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Non al suo amante più Diana piacque


Non al suo amante piú Dïana piacque,
quando per tal ventura tutta ignuda
la vide in mezzo de le gelide acque,

ch’a me la pastorella alpestra et cruda
posta a bagnar un leggiadretto velo,
ch’a l’aura il vago et biondo capel chiuda,

tal che mi fece, or quand’egli arde ’l cielo,
tutto tremar d’un amoroso gielo.

Canzoniere – Rima LII

Parafrasi


Nel sonetto si fa riferimento ad un episodio della mitologia classica :
Atteone, durante una battuta di caccia, entrò, senza volerlo, nella grotta in cui Diana stava facendo il bagno. Non appena essa si accorse dell’intruso, adiurata, gli spruzzò dell’acqua sul viso, trasformandoli così in cervo. In questo modo avrebbe impedito al giovane di andare a raccontare quello che aveva visto. Atteone, scappando, arrivò ad una fonte, dove, specchiatosi nell’acqua si accorse del nuovo aspetto. Nel frattempo, i suoi stessi casi da cui era inseguito, lo raggiunsero e lo sbranarono.

Al suo amante [Atteone] Diana non piacque di più,
quando, per un caso simile [al mio], tutta nuda
la vide in mezzo alle fredde acque,

di quanto [piacque] a me la pastorella montanare e rustica
intenta a lavare un bel velo
che serviva a racchiudere i capelli biondi al soffio dell’aria

tanto che, anche se in piena estate (= quando il sole arde in cielo),
mi fece tremare di un brivido amoroso

Commento


Innanzitutto occorre precisare che non si tratta di un sonetto, ma di un madrigale: nel Canzoniere ne esistono solo quattro. Il componimento si differenzia in due aspetti dagli altri sonetti: 1) si nota un’esplicita vena sensuale 2) sembra che non faccia alcun riferimento a Laura.
La genesi del madrigale è particolare. Pare che esso sia stato composto fra il 1340 ed il 1352 quando Petrarca si trovava a Verona oppure che risalga ad una fase molto giovanile che, pertanto, escluderebbe ogni riferimento a Laura. Inoltre il tema della nudità e ogni conseguente riferimento sessuale sono estranei alla rappresentazione di Laura e dall’amore per lei. Ed anche l’immagine della pastorelle originaria della montagna e rustica non può farci pensare a Laura. È anche vero che l’espressione – a l’aura – del verso 6 potrebbe essere interpretato come un senhal, cioè uno stratagemma, frequente nella letteratura cortese, per nascondere il nome dell’amata e di cui, nel Canzoniere, Petrarca fa un uso frequente. Tuttavia se il testo appartiene al periodo giovanile, prima dell’incontro con Laura, la supposizione decade.
Il madrigale à composto secondo il modo tipico della “pastorella”, un genere letterario provenzale, di cui G. Cavalcanti ci ha fornito un esempio. Il testo fu riutilizzato successivamente dopo l’incontro con Laura e il poeta vi apportò alcune modifiche. E’ solo allora che l’espressione – a l’aura – acquista il valore di senhal e che l’aggettivo –cruda – prende il significato di “crudele”, aggettivo di solito attribuito alla donna che non ricambia l’amore, perdendo così il valore originario di “rustica”.
Nel testo possiamo anche notare una corrispondenza fra le gelide acque in cu la giovane si bagna e l’amoroso gelo di cui è preso il poeta nell’osservare la sua nudità.
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