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Dante modello di stile


Il dantismo di Clemente Rebora

Un esempio significativo di utilizzo del modello dantesco è il poeta Clemente Rebora, nato a Milano nel 1885 e morto a Stresa nel 1957, la cui vita è segnata dall'esperienza della prima guerra mondiale e poi dalla conversione al cattolicesimo (1929) e dalla scelta della vita sacerdotale. Soprattutto nelle due raccolte giovanili (Frammenti lirici, del 1913, e Canti anonimi, del 1922) la lezione di Dan te agisce con forza. I caratteri più netti di questo legame riguardano quattro aspetti:
1) allargamento del lessico, a includere anche termini solitamente esclusi in poesia;
2) valorizzazione del verbo e riduzione dell'aggettivazione, soprattutto di quella esornativa, cioè di puro abbellimento estetico;
3) tensione sintattica;
4) sperimentalismo metrico. Sono questi appunto gli aspetti che in generale caratterizzano il legame formale tra gli autori del Novecento e Dante. In Rebora essi si ritrovano tutti concentrati.

La lezione dantesca nei poeti di "Officina" e in Pasolini

L'animatore principale della rivista "Officina" fu Pier Paolo Pasolini (1922-1975), poeta narratore critico saggista e anche regista di fama internazionale, che mise in atto un modo assai personale di riferirsi a Dante soprattutto nelle poesie raccolte in Le ceneri di Gramsci (1957) e in La religione del mio tempo (1961). Il modello di Dante agisce a vari livelli: sulla struttura dei testi, che tendono all'ampio sviluppo narrativo e argomentativo; sulla metrica, che propone una originale attualizzazione della terzina della Commedia; sui temi, che alternano ragioni private e ragioni pubbliche; e infine sulla lingua e sullo stile, segnati appunto dalla tendenza al plurilinguismo e al pluristilismo
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