Alicegi di Alicegi
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La scapigliatura


Il fenomeno letterario più significativo del periodo 1860-1880 è quello che prende il nome di “scapigliatura”, fu un movimento attivo soprattutto nel Nord Italia che rimase fortemente coinvolto nel nuovo contesto storico con tutti i suoi problemi politici, culturali ed economico-sociali.
I tratti più caratteristici sono :

    - Rinnovata inquietudine
    - Atteggiamento ribelle
    - Atteggiamento provocatorio nei confronti del mondo borghese
    - Vivace realismo
    - Eccentricità trasgressiva e provocatoria

Il termine “scapigliatura” fu introdotto nel 1861 da Carlo Righetti nel romanzo “La Scapigliatura e il 6 Febbraio”  il temine venne usato per indicare una schiera di giovani anticonformisti il cui maggiore esponente fu Emilio Praga.
Alle radici del movimento stanno la delusione per gli esiti del Risorgimento, un rapporto contraddittorio con l’industrializzazione e una ferma opposizione ai modelli borgesi di vita e mentalità. Essi contrappongono alle idealità romantiche la cruda realtà dei movimenti passionali. Sostengono che l’ Ideale è morto e che la loro è una visione realistica che non indietreggia, ma cerca di spiegare e ostentare il patologico. Alla polemica antiborghese si affianca quella contro la letteratura romantica italiana a cui contrappongono e mostrano per la prima volta il romanticismo europeo  danno una spinta al processo di sprovincializzazione della cultura italiana (Hoffmann e i romantici tedeschi; Baudelaire e i poeti maledetti). Nella loro politica culturale anti-romantica criticano principalmente Manzoni anche se si instaura tra le due correnti un rapporto di amore-odio poiché rimangono assai influenzati per quanto riguarda lo stile anche se si differenziano in quanto teorizzano la divagazione, la scrittura irregolare ed umoristica ed infine uno stile più espressionistico.
La letteratura è concepita dagli scapigliati come un mezzo per indagare l’ignoto e per rivelare la natura misteriosa delle cose  tendono al decadentismo.
Il maggior difetto del decadentismo è la mancanza di una poetica uniforme e veramente organica ed eterogenea. Oltretutto vi è un grande divario tra intenzioni e realizzazioni. Ai temi di punta quali la ribellione e la protesta non corrisponde la capacità di liberarsi delle forme del linguaggio della tradizione. La poetica diventa ricca di temi sgradevoli ed addirittura macabri

Poetica della scapigliatura – Arrighi


Il testo di Arrighi può essere considerato come una prima definizione del movimento scapigliato. Si incentra particolarmente sull’eccentricità, sul disordine e sulla follia oltre al sentimento di indipendenza. I personaggi sono accumunati dal disinteresse, l’onestà e la povertà che li contrappone ai borghesi che essi vogliono stupire con un atteggiamento provocatorio. Bisogna dedicarsi all’utilità delle cose e non essere idealisti. Il linguaggio deve incidere ed uccidere, cioè scavare a fondo nel reale di un mondo che viene descritto come malvagio.

Preludio- Emilio Praga


La poesia si apre con un moto di rivolta nei confronti dei padri che hanno lasciato un’eredità fallimentare  riferimento ai limiti del risorgimento. Praga non mette in discussione solo il Risorgimento, ma tutto il sistema di idee e valori che vengono tramandati dai padri. Vi è espresso un sentimento di disgusto nei confronti della borghesia. Praga attacca Dio e la religione per suscitare il maggior scandalo possibile “anticristi”. La seconda parte della poetica è tutta incentrata sulla critica a Manzoni “casto poeta” ed è incebtrata sui temi della poesia nuova. La nuova poesia deve cantare le miserie dell’uomo moderno ed essere realistica  gli iideali devono annegare nel fango

Naturalismo e Verismo


Sul piano filosofico e culturale il fatto nuovo a partire dagli anni centrali del secolo è il positivismo e ad influire sulla letteratura sono soprattutto il formarsi di un ideologi scientifica. In ambito storico va considerata i gravi fenomeni sociali che si stavano sviluppando in Francia ed è proprio in Francia che si sviluppa una nuova corrente letteraria ce prende il nome di naturalismo (BAalzac, FAubert, Goncourt, Maupassant, Zola). Nella prefazione al romanzo Germinie Lacerteux scritta dai fratelli Goncourt si afferma la necessità di un romanzo che si rivolge alle classi basse , bisognava ampliare la materia trattata fino a descrivere gli ambienti più squallidi della società  non bisogna retrocedere davanti a nessun soggetto. Gli elementi fondanti del naturalismo sono:

