda guerra punica. La figura dell'eroe viene ricostruita storicamente dalle pagine di Livio e circondata dall'aureola di santità civile di cui l'aveva cinta il “Somnium Scipionis” di Cicerone sullo sfondo del grande duello tra Roma e Cartagine inteso come sfida tra la civiltà e la barbarie. Il sentimento profondo della vanità delle ambizioni umane ispira la bellissima pagina del lamento di Magone, fratello di Annibale, morente per un ferita di guerra. Bisogna considerare che il poema è stato per parecchi anni ritoccati senza riuscire a soddisfare pienamente l'autore.

Le rime sparse (canzoniere)


Sono il diario di un'anima dell'inizio di un amore in cui si realizza come un simbolo poetico tutta un'esistenza fino all'invocazione alla Vergine perché accolga il suo respiro ultimo in pace. Di Laura sappiamo ben poco, è stata dai più identificata come una certa Laura di Noves che sposò Ugo de Sade e ne ebbe 11 figli e morì di peste nel 1348. Tuttavia dalle dichiarazioni del poeta possiamo concludere che egli sia veramente innamorato nel 1327 di una donna la quale non insensibile alla sua corte, seppe frenare con onestà i suoi ardimenti. Tra le poesie propriamente d'amore spiccano alcune di vario argomento morale e civile, in cui risaltano la donna, la patria e la gloria, tre diverse simbologie dei valori terreni.
Nell'introduzione del Canzoniere siamo già in grado di rilevare il tema dominante della polemica petrarchesca: un'inquieta altalena tra le varie speranze e il vano dolore con la lucida consapevolezza di questa vanità cioè rendersi conto che quanto piace al mondo è breve sogno.

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