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Questa lunga Novella, tratta di Livia, 39enne ancora bellissima, che cerca conforto nel confidare alla pagina scritta, i suoi casi di 16 anni prima, quando ne aveva 22,ai quali ripensa con un piacere morboso; la scrittura dovrebbe mitigare l'acerbità dei ricordi. Si tratta di una lunga novella per descrivere come il sentimento amoroso sia cambiato rispetto al romanticismo. Prima era infatti visto come qualcosa di puro, che si scontrava spesso con la realtà; ora l’amore è sinonimo di corruzione, di immoralità. Per dimostrare ciò, viene scelto il tema della passione voluttuosa.
Livia sapeva che l’amante fosse a Verona durante una battaglia, temeva fosse ferito, ed accorre nel suo albergo. Qui scopre che Remigio avesse un’amante; ad un certo punto i due cominciano a parlare d Livia. L’amante vorrebbe vedere delle fotografie per verificare se fosse più bella di lei, e straccia le fotografie, aumentando in Lidia il senso di gelosia e invidia nei suoi confronti. Questa comincia a meditare una vendetta, soprattutto quando Remigio afferma che “500 fiorini sono in parte sprecati”; fa capire a Livia quando in realtà l’innamoramento fosse fondato solo per prelevare soldi alla donna (Lidia aveva prestato soldi a Remigio), era un tradimento finalizzato al denaro. Lidia era una donna nobile, che si era arricchita grazie al marito. Mentre camminava per le strade, nacque in lei il sentimento di vendetta. In un caffè, decide di denunciare l’amante al comando militare, perché Remigio si era sottratto ai suoi doveri, si era finto malato e aveva corrotto i medici per non andare in battaglia. Va dal generale che aveva letto la lettera, mette in luce che fare la spia è una grande infamia, mete in risalto quanto fosse immorale questa vendetta. Lei vuole assistere alla fucilazione dell’amante, e va a contribuire alla componente morbosa; guardando il corpo dell’amante, nota la sua bellezza, e comincia a singhiozzare. Lui affronta la morte in modo non eroico; sopraggiunge l’altra amante abbracciando il corpo di Remigio, e Livia si sente incoraggiata, capisce di stare facendo la cosa giusta. C’è poi la scena dello sparo; un’ufficiale che aveva in contrato una sera precedente in un’osteria boema, sapeva che Livia avesse un altro amante, e per questo le sputa in faccia perché il suo gesto era stato ignobile. Si scope alla fine che avesse un altro amante, in quanto con estrema disinvoltura si era cercato un altro amante, non aveva esitato.

Lei è una nobile trentina, si era sposata a 22 anni per un puro calcolo con un ricco sessantenne, solo per poter essere indipendente, avere carrozze, vestiti, e gioielli a volontà. A Venezia, conosce un giovane ufficiale austriaco, Remigio Ruz, bellissimo e vigoroso, ma dissoluto e dotato di cinica immoralità di principi, tanto che nulla gli sembrava rispettabile. Pur essendo abilissimo nelle attività fisiche, non avevo mai combattuto, e per viltà evitava i duelli, ingoiando senza batter ciglio, i peggiori insulti. Tra i due vi è come un’affinità elettiva, in quanto sono entrambi belli, vanitosi, amorali, cinici. La contessa, frequenta un bagno nella laguna, dove dispone di un'ampia vasca tutta per sé, chiusa da parete di legno. Un giorno, da un'apertura, vi si insinua un ufficiale, che si presenta agli occhi di Livia, nudo in tutta la sua statuaria bellezza. Comincia così la loro relazione. Secondo Remigo, Livia concepisce una furibonda passione, Anche se vede chiaramente la bassezza infame dell'uomo. Questo continuamente le spilla denaro e la tradisce con volgari prostitute. Quando Livia lo scopre, capisci di essere gelosa fino alla pazzia, e di poter diventare, all'occasione, geloso fino al delitto. Nel frattempo, in Italia sia la terza guerra d'indipendenza, nel 1866. Remigio, ha bisogno di una grossa somma per corrompere i medici militari, in modo da evitare di essere mandato sul campo di battaglia. Livia, non dispone della somma, dunque gli dà tutti i suoi gioielli. Una settimana dopo, Remigio le scrive una lettera in cui lei descrive la sua vita comoda e Beata lontano dalla guerra, rivelandole tutto il cinismo rivoltante nel suo animo, sordo ad ogni senso del dovere, dell'onore, e del