    - Fiducia nella scienza
    - I fenomeni psicologici e sociali sono di origine naturale e non mistica
    - Romanzo sperimentale che tratta dell’esperienza sociale umana
    - Impersonalità narratore  come scienziato (abbandonato narratore onniscente)
    - Visione negativa della realtà sociale

Il positivismo e il naturalismo si diffusero anche in italia formando le basi per un nuovo movimento letterario chiamato verismo, come per gli autori francesi vi è una nuova visione della figura dell’artista : come uno scienziato deve andare ad analizzare i documenti con scrupolo. Vega affermò che l’autore dovesse essere imparziale, come corollario Verga bandisce gli effetti stilistici del romanesque nelle descrizioni delle passioni  linearità dell’intreccio e sobrietà degli artifici. Il tema principale doveva essere l’investigazione dell’uomo interiore e nei rapporti sociali. De Roberto sosteneva la necessità di ridurre il racconto a forma di puro dialogo. Luigi Capuana nella recensione dei I Malavoglia si dimostra molto scettico nei confronti della visione scientifica della letteratura. Il naturalismo esercita una grande influenza solamente per quanto riguarda la forma e tale influenza si traduce nella imperfetta impersonalità  la letteratura è arte non scienza. Nella concezione verista emerge un sentimento pessimistico che non viene affiancato come nei naturalisti francesi a una visione positivistica della scienza. Il processo e l’evoluzione diventano una macchina che stritola i più deboli. Verismo e naturalismo divergono anche per quanto riguarda i soggetti trattati nelle rispettive opere: i veristi a causa dell’arretratezza dell’economia italiana trattano soprattutto del mondo contadino, mentre i naturalisti si affacciano sulle realtà del proletariato. Il regionalismo, tipico italiano è molto evidente nella poetica verista

Emile Zola- La letteratura come scienza


Il saggio di Emile Zola il romanzo sperimentale rappresenta la più sistematica enunciazione della politica del naturalismo francese.
Zola concepisce la letteratura come un’attività affine alle scienze sperimentali. Lo scrittore moderno nel romanzo analizza le passioni degli individui e i comportamenti sociali dell’uomo e deve adottare il metodo dello scienziato. Il presupposto fondante è che la vita psichica e sociale degli individui è regolata dal determinismo si può risalire con certezza alle cause dei fenomeni psicologici e sociali. Zola è consapevole che la scienza delle passioni non è ancora del tutto sviluppata, ma raggiungerà il medesimo livello delle altre scienze. Zola nella seconda parte del passo dichiara che i fondamenti che regolano il comportamento degli uomini sono il fattore ereditario e l’ambiente. È chiaro che Zola concepisce in termini meccanicistici, oltre che deterministici la vita psicologica e sociale dell’uomo. Ciò che contraddistingue la posizione di Zola è l’ottimismo, la fiducia nella scienza come soluzione ai problemi conoscitivi e pratici dell’uomo. Il romanziere si deve limitare a studiare le passioni i comportamenti in modo spassionato, al legislatore toccherà il compito di intervenire per dirigere i fenomeni

Giovanni Verga


Giovanni Verga non amava parlare di se e scarne sono anche le dichiarazioni che consentono di delineare lo sviluppo della sua ideologia. Dopo un lungo apprendistato di stampo tardo-romantico egli si è concentrato sullo sviluppare il canone dell’impersonalità.

