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Francesco Petrarca: La Salita al Monte Ventoso (Epistolario)


La lettera pare che sia stata scritta nel 1336, ma forse tale data è fittizia perché sarebbe stata rielaborata o addirittura composta 15 anni più tardi: essa fa parte del gruppo Familiares dell’Epistolario.
Nella lettera, indirizzata ad un suo amico letterato e teologo, Petrarca descrive in prima persona (= narratore interno) la scalata del monte Ventoso (mont Ventoux, in francese), con suo fratello, Gherardo.
La montagna si trova nella Vaucluse, poco distante da Avignone. Il poeta si era ritirato nella Vaucluse, disgustato dalla crescente corruzione della Curia papale avignonese.
Il testo può essere diviso in quattro parti (= quattro soliloqui):
1. la salita
2. la sosta sulla vetta in cui il poeta fa allusione ai precedenti 10 anni trascorsi inutilmente senza aver fatto progressi sulla via del bene
3. la sosta sulla vetta in cui i due giovani aprono a caso le Confessioni di Sant’Agostino
4. la discesa: la natura dell’uomo è tale che essi cercano fuori di sé quello che non possono trovare nel proprio animo
Per Petrarca, la salita rappresenta l’occasione per fare un esame di coscienza ed operare un confronto con suo fratello, di tutt’altra indole; si tratta di un’allegoria perché l’ascesa è il simbolo della crisi spirituale e la vetta da conquistare si oppone ai piaceri della vita terrena che frenano la salita.

Francesco e Gherardo raggiungono la vetta e da qui ammirano il panorama: guardando le nubi , oltre ad alcune reminiscenze storiche, Petrarca ricorda di aver lasciato la vita da studente dieci anni prima (questo ci fa capire che la lettera sarebbe stata scritta nel 1336 poiché nel 1326, alla morte del padre, insieme al fratello, egli aveva lasciato Bologna, dove i due giovani seguivano gli studi giuridici, per stabilirsi ad Avignone, dove lo stesso anno aveva visto Laura). Egli si rammarica di non aver fatto progressi sulla via spirituale durante questi 10 anni per il raggiungimento del bene; da tale constatazione emerge il tema della crisi spirituale.

Nel momento di massima tensione della lettera cioè, il terzo soliloquio, inizia la meditazione vera e propria. Imitando Sant’Agostino che, aprendo la Bibbia a caso, aveva letto un passo di S.Paolo che invita a lasciare le cose immorali, i due fratelli decidono di leggere un passo delle Confessioni di Sant’Agostino; il libro viene aperto a caso al capitolo in cui il santo rimprovera coloro che pensano ai piaceri terreni anziché prestare la propria attenzione alla spiritualità. Il brano è utile per capire la personalità del Petrarca nel cui intimo è presente un continuo dissidio che egli non riesce mai a comporre, cioè vorrebbe amare Dio,ma non è capace di raggiungere tale obiettivo. Nel testo, Petrarca presenta il proprio dissidio interiore a metafore prese dalla guerra (campo….. lotta….dominio), una guerra che, però, è ancora in corso.

Un aspetto molto importante della lettera è la differenza tra “l’eterno indeciso” che è Francesco e suo fratello Gherardo, dal carattere molto determinato; viene toccato un argomento essenziale per la vita di Petrarca che è la sua crisi spirituale. Tale crisi spirituale è dovuta appunto alla determinazione del fratello che aveva lasciato la vita mondana per entrare a far parte del mondo della Chiesa, mentre Francesco non è stato mai capace di prendere una decisione definitiva. Infatti Petrarca decise di entrare a far parte degli ordini religiosi minori, ma il suo attaccamento alle cose materiali era tale che ebbe due figli. Così l’ascesa al monte Ventoso rappresenta allegoricamente il percorso di vita ( = un viaggio fatto di sofferenze e di pericoli) che il poeta sente di aver vissuto, comprendendo che la vera beatitudine sta nella salvezza dell’anima che, nonostante gli sforzi e la sua tensione, non riesce a raggiungere.
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