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Il Canzoniere di Petrarca


Il Canzoniere è l’opera più famosa di Petrarca, una raccolta organica di poesie dedicate a Laura, scritte in volgare. È considerato il primo libro vero e proprio della letteratura italiana, perché le poesie che lo compongono sono state disposte secondo un ordine. La raccolta è preceduta da un sonetto, che funge da proemio, anche se cronologicamente è stato scritto alla fine dell’opera (1350). L’amore vissuto dal poeta è travagliato, perché non ricambiato.
Il Canzoniere è un’opera soggettiva (dove Petrarca esprime il suo dolore interiore), che fu più volte rimaneggiata dall’autore perché doveva essere perfetta nello stile. Petrarca voleva tramandare un volgare aulico/sublime. Gli studiosi lavorarono su un’edizione dell’opera in cui alcune parti sono scritte dal poeta stesso (autografe), conservata nella Biblioteca Vaticana.
Del Canzoniere circolarono almeno 9 edizioni; è composto di 366 componimenti (365 + il proemio), per lo più sonetti, canzoni, ballate e madrigali. L’opera è divisa in due parti: la prima (1-263) è composta da componimenti scritti quando Laura è in vita, la seconda parte (264-366) dai componimenti composti dopo la sua morte. Tra l’uno e l’altro l’autore subisce una mutatio animi: si rende conto che il suo amore era stato un errore (perché terreno), tuttavia non smette di amare la donna. L’opera termina con una preghiera alla Vergine.
Laura è simbolo della gloria poetica di Petrarca; essa si trova a metà tra la donna stilnovista (mantiene alcune caratteristiche) e la donna terrena (il tempo passa anche per lei, ma non passa l’amore del poeta). Quando, durante la prima parte dell’opera, Petrarca la descrive, sa già di amarla in termini terreni, ma non ne è consapevole; nella seconda parte arriva anche la consapevolezza, facendo sentire in colpa l’autore. Nel Secretum Petrarca parla a Sant’Agostino della sua sete di gloria e di Laura. Quando parla della donna, cerca di giustificarsi (dicendo di averla amata non solo in termini terreni), ma Agostino lo smaschera dicendogli che se la donna avesse avuto un brutto corpo egli non si sarebbe innamorato.

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
Inizialmente questo sonetto era chiamato “Rerum Vulgarium Fragmenta”. Le due quartine hanno un significato, le due terzine successive ne hanno un altro. È presente l’enjambement (l’inizio del verso successivo è una continuazione del verso precedente), per capire il significato dei versi. Petrarca si rivolge ad un pubblico di lettori che conoscono l’amore.

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

In questo sonetto viene descritta Laura, che verrà presa come esempio dai postumi. Essa è sia la donna stilnovista sia quella terrena. Sono presenti molte consonanti liquide per simulare il suono dell’aria. Nelle quartine si parla della Laura terrena, nelle terzine della Laura stilnovista.
Chiare, fresche et dolci acque
Questo è un componimento più lungo rispetto al sonetto (è una canzone). Verosimilmente, questo componimento è scritto dopo la morte di Laura. L’ambientazione è idilliaca (tutto molto positivo); probabilmente l’autore, quando descrive l’ambientazione di questa canzone, ha in mente la Provenza (zona del fiume Sorga).
Nella prima strofa sono presenti 4 complementi di vocazione; nella seconda il poeta spera di essere seppellito del locus amoenus; nella terza Petrarca immagina che Laura possa tornare nel locus amoenus per cercarlo, ma senza trovarlo perché lui è morto. Petrarca spera che Laura possa chiedere misericordia e cambiare le decisioni del cielo, indirizzando l’anima peccaminosa del poeta al Paradiso. Nella quarta strofa torna il verbo all’imperfetto e Petrarca continua a parlare del locus amoenus. Nella quinta strofa emerge un contrasto tra la realtà e la visione di Laura. La canzone finisce con una strofa di congedo.
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