Vita


Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 da una famiglia che gli trasmesse sentimenti antiborbonici e liberali e sensibilità letteraria  lo spronarono nella sua carriera.
Nel 1860 si arruolò nella Guardia Nazionale a difesa dello stato unitario
Nel 1865 e nel 1869 soggiornò a Firenze, provvisoria capitale d’Italia, dove frequentò i salotti della capitale e conobbe i più influenti letterati del tempo. Di questo periodo fa parte il romanzo “Storia di una capinera” e dopo il successo di quest’ultimo nel 1872 decise di trasferirsi a Milano dove venne a contatto con il circolo degli scapigliati  segno profondo nella prefazione polemica di Eva. la materia mondana e convenzionale delle opere successive sembra risentire della frequentazione dei circoli borghesi. Durante il soggiorna milanese Verga venne in contatto con il romanzo naturalistico francese e il verismo di Luigi Capuana  segno di questa prima sperimentazione di una materia nuova è identificabile in Nedda. Le letture sulle condizione del meridione spinsero Verga a sviluppare quella che poi si rivelò il suo principale oggetto di indagine  Verga accoglie la poetica del naturalismo-verismo e scelse di rappresentare la realtà siciliana.
Nel 1878 pubblicò in rivista la novella Rosso Malpelo. Al periodo della prima fase verista fanno parte il romanzo I Malavoglia che doveva essere uno dei 5 libri del ciclo dei Vinti e la raccolta di novelle Vita dei campi. I malavoglia non ebbero successo, ma Verga non si arrese e nel 1883 pubblicò il secondo volume dei cicli Mastro Don Gesualdo e nel 1882 Novelle Rusticane, ambientato in Sicilia.
Nel 1893 decise di abbandonare Milano e di ritirarsi in Sicilia, questo abbandono segnò anche un quasi definitivo abbandono dell’attività letteraria  rimase incompiuto il ciclo dei Vinti .
Di questo periodo sono le prese di posizione che rivelano, rispetto alle posizioni liberali giovanili, un certo conservatorismo: sostenne al politica di Crispi e nel 1915 sostenne come necessaria e anzi “santa” l’entrata in guerra.

Opere ed evoluzione dello stile


I due romanzi editi, composti a poco più che vent’anni, fanno i conti con i modelli popolari della recente tradizione romantica e tardo-romantica: I carbonari della montagna con il romanzo storico, Sulle lagune con il romanzo patriottico-sentimentale. Nelle opere successive Verga abbandona le tematiche storiche e patriottiche e si concentra sulla rappresentazione di drammi passionali calati nella società borghese
e mondana contemporanea Ma al tempo stesso si mostra attento a cogliere i nuovi modelli letterari e tende a lasciarsi influenzare dai movimenti emergenti di cui riecheggia e fa propri alcuni dei programmi e dei principi di poetica: così talora alle strategie dell’intrattenimento si intrecciano più ambiziose motivazioni di analisi realistica e di denuncia sociale delle patologie della società contemporanea, ad esempio d’origine scapigliata. Il suo romanzo Storia di una capinera che narra la storia di una monacazione forzata fu letto come un romanzo di denuncia di una pratica assai diffusa soprattutto nel meridione, il testo si intreccia con l’analisi psicologica condotta nella chiave di un panteismo tardo-romantico. Il trasferimento a Milano mette Verga a contatto con la grande editoria e con l’ambiente scapigliato. Il frutto di quest’incontro è soprattutto la prefazione a Eva.
Nella prefazione Verga critica con asprezza scapigliata la società post-unitaria, e quella milanese in particolare, in un clima di diffusa degenerazione morale. Quel che soprattutto colpisce è l’indignazione morale dello scrittore quando rinfaccia al pubblico borghese cui si rivolge il perbenismo e l’ipocrisia di scandalizzarsi di un romanzo che si limita a dipinger la società così com’è, fingendo di dimenticarsi di viverci con agio e di condividerne i costumi corrotti. La lettura del romanzo delude le aspettative poiché si mantiene nei limiti di un’opera di intrattenimento di gusto tardo- romantico.
Tigre reale ed Eros sono I due romanzi successivi (editi nel 1875) incentrati su drammi passionali d’ambiente mondano e sono entrambi formalmente impegnati a dipingere con i colori del vero situazioni patologiche della società contemporanea. Nel primo mette di fatto in scena ancora una volta forti passioni, situazioni patetiche, non sempre del tutto verosimili, strizzando l’occhio a quel pubblico che proprio questo chiedeva ,l’autore un poco si distanzia dalla materia, affidando il compito di narrare la storia e di giudicarne i protagonisti a un imprecisato narratore testimone. In Eros prevale la denuncia della miseria morale e sociale

