Video appunto: Crisi di sovrapproduzione e coniazione del termine scapigliatura
Tuttora l’umanità è tornata in un periodo di crisi, caratterizzato dalla crisi di sovrapproduzione: nel senso che si produce una quantità eccessiva di beni, che rimangono invenduti e che portano le aziende a fallire. Delle soluzioni a questa problematica potrebbero essere le seguenti:
• aprirsi a nuovi mercati perché quelli tradizionali sono saturi, quindi a quei paesi che sembravano non avere potenziale acquirente per motivazioni economiche e politiche;
• sui mercati tradizionali accelerare il processo di smaltimento e di deperimento dei beni.
Questa operazione si può realizzare con più modalità: con l’obsolescenza programmata, lo scopo dei beni deve essere quello di perire in brevi tempi, di modo da indurre il consumatore a comprare il modello nuovo; lanciando offerte accattivanti che inducano i consumatori a gettare ciò che è funzionante, per comprare quei nuovi beni; inducendo gli uomini che abbiano necessità dei beni che vengono venduti, ad esempio attraverso le mode; creando prodotti nei quali non vi è la possibilità di sostituire singole parti, quindi, se l’oggetto si dovesse danneggiare sarebbe necessario sostituirlo, questi oggetti sono definiti termosaldati; aumentando i costi di riparazione di modo da favorire la vendita di oggetti nuovi.

Il termine scapigliatura fu coniato nel 1862 da Carlo Arrighetti/Arrighi ne La scapigliatura e il 6 febbraio. Arrighetti in quest’opera descrive gli scapigliati come un gruppo di ribelli appartenenti a una classe aristocratica o borghese [, sebbene dica che gli scapigliati possano appartenere a ogni ceto perché in ogmi ceto vi sono degli uomini che non si riconoscono nelle convenzioni, che sono governati da ansie e da uno spirito di ribellione].