patriottismo. Si vuole sottolineare il tramonto dei valori patriottici, ora si pensa solo a salvarsi. Remigio è un traditore della patria, lei una traditrice del marito; tutto è mosso dal denaro. Sono personaggi immorali, che usano i loro valori estetici per ottenere qualcosa. Un giorno arriva la notizia di una battaglia terribile, in cui le perdite austriache sono state enormi, e si dice che Verona, stia per cadere in mano agli italiani, anche se nella battaglia di Custoza del 26 giugno 1866 le truppe italiane erano state sconfitte. Livia, temendo per la vita di Remigio, si precipita da Trento a Verona, viaggiando un'intera giornata, e si reca nell'alloggio dell'amante. Al pianerottolo del secondo piano, c'erano due usci; su di questi, c'era un biglietto da visita di Remigio. Livia dunque, Entro senza rumore in una stanza quasi buia, essendo molto felice e pensando già le braccia di Remigio che la abbracciavano, sentiva i suoi denti incidere la sua pelle, e immaginava Un mondo pieno di allegrie. La consolazione la stancava, dunque dovette sedersi sopra una sedia accanto all'ingresso. Udiva e vedeva come se fosse immersa in un sogno, aveva perso il senso della realtà. Senti però una risata di una donna; era una risata stridula, sguaiata, che la risveglio. Si mise dunque ad ascoltare, e trattenendo il respiro si avvicinò ad una porta spalancata dalla quale si vedeva una grande camera illuminata. Lei stava nell' ombra, Affinché nessuno la potesse vedere. Affermò che avrebbe preferito essere accecata da Dio in quel momento, in quanto vide una tavola con i resti di una cena. Dietro questa tavola, c'era un grande divano verde su cui Remigio era sdraiato, e faceva il solletico ad una ragazza che sghignazzava, rideva e si dimenava, cercando di liberarsi dalle sue mani inutilmente. Nel frattempo Remigio le dava baci sulle braccia, sul collo, e dove capitava. Livia non poteva più muoversi, era come inchiodata, con gli occhi fissi, le orecchie tese e la gola secca. Successivamente, l'uomo, stanco dello scherzo, afferrò la ragazza, è la mise a sedere sulle sue ginocchia. A questo punto cominciarono a parlare, facendo discorsi interrotti da scherzi e carezze. Livia non riusciva a capire il senso di quei discorsi, ma un certo punto senti pronunciare il suo nome. La donna chiese a Remigio di mostrarle i ritratti della Contessa Livia, nonostante li avesse visti molte volte. Così Remigio alzò un lembo della tovaglia e prese delle carte dal cassetto. La ragazza guardo attentamente quei ritratti, e chiese all'uomo se Livia fosse bella, se fosse più bella di lei. Remigio le rispose che nessuna donna può essere più bella di lei. Lei analizzò una fotografia in cui il vestito da ballo le lasciava scoperte le braccia intere e le spalle, richiedendo a Remigio se lei fosse più bella. L'uomo la baciò in mezzo al petto esclamando che la ragazza fosse mille volte più bella di Livia. Successivamente, lei fissando negli occhi l'uomo che le sorrideva, strappo tutti e quattro i ritratti di Livia, lasciandoli cadere sulla tovaglia, mentre Remigio continuava a sorridere. Rimproverò l'uomo di dirle di volerle bene, ma lui si giustificò dicendole che se non fosse stato per Livia lui non sarebbe lì con lei, in quanto gli serviva il denaro per corrompere i medici. La donna gli chiede quanti fiorini gli fossero rimasti, e lui rispose 500, che stavano già andando in fumo; per questa ragione bisognerà riscrivere a Livia.