Il problema della conversione


Dai romanzi mondani ai capolavori veristici della maturità vi è un abisso: vi sono profonde differenze sul piano del linguaggio e delle tecniche narrative, degli ambienti, della materia trattata e della capacità di introspezione dei personaggi. Così come risulta ambiguo il comportamento di Verga nei confronti della borghesia così lo è anche il rapporto con la Sicilia: in un primo momento viene rappresentata come un mondo ancora intatto, tuttavia Verga non sa se considerarla un Eden oppure un Inferno, col passare degli anni prevalse la visione negativa sempre più cupa e radicale.
La ragione della “conversione” possono essere trovate analizzando la carriera artistica di Verga : in un primo momento si affida ai romanzi mondani per ottenere il successo tanto agognato, rendendosi conto tuttavia di non aver raggiunto la qualità artistica sperata che raggiungerà solamente più tardi grazie alla rapida ascesa dell’arte naturalista e verista.
Non è la scelta di una nuova materia a condurre Verga a grandi risultati: alla materia rusticana era già giunto nel 1874 con il bozzetto siciliano “Nedda” che presenta ancora incerti toni tardo-romantici. È invece nel 1878 con la pubblicazione di Rosso Malpelo che Verga raggiunse esiti convincenti.
Rosso Malpelo confluì nella raccolta Vita dei campi in cui è presente un importante opera per comprendere l’evoluzione di Verga : Fantasticheria. È importante perché anticipa la materia dei Malavoglia e in particolare mette in scena la distanza tra il mondo borghese e il mondo dei pescatori. Fantasticheria fornisce una possibile chiave di lettura del primo periodo rusticano poiché presenta l’indecisione tre Eden e Inferno.
Complessivamente le novelle di Vita dei campi mettono in scena un mondo semplice, ma scosso da passioni e conflitti altrettanto intensi di quelli dei personaggi altolocati delle presedenti opere ed è soprattutto attraverso queste passioni che emergono la violenza dei rapporti sociali e dei conflitti di classe.
Di particolare interesse in Vita dei campi è anche la lettera-prefazione all’Amante di Gramigna in cui Verga teorizza il canone dell’impersonalità e la volontà di abbandonare gli espedienti della suspense e della sorpresa. A parte in Fantasticheria l’autore non giudica e non commenta, il narratore formula giudizi che appartengono ad un sistema di riferimento e di valori proprio del mondo popolare che rappresenta e in questo modo sembra uno di loro

I Malavoglia


Vennero progettati nel 1878 come il primo romanzo del ciclo romanzesco dei Vinti ispirato al tema naturalistico e alla lotta per la sopravvivenza e il benessere. Questo romanzo tuttavia venne completato solamente nel 1881.
Del positivismo Verga accetta il canone dell’impersonalità e dell’analisi spassionata dei documenti umani intesa come sincerità di invenzione e scrittura, non accetta invece la visione positivistica del futuro ,infatti Verga parla di progresso come una macchina che stritola i più deboli.
I Malavoglia gettano uno sguardo nostalgico al mondo primitivo , tuttavia questo mondo ancestrale è però ormai in fase di rapida estinzione, minacciato dall’ideologia di progresso.
Nei Malavoglia Verga realizza la poetica dell’impersonalità facendo i modo che il mondo rappresentato sia descritto e giudicato dal suo stesso interno. Tuttavia nei Malavoglia l’identità del narratore non è univoca : è il frutto del montaggio di una molteplicità di voci e punti di vista interni alla comunità.
Nei Malavoglia il discorso indiretto libero è assunto sistematicamente lungo tutto il romanzo , senza che si possa stabilire a quale personaggio vadano attribuiti le espressioni e i giudizi che il narratore assume nel proprio discorso narrazione corale

Novelle Rusticane e Mastro-don Gesualdo


Abbiamo un profondo cambiamento in queste opere della maturità : il dato essenziale appare l’incupirsi del pessimismo dell’autore. Fin dalle novelle rusticane non sono più i primitivi a tenere la scena, ma personaggi calati in una realtà storica che è condizione essa stessa del male di vivere, non sono più trattate le vicende personali, ma i drammi dell’avidità e della degradazione. Tutti i movimenti essenziali sembrano ridursi a un ferrea logica economicista alla quale non è possibile fuggire. Il narratore oscilla nella storia dell’asino tra paura e semplice constatazione dell’ineluttabilità delle leggi del vivere e un profondo senso di pietà e sofferenza e un muto sgomento per la crudeltà che governa l’esistenza.
Mastro-don Gesualdo si configura come il secondo romanzo del ciclo dei Vinti.
Gesualdo è totalmente coinvolto nel processo storico di modifica della società rurale ed egli stesso è un esempio della rovinosa ansia di progresso. La fatica descritta da Verga nei Malavoglia viene rappresentata sotto una luce epica, mentre le fatiche giornaliere di Gesualdo sono dannazione e lo conducono alla solitudine:

