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Oimé il bel viso, oimé il soave sguardo - CCLXVII


Oime il bel viso, oime il soave sguardo,
oime il leggiadro portamento altero;
oime il parlar ch'ogni aspro ingegno et fero
facevi humile, ed ogni huom vil gagliardo!

et oime il dolce riso, onde uscio 'l dardo
di che morte, altro bene omai non spero:
alma real, dignissima d'impero,
se non fossi fra noi scesa si tardo!

Per voi conven ch'io arda, e 'n voi respire,
ch'i' pur fui vostro; et se di voi son privo,
via men d'ogni sventura altra mi dole.

Di speranza m'empieste et di desire,
quand'io parti' dal sommo piacer vivo;
ma 'l vento ne portava le parole.

Parafrasi


Ohimé il bel viso, lo sguardo soave,
ohimé il portamento armonioso e signorile;
ohimé il modo di parlare con cui addolcivi ogni persona di carattere
aspro e fiero e rendevi nobile ogni persona di poco valore.

E ohimé il dolce riso, da cui usci la freccia
dalla quale mi attendo la morte, e dal quale non mi aspetto altro bene:
anima regale, degna dei più alti onori,
se tu non fossi scesa fra noi in un’età che, ormai, non apprezza più la virtù!

Per voi è necessario che io arda [amore], e che respiri in voi (= che ricavi da voi tutto ciò che mi serve per vivere),
perché io sono stato vostro; e essendo privato della vostra presenza,
provo assai meno dolore di ogni altra sventura.

Mi infondeste speranza e desiderio,
quando vi lasciai che eravate ancora in vita;
ma il vento disperdeva le nostre parole.

Commento


È il primo sonetto composto dal Petrarca dopo la morte di Laura, avvenuta nel 1348. La sua struttura è ABBA, ABBA, CDE, CDE.
La morte di Laura non viene, né descritta, né, annunciata in modo diretto. Gli elementi presenti nel testo da cui si capisce che Laura è morta non sono numerosi: prima fra tutti è l’anafora Oimé…. nelle due quartine che serve per esprimere la sofferenza del poeta; quindi alcuni tempi al tempo passato (facevi, fui vostro, m’empieste); infine l’espressione “et se di voi son privo”! Comunque avrebbe potuto trattarsi di un allontanamento temporaneo o di un rifiuto da parte della donna.
Dalle espressioni che ricordano Laura, Petrarca fa emergere il quadro di una donna bella, dallo sguardo dolce, da un portamento leggiadro e nel contempo armonioso. Il suo modo di parlare è molto gentile e con esso riesce ad addolcire anche le persone più dure e violente. Il suo sorriso è dolce e nell’insieme Laura dimostra di avere un’anima degna di una regina, ma purtroppo non adatta a vivere nei tempi attuali, in cui la virtù non è più apprezzata. In questa riflessione si potrebbe individuare, se non un’invettiva, almeno un monito ai costumi e al modo di vivere proprio del tempo di Petrarca.
Dal punto di vista tematico, il contenuto delle due quartine si differenzia da quello delle due terzine. Se nelle prima si ha la rievocazione della donna nel suo aspetto fisico e morale, nelle seconde, Petrarca parla di se stesso e riflette sullo stato in cui lo ha lasciato la morte della donna amata.
Se si dovessero indicare le “parole calde” del sonetto, potremmo scrivere: donna, effetti psicologico-morali della donna sull’amante, io poetico, morte, dolore.
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