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Erano i capei d’oro a l’aura sparsi – Petrarca, Canzoniere

[N. B. quello che le antologie indicano comunemente come titolo è solo il primo verso della poesia, in quanto i sonetti non presentavano nel canzoniere, un titolo, ma solo un numero]

Il sonetto, composto probabilmente intorno al 1340, quindi prima della morte di Laura e della mutatio animi, vuole delineare un ritratto della donna amata. La descrizione richiama molto alla tradizione stilnovistica, con la luce negli occhi, il volto amabile, l’incedere angelico e, soprattutto, i capelli biondi al vento. Petrarca inserisce però un nuovo importante elemento, caratteristico di tutta la sua composizione letteraria: lo scorrere del tempo. Laura è infatti descritta in un determinato passato, non è più al di sopra di spazio e tempo come accadeva nello Stil Novo, in particolare in Dante.

Nella prima quartina, in particolare nel primo verso, Petrarca introduce la donna, richiamata implicitamente con l’emblema dell’aura, l’aria. Questo elemento, e dunque Laura stessa, sono più volte richiamate nel sonetto da suoni di “or”, “ar”… In questa quartina, inoltre, viene data una descrizione immediata degli occhi e dei capelli.
Nella seconda quartina Petrarca si concentra sul viso della donna, che già aveva cominciato a descrivere in precedenza, e afferma che, non appena l’ebbe visto, se ne inammorò.
Nella prima terzina il poeta parla dell’incedere della donna e della sua voce angelica, che, come nello Stil Novo, incanta e fa ammutolire i presenti.
Il sonetto si conclude con una metafora tra la ferita di un arco e l’innamoramento: nessuna delle due, con il solo scorrere del tempo, guarisce.

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