Petrarca


Francesco Petrarca è considerato insieme a Dante e Boccaccio uno dei capi saldi della letteratura italiana; addirittura quando nel “500 si parlerà della lingua Petrarca e Boccaccio verranno considerati modelli da seguire per gli altri autori che verranno.
Rispetto a Dante che era un uomo molto sicuro di sé e delle proprie idee,che venivano fuori nelle sue opere, Petrarca vive la vita rincorrendo un ideale da seguire perché sarà sempre tormentato dal fatto che lui fosse un uomo del Medioevo, ma che stesse vivendo nel periodo del basso Medioevo in cui le credenze dell’Alto Medioevo stavano scemando per fare posto a idee che rivalutavano l’uomo come essere pensante e creatore sulla Terra; perciò lui soffre perché da una parte è legato al Medioevo e deve comportarsi come un uomo che pratica una vita ascetica, ma dall’altro sa che si stanno rivalutando le cose terrene, come il fascino nei confronti dell’amore terreno, della fama e della gloria, che lui deve ottenere a tutti i costi.
In una lettera autobiografica ai posteri Petrarca si definisce malato di accidia, che non ti fa prendere mai una decisone nei riguardi di una tua convinzione interiore, cioè se dedicarsi all’ascesi o ai piaceri terreni; tuttavia questo suo dissidio interiore farà nascere la sua poesia.
Francesco Petrarca nacque quando la sua famiglia fu mandata in esilio in seguito alla sconfitta dei Guelfi, ad Arezzo; la madre era Eletta Canigiani, una donna colta e sensibile e il padre era un notaio, detto Ser Petracco, che lavorava soprattutto per la curia papale e quando essa venne trasferita ad Avignone, loro dovettero trasferirsi, ma fu difficile trovare casa quindi andarono ad abitare a Carpentras e Petrarca con i suoi fratelli vennero mandati a studiare grammatica, retorica e dialettica; tuttavia il padre vorrebbe che si dedicassero agli studi di giurisprudenza, perciò li mandò a Montpellier; poi si trasferirono a Bologna fino a che, nel 1326, morì il padre e tornarono ad Avignone.
Così iniziò per lui il periodo di traviamento, perché il padre aveva lasciato loro un ingente patrimonio che iniziò a spendere frequentando salotti letterari. Ad un certo punto per riguadagnare i soldi spesi non si dedica alla giurisprudenza, ma ai classici e alla filosofia.
In questo periodo una figura molto importante per la formazione letteraria di Petrarca fu Dionigi di Borgo San sepolcro che gli donò “Le confessioni” di Sant’Agostino.
In seguito abbracciò la carriera ecclesiastica, prendendo gli ordini minori, cioè l’obbligo del celibato e non della predicazione, che non gli impedirono di avere dei figli Giovanni e Francesca, ma assicurandosi una ricompensa sicura in denaro.
In questo modo passò sotto il servizio di gente di Chiesa, Giovanni da Colonna, il quale era un ecclesiastico che aveva contatti politici e diplomatici in tutta Europa e che si fidava di Petrarca tanto da affidargli delle missioni diplomatiche per le corti.
Amava talmente tanto i classici che ogni volta che arrivava in una corte chiedeva dove si trovasse la biblioteca, dando iniziò così alla sua attività da filologo: la filologia è una scienza che nascerà con l’Umanesimo, per cui in questo senso Petrarca ne è un precursore, che si occupa di studiare i testi letterari, cercando di riportare i Classici al loro significato originale.
In questo modo, siccome di una stessa opera se ne trovavano più copie, successe che andando per le varie corti, Petrarca comparava le varie versioni fra loro, trovava gli errori e li correggeva. Nei suoi viaggi il poeta scoprì ed emendò diverse opere, fra le quali le Orazioni di Cicerone.
Il 6 Aprile 1327 Petrarca, un Venerdì santo, conosce Laura, una donna sposata con Ugo de Sad nella chiesa di Santa Chiara; il suo fu un amore non corrisposto, tuttavia lei fu la musa delle sue poesie e morì nel 1348 di peste.
Intanto inizia la sua carriera letteraria in lingua latina, scrivendo il “De Viris illustribus” che consiste in 23 biografie di uomini illustri dell’antichità classica e un poema epico incompleto “L’Africa”, e in questo modo rincorre l’alloro poetico cioè il massimo riconoscimento, che giunse nel 1340, quando gli furono recapitate 2 lettere: una da parte dell’Università di Parma, che lo invitava ad andare per essere incoronato poeta e una da Roma, dove lui scelse di andare e simbolo della latinità, e nel 1341 fu incoronato poeta, ma solo aver fatto visionare le sue opere da Roberto D’Angiò, che era molto colto e che ne rimase entusiasta.
Subito dopo, con i soldi guadagnati, si costruisce una villa a Val Chiusa, dove si trasferisce con la sua famiglia per scrivere le sue opere.
Nel 1343 il fratello Gherardo decide di dedicarsi alla vita monastica; questo sarà per Petrarca un momento significativo perché il fratello aveva preso una decisione che lui non aveva mai avuto il coraggio di prendere.
Durante una visita al fratello scrive il “De vita solitaria”, in cui esalta la vita solitaria dedita alla preghiera e il “De otio”, in cui esalta una vita dedita allo studio della letteratura e della filosofia, che lui chiama otium letterario.
A questo punto fa un viaggio a Verona e presso la biblioteca dei signori di Verona trova l’epistolario di Cicerone; questa scoperta lo turbò molto perché scoprì la figura di Cicerone in una veste diversa da quella di oratore e in un certo senso ne rimane deluso, tuttavia prese spunto da lui per scrivere un epistolario.
In seguito torna in Provenza,dove la curia lo stava disgustando per la grande corruzione che vi era, quindi scrisse una serie di lettere, fra le quali una al Papa Benedetto XII, affinché riportasse la sede a Roma.
A causa della corruzione, torna in Italia dove Cola di Rienzo voleva che si ritornasse al regime repubblicano e si reca da lui per appoggiarlo, ma fallì mentre Petrarca era in viaggio, durante il quale si ferma a Parma e poi a Firenze, dove conosce Boccaccio, di cui diventa grande amico e il quale addirittura chiese alla municipalità di Firenze che venissero restituiti i beni confiscati alla famiglia di Petrarca, che però rifiutò questo dono.
Successivamente torna ad Avignone, accettò l’invito dei Visconti, signori di Milano, di stare da loro e per questo ricevette una lettera di rimprovero da parte di Boccaccio, poiché andare ad abitare lì significava sottostare alla loro politica, al contrario di Firenze che non era ancora una signoria. Petrarca rispose dicendo di trovarsi lì da letterato e che non si sarebbe piegato alla loro volontà politica.
Rimase a Milano fin quando nel 1348 scoppiò la peste, per quale morirono molti suoi amici e suo figlio Giovanni; questo lo fece allontanare dalla città a Venezia, dove gli venne dato un appezzamento di terreno ad Arquà, in cui andò ad abitare con la figlia Francesca durante gli anni della sua vita, quando ormai aveva già scritto “Il Canzoniere”, “I trionfi” ed era diventato famoso, ma non era riuscito a prendere la decisione di dedicarsi completamente a Dio.
Morì il giorno prima del suo compleanno, nel 1374 la notte fra il 18 e il 19 Luglio.
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