L'Italia ha giocato un ruolo altalenante riguardo i flussi migratori negli ultimi 150 anni. Principalmente possiamo distinguere 3 periodi:
Dal 1870 al 1970 si ha a che fare con un paese di emigranti. Le partenze avvenivano a causa dell'estrema povertà in cui vivevano gli italiani, i quali cercavano fortuna all'estero. Da questo si possono distinguere ancora due periodi, interrotti dalle politiche restrittive sia fasciste sia quelle nei paesi di arrivo (1920-1945): nella prima metà (1870-1915), come mete principali si hanno i Paesi del sud America, come l'Argentina, in sviluppo economico, i quali hanno bisogno di maggior manodopera, gli USA e alcuni Paesi europei, come Germania e Francia; in questo periodo le partenze si hanno principalmente dal nord, anche se quelle dal sud non sono meno rilevanti. Nella seconda metà (1945-1970), il Nord Europa diventa meta principale: Germania, Svizzera, Francia, Gran Bretagna, Danimarca; buona parte delle partenze provengono dal sud.

Rilevanti sono le condizioni degli italiani all'arrivo all'estero, i quali trovavano povertà e pregiudizi.
Dal 1970 al 2005, grazie al “miracolo economico” degli anni '60 in Italia, si ha a che fare con un paese di immigranti: i flussi emigratori diminuiscono, presentandosi sempre più flussi immigratori. Partenze principali si hanno dai Paesi dell'Est Europa (Albania, Romania), ma altrettanto rilevanti sono gli italiani, dapprima emigrati, che tornano in Italia.
Dal 2005 ai giorni nostri l'Italia torna ad essere un Paese di emigranti: dopo la crisi del 2008, i flussi immigratori diminuiscono, al contrario di quelli emigratori che vanno sempre più aumentando.
Di questo ultimo periodo ci domandiamo chi siano gli emigrati e chi gli immigrati. Dunque, i primi sono giovani, laureati o diplomati nei più dei casi, che cercano fortuna all'estero (dicasi Brain-Drain, la cosiddetta "fuga di cervelli"), vista la mancanza di opportunità nel proprio Paese; gli immigrati, invece, provengono dai Paesi africani e dal medio Oriente, nella maggior parte, i quali fuggono da guerre oppure da povertà. I dati (2016) parlano di 4,8 milioni di italiani iscritti all'AIRE (Associazione Italiani Residenti all'Estero) rispetto a 5 milioni di stranieri residenti in Italia.
Ultima osservazione va agli immigrati, la quale situazione, in linea di massima, non sembra migliorare rispetto a quella da cui fuggivano: sussistono la povertà e la precarietà di lavoro, che, se hanno, è molto pesante e poco retribuita; a questa si aggiungono casi di xenofobia da parte di alcuni italiani, fino alla perseguitazione vera e propria; sotto certi aspetti, è lo stesso trattamento che hanno ricevuto gli emigranti italiani il secolo scorso.

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