Testo
Apollo, s’anchor vive il bel desioche t’infiammava a le thesaliche onde,
et se non ài l’amate chiome bionde,
volgendo gli anni, già poste in oblio:
dal pigro gielo et dal tempo aspro et rio,
che dura quanto ’l tuo viso s’asconde,
difendi or l’onorata et sacra fronde,
ove tu prima, et poi fu’ invescato io;
et per vertú de l’amorosa speme,
che ti sostenne ne la vita acerba,
di queste impressïon l’aere disgombra;
sí vedrem poi per meraviglia inseme
seder la donna nostra sopra l’erba,
et far de le sue braccia a se stessa ombra.
Parafrasi
Apollo, se ancora è presente in te il dolce desiderio amoroso che ardeva il tuo cuore sulle rive delle onde tessaliche [si tratta del Peneo, il fiume della Tessaglia, citato nel racconto mitologico delle metamorfosi di Dafne di Ovidio. Dafne è la ninfa che per sfuggire all’insistenza amorosa di Apollo, si trasformò in alloro] e se, col passar degli anni, non hai dimenticato le amate e bionde chiome: dal gelo che addormenta la natura e dal tempo rigido e avverso che dura per tutto il tempo durante il quale il tuo viso si nasconde [riferimento alla stagione invernale], difendi l’onorata e sacra pianta [di alloro] dalla quale tu, per primo, e io, poi, fummo catturati [l’alloro, pianta sacra ad Apollo, era il simbolo della gloria poetica, desiderata dal Petrarca, nell’Antichità con esso venivano incoronati i vincitori delle gare, sportive o poetiche]; e in nome della forza della passione amorosa che ti fu di aiuto durante il periodo dell’esilio dagli Dei [Apollo aveva un figlio che osò resuscitare i morti. Per questo motivo fu ucciso da Zeus. Apollo, per vendetta, massacrò i ciclopi che avevano la prerogativa di fabbricare le armi del padre degli Dei. A sua volta, Zeus si vendicò allontanando Apollo dall’Olimpo e obbligandolo a fare il pastore dei greggi di Admeto, il quale trattò il dio con molta gentilezza], ti prego di far ritornare il bel tempo; così con meraviglia di entrambi vedremo sedersi sopra l’erba la nostra donna e farsi ombra con le sue braccia.Analisi e interpretazione
Il sonetto è stato composto prima del 1337. Lo schema metrico è il seguente: ABBA, ABBA CDE, CDE.Sintesi: il poeta invoca Apollo affinché Laura guarisca e il poeta possa ottenere la gloria poetica.
natura e dal tempo inclemente che dura
tutto il periodo in cui la tua luce si
nasconde;
in nome della speranza amorosa che ti
sostenne durante l'esilio dagli dei, fai
tornare il bel tempo. Così per nostra
comune meraviglia vedremo seder la
nostra donna sopra l'erba e farsi ombra con
le sue stesse braccia
Struttura metrica
Sonetto - Rime: ABBA ABBA CDE CDETemi
● L'onorata e sacra fronde: l'alloro, pianta amata e sacra ad Apollo e fronda con cuisi incoronavano i vincitori di gare atletiche e poetiche (tema: la gloria poetica).
● L'amorosa speme...acerba: la speranza amorosa che sostiene anche nell'esperienza dell'esilio e al contempo la speranza della gloria poetica: l'amore per Laura-lauro come l'amore per Dafne-alloro, ma poiché Dafne=alloro=gloria poetica, allora Laura rappresenta anch'essa la gloria poetica. Per di più un'altra affinità tra la vicenda di Apollo e Dafne e quella di Petrarc e Laura è rinvenibile nel fatto che in entrambi i casi si tratta di amori vani che provocano dolore; in nome della speranza amorosa che ti sostenne durante l'esilio dagli dei, fai tornare il bel tempo. Così per nostra comune meraviglia vedremo seder la nostra donna sopra l'erba e farsi ombra con le sue stesse braccia.
Il mito di Dafne, trasformata in alloro, serve ad evocare due temi differenti poiché Apollo è dio della medicina e della poesia; infatti, il poeta invoca, da un lato, la guarigione di Laura e dall’altro, la sua gloria poetica. Questa interpretazione viene suggerita dal verso 7 “sacra fronde” che consente di identificare Dafne con Laura (applicando così la tecnica del senhal): lauro/Laura e al contempo di ipotizzare che Francesco richieda la protezione divina sulla sua poesia. L’alloro, del resto, indica per metonimia, l’investitura poetica, dato che è la pianta utilizzata in tale cerimonia. Inoltre le vicende di Apollo e Dafne e quella di Petrarca e Laura, sono affini per il fatto che, in entrambi i casi si tratta di un amore che causa sofferenza nell’amante.
In sintesi, la complessa articolazione concettuale del sonetto si può così schematizzare.
L'amore per Laura-lauro (senhal) corrisponde all'amore per Dafne-alloro (metamorfosi), ma l’alloro è simbolo della gloria poetica, per cui poiché Dafne > alloro > gloria poetica; di conseguenza, Laura rappresenta anch'essa la gloria.
Da segnalare che per alcuni critici, questo sonetto costituiva il proemio della prima raccolta delle rime , risalente al 1342. Tuttavia, altri fanno notare che il sonetto era stato scritto prima del 16 novembre 1337 e successivamente rivisto più volte