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Sicuramente la vita di Petrarca è molto diversa da quella di Dante poiché è priva di esperienza drammatiche, come ad esempio l'esilio, ma caratterizzata da protezione da parte dei parenti e da riconoscimenti ufficiali. Spesso il poeta ci parla della sua infelicità che deriva da un malessere morale, ovvero dal contrasto tra due anime che lo appartengono: anima religiosa e anima laica. La prima si interroga sul mistero della vita e cerca la salvezza nel messaggio cristiano, mentre, la seconda apprezzala vita per quello che è, apprezzando le gioie dell'amore, della gloria letteraria e del prestigio sociale. Si trattava di due mondi contrapposti, ma ugualmente presenti nella sua anima, in realtà la sua "malattia morale" fu il simbolo di una crisi che caratterizzò tutto il medioevo post-dantesco. Petrarca può essere considerato come il primo umanista europeo, egli infatti recupera il mondo classico, riconoscendo un valore autonomo alla civiltà di Roma e cercando di cogliere il suo messaggio di umanitas. La lettura di Cicerone, Seneca, Oratio e Virgilio lo porta a stabilire con essi un rapporto quasi confidenziale, che lo porta a scegliere questi personaggi come destinatari delle sue opere, capace di confortarlo nei momenti di angoscia. Petrarca s'interroga sui temi della morte e della salvezza, cercando una risposta nella lettura di Sant'Agostino. Per questo motivo egli tenta di raggiungere un accordo tra il passato e il presente. La cultura del poeta, a differenza di Dante è meno enciclopedica poiché in essa mancano ricevimenti alla scienza e alla teologia per essere esclusivamente letteraria.

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