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James Joyce( 1882-1941)

La sua opera più significativa è “La gente di Dublino” composta da 15 racconti. Joyce vuole rappresentare una società, quella irlandese, provinciale e tradizionalista. Dublino, tuttavia, simboleggia la paralisi del mondo moderno. Dietro ad un apparente realismo sono raccolte le vicende dei personaggi insignificanti che diventano il simbolo di una condizione esistenziale. I personaggi sono costruiti in modo psicologico e le azioni ed il movimento non esistono, anche se sono presenti, e hanno un ruolo marginale. L’ambiente perde consistenza e anche i dettagli realistici perdono significato oggettivo e si caricano invece di valenze simboliche. Joyce utilizza la tecnica del monologo interiore che croniste nella trascrizione dei pensieri dei personaggi. Un’altra opera importante è “Ritratto dell’artista giovane” che racconta la storia di una fuga dalla famiglia e dalla società e dalla società del protagonista che è Dedalo. Successivamente i consigli di Pound potano Joyce a scrivere “L’Ulisse” e con esso le strutture convenzionali del genere del romanzo vengono definitivamente dissolte. Questo romanzo è una rivisitazione del mito omerico, all’eroe classico viene sostituito un uomo qualunque, ma che si caratterizza per essere l’antagonista della realtà contemporanea. Gli eventi che accadono al’interno del romanzo sono banali gesti quotidiani. In questo caso emerge la tecnica del flusso di coscienza con cui il personaggio rivela direttamente l’intrico dei suoi desideri senza però un ordine razionale. Assistiamo così a passaggi rapidi tra passato, presente e futuro. Ciò implica la disgregazione delle normali strutture sintattiche in cui saltano i nessi logici e scompare la punteggiatura. Nell’ “Ulisse” vi è anche l’utilizzo di gerghi e stili diversi e la parola, che si rifà al Simbolismo, è usata per il suo valore connotativo, cioè suscita pensieri differenti. Inoltre manca un centro unificatore e si moltiplicano i punti di vista perché non c’è una visione oggettiva del reale, ma l’opera si riflette nel caos. Il personaggio è frantumato e in lui convivono più personalità . L’importanza di questo romanzo sta nel recupero della stagione più innovativa della narrativa inglese cioè quella della novel come poema eroicomico in prosa, in cui la vita contemporanea viene rappresentata sul modello dell’epica classica per ironizzare sulla sua pochezza.


James Joyce “Il monologo di Molly Bloom”

Il protagonista è Leopold Bloom che rincasato a notte fonda dopo il fallimento con l’incontro con il figlio. Si corica accanto alla moglie, una donna sensuale ed infedele. Molly, nel dormiveglia, si lascia andare ad un bilancio della giornata. Ciò si trasforma invece in un’ autoanalisi che Molly conduce delle sue esperienze, dei suoi rapporti con gli uomini e in particolare con il marito. Il romanzo è diviso in tre parti ed è costituito da 18 capitoli senza titolo. La vicenda è narrata in un unica giornata in cui il destino di Bloom e della moglie Molly si intreccia con quello di Dedalus, un giovane intellettuale e ribelle che simboleggia l’alter ego di Joyce.
La trama: La vicenda si svolge a Dublino, Irlanda; il romanzo narra tutto ciò che accade fra le otto del mattino e le due di notte del 16 giugno 1904 ai tre protagonisti del racconto: l'ebreo Leopold Bloom (Ulisse), la moglie Molly (Penelope) e il giovane Stephen Dedalus (Telemaco: una sorta di figlio spirituale di Bloom).Si comincia con l'inizio della giornata di Stephen, giovane letterato in crisi. Alle sue vicende s'intrecciano presto quelle, spesso banali, che capitano all'agente di pubblicità Leopold Bloom: risveglio, partecipazione al funerale di un conoscente, arrivo in ufficio, visita alla redazione di un giornale. Man mano Bloom incontra vari personaggi e subisce una serie di sottili ingiurie in quanto ebreo. Spesso sfiora il cammino di Stephen, senza però mai entrare in contatto con lui. All'ora di pranzo Bloom ritorna a vagabondare per le strade di Dublino: persone, negozi, monumenti, musei, sfilano svogliatamente dinanzi ai suoi occhi, mentre Stephen si trova alla Biblioteca Nazionale dove intavola una discussione su Shakespeare. Anche Bloom sosta brevemente alla biblioteca, dove sono sussurrate nuove malignità sulla sua origine ebraica. Giunta la sera, ripensa ai tanti insuccessi della giornata a un'amica, e quindi si ritrova a far baldoria con un gruppo di giovani. Stephen, lì presente, propone di avviarsi verso un pub. Il gruppo si muove in piena notte per le strade più malfamate della città, entra in un bordello e innesca una rissa; Bloom deve adoperarsi per salvare la reputazione di Stephen, ormai ubriaco. Poi lo guida verso casa sua. A casa di Bloom i due parlano della loro vita passata e presente, ma senza intendersi mai realmente: dopo aver esposto i propri progetti letterari, Stephen rifiuta l'offerta di una stanza per le notte e abbandona Bloom.Questi, ripensando alla giornata vissuta, raggiunge a letto la moglie. Il romanzo si conclude con un lungo soliloquio di Molly, che nel dormiveglia ripercorre alcuni episodi della sua esistenza.

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