    - Viene a mancare il rispetto sociale
    - È angustiato dalla famiglia di origine
    - Sacrifica tutto in nome dell’accumulo e della scalata sociale

Tuttavia nella tragicità della sua rovinosa vicenda Gesualdo trova anche la sua dignità umana e letteraria.
Dal punto di vista stilistico viene a cadere il narratore corale presente nei Malavoglia e la soluzione del narratore popolare sembra eclissarsi. Il narratore diventa una figura impassibile talvolta sarcastica e grottesca. Prendono un maggior rilievo i punti di vista dei singoli personaggi mediante la ripresa del discorso libero. Il romanzo è scandito in quattro grandi unità narrative nettamente diatinte per tematiche e stile.

Lettera prefazione all’Amante di Gramigna – Vita dei campi


Insieme con la prefazione ai Malavoglia, questa lettera posta come prefazione alla novella L’amante di Gramigna è il più importante documento di poetica veristica scritto da Verga. Tutti i principi basilari della concezione della letteratura a cui Verga è da qualche anno approdato vengono qui esposti con illuminante chiarezza.
Rivolgendosi all’amico Farina, Verga gli presenta il racconto che segue come un «documento umano», un fatto realmente accaduto (storico), che lo scrittore ha raccolto dalla voce popolare (pei viottoli dei campi) e che ha raccontato adottandone il più possibile le forme espressive semplici e pittoresche, senza sovrapporre la lente dello scrittore. Nell’incipit è sintetizzata tutta la poetica verista di Verga:

    - Verità documentaria del soggetto, studiata dal vero con scrupolo
    - Impersonalità del narratore (no giudizi, no artifici stilistici)
    - Linguaggio popolare
    - Scrupolo scientifico (i moventi psicologici sono proposti secondo il loro sviluppo necessario e non artefatti)

Tra le righe di questa dichiarazione di poetica che esplicitamente si richiama al principio naturalistico dello scrupolo scientifico, emergono però dei dubbi sull’effettivo contributo che la scienza può dare all’arte e forse anche sullo stesso progresso scientifico nel campo della psicologia (la scienza del cuore umano). Verga opta per un narratore in cui lo scrupolo scientifico, lo studio delle passioni, la scienza del cuore si manifestino almeno come privilegio dato ai fatti osservati con scrupolo di obiettività, con sincerità e adesione al vero. emergere l’interiorità dei personaggi dai fatti, dalle loro azioni, dalle loro parole, dai loro gesti e talora dai commenti di altri personaggi, piuttosto che indagarla personalmente mediante lunghe analisi interne.

Rosso Malpelo – Vita dei campi


Sin dall’inizio il narratore della novella si identifica come un narratore popolare e forse appartiene alla comunità entro cui si svolge la vicenda. Egli manifesta un evidente ostilità nei confronti di Malpelo così come gli altri lavoratori della cava che lo maltrattano. Tutti i rapporti sociali del mondo rappresentato sono regolati da una ferrea legge economica e anche i rapporti del nucleo famigliare di rosso sono soggetti a questa legge (Madre + sorella), ad eccezione di quelli con il padre  porta chiusa simbolo di estrema solitudine. Il narratore sottolinea ripetutamente la profonda solitudine di Rosso e la violenza e lo scherno degli operai nei suoi confronti. In questo contesto Rosso non può far a meno di assumere la logica economica come sua propria, ha talmente interiorizzato il concetto della crudeltà e della lotta per la sopravvivenza che quasi si vanta di essere malpelo. L’esempio più di ogni altro rivelatore è il suo stupore di fronte al pianto della madre di Ranocchio, che vede solidale la logica del narratore e quella di malpelo. Le poche parole che esprimono affetto sono quelle tra mastro Misciu e il figlio. Malpelo tuttavia contraddice la logica economicistica in varie occasioni : quando si rifiuta di vendere glia arnesi di suo padre oppure quando decide di dare parte del suo cibo e i suoi amati calzoni a Ranocchio. Rosso vuole assumere nei confronti di ranocchio il ruolo di educatore  educare alla dura vita.
Vi è una visione della morte come male minore e come fine delle sofferenze sia per quanto riguarda la morte di ranocchio che quella di Malpelo.

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