La donna comincia a piangere dicendo che tutta questa situazione le pesava, e l'uomo la tirò a lei dicendo che non voleva vederla piangere. A quel punto, il cuore di Livia le si rivolto, e si ritrovò sulla strada, senza sapere dove andare, mentre le passavano accanto soldati, barelle da cui venivano gemiti lunghi e strilli di dolore, qualche cittadino frettoloso, o qualche contadino impaurito a causa della battaglia di Custoza. Nessuno badava a lei, mentre scivolava lungo i muri delle case, vestita tutta di nero con un fitto velo sul volto. Arrivò in un lungo viale dove si trovavano molti alberi cupi, dove il fiume scorreva alla sua destra, e rinfrescava l'aria affannosa. L'acqua si perdeva nelle tenebre, ma non le viene mai la tentazione del suicidio. Senza che se ne rendesse conto, era già nato in lei, un pensiero indeterminato e annebbiato, che le aveva invaso l'anima e la mente: il pensiero della vendetta Entrata in un caffè, Livia sente dei discorsi di alcuni ufficiali che parlano di Remigio; a questo punto, Pensa che sei comandanti sapessero che l'ufficiale ha corrotto i medici per farsi esonerare dal campo di battaglia, sarebbe immediatamente fucilato, insieme ai medici. La contessa, decidiamo l'ora di denunciarlo, e si reca al comando del generale Hauptmann. Egli le chiede se fosse di nazionalità tedesca, e lei gli risponde di essere trentina. Il generale, è stupito è impaziente, e la contessa gli pose in mano la lettera che rivela come Remigio avesse corrotto i medici e ora viva comodamente lontano dalla guerra, la lettera che aveva trovato nel taschino del portamonete. Il generale chiese se la lettera fosse indirizzato a lei, e lei gli rispose di sì; da questo il generale dedusse che Remigio fosse il suo amante. Lei non rispose, e il generale prese un sigaro dalla tasca e lo accese, comincio a camminare su e giù per la sala, successivamente le si piantò davanti, e guardandola negli occhi le disse di aver fretta. Livia le disse che la lettera è di Remigio Ruz, luogotenente del terzo Reggimento Granatieri; Egli si è fatto credere malato pagando 4 Medici, diventando disertore del campo di battaglia. In generale, comprese che Remigio fosse il suo amante e che i due si fossero lasciati, dunque lei voleva vendicarsi facendolo fucilare insieme ai medici, ma Livia rispose di non essere interessata alla fucilazione dei medici. Il generale disse a Livia di pensare al fatto che la delazione ogni infamia e la sua opera sarebbe un assassinio. Livia disse il generale di compiere il suo dovere; verso le 9, un soldato le porto, nell'albergo della Torre di Londra in cui stava, un biglietto del generale Hauptmann in cui veniva scritto che la mattina seguente, alle 4:30, il tenente Remigio Ruz, e il medico del suo reggimento, verranno fucilati nel secondo cortile di Castel San Pietro, scusandosi di non poterle offrire la fucilazione degli altri Medici, in quanto i loro casi verranno rimandate ad un altro consiglio di guerra. Alle 3:30, durante la notte buia, Livia uscì dalla sua camera d'albergo accompagnata da Giacomo, il suo servitore, che la accompagna fino all'ingresso del Colle di Castel San Pietro. Successivamente comincio a salire la strada; aveva caldo e soffocava, ma non voleva togliersi il velo dalla faccia, anzi, sciolse i primi bottoni dell'abito, e rivolse i lembi dello scollo all'interno per respirare meglio. Le stelle diffondevano le prime luci dell'alba; seguì dei soldati, che girando il fianco del Castello, entrarono in un cortile chiuso da alti muri di cinta. Lì erano schierate due squadre di Granatieri; nessuno si interessava a lei, si sentivano le campane suonare in città, dalla quale provenivano mille rumori confusi.
Da una porta bassa del Castello, uscirono due uomini con le mani legate dietro la schiena; uno magro, bruno, camminava dritto, sicuro è a testa alta. L'altro era fiancheggiato da due soldati che lo reggevano con molta fatica, e si trascinava singhiozzando; si tratta di Remigio, che rivela la sua vita anche di fronte alla morte. Successivamente, si sentì un grande frastuono e vide il medico cadere a terra, e si rese conto che Remigio era nudo fino alla cintura. Livia disse che restò abbagliata dalle sue spalle, dal collo e da tutto il resto del corpo che aveva tanto amato. Le volò nella fantasia l'immagine del suo amante, quando a Venezia, nel bagno galleggiante dove era avvenuto il primo incontro, la Sirena, egli l'aveva stretta per la prima volta fra le sue braccia. Venne poi scossa da un secondo rumore, e sul torace ancora palpitanti bianco più del Marmo, si era lanciata una donna bionda, su cui schizzava del sangue. Alla vista di quella donna, Sì risveglio e lei tutto lo sdegno, la dignità e la forza. Mentre era in prossimità di uscire dal carrello, orgogliosa di un difficile dovere compiuto, si sentì strappare il velo dal volto, e vide il volto sporco dell'ufficiale incontrato nel caffè la sera prima, chi aveva scoperto la sua relazione con Remigio. Egli tolse dalla sua bocca la pipa, e avvicinandosi al suo viso, le sputò sulla guancia. Era l'avvocatino Gino, un giovane avvocato, che lei aveva sedotto prima delle nozze, In quanto voleva essere rassicurata riguardo alla propria bellezza, nonostante i 39 anni. Lui, aveva lasciato la sua Sposa una settimana dopo il giorno del matrimonio, e ogni tanto ripeteva "Livia sei un angelo" stringendola quasi con la forza del Tenente Remigio.
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