Biografia
Wisława Szymborska (1923-2012), nasce il 2 luglio 1923 a Bnin, un villaggio vicino a Kórnik, in Polonia. Trascorre la sua infanzia nella città di Wrocław, dove frequentò le scuole primarie e secondarie. Da giovane, si trasferisce con la sua famiglia a Cracovia, dove studiò all'Università. La sua passione per la poesia comincia a prender forma in giovane età, grazie alla frequentazione di club culturali e alla lettura di poeti polacchi e stranieri.La sua infanzia e la sua adolescenza sono funestate dallo scoppio della seconda guerra mondiale. La giovane Wisława è costretta a proseguire gli studi in clandestinità. Nel 1943, grazie al lavoro come dipendente delle ferrovie, evita la deportazione in Germania in qualità di lavoratrice forzata. Nello stesso periodo inizia anche la sua carriera artistica come illustratrice.
Si iscrive all’università nel 1945, ma non terminerà mai gli studi per il sopraggiungere di seri problemi economici. Ha però la fortuna di incontrare il saggista e poeta Czeslaw Milosz, Premio Nobel per la letteratura nel 1980, che la coinvolge nella vita culturale della capitale polacca. La sua prima poesia, Cerco una parola, viene pubblicata nel 1945. Inizialmente tutti i suoi scritti devono passare il vaglio della censura. La sua prima vera e propria raccolta poetica - Per questo viviamo -, sarà pubblicata solo nel 1952.
Wisława, come molti altri intellettuali in quel periodo, abbraccia l’ideologia socialista in maniera ufficiale, tramite cioè la partecipazione attiva alla vita politica del suo paese. Aderisce inoltre al Partito Operaio Polacco, rimanendone un membro fino al 1960. Più tardi prende le distanze da queste posizioni ideologiche, che lei stessa definisce «un peccato di gioventù» e rende pubbliche le sue riflessioni in una raccolta di poesie, Domande poste a me stessa, del 1954. Nonostante il suo allontanamento definitivo dal partito sia datato 1960, già prima si mette in contatto con i dissidenti e rinnega quanto scritto nelle sue prime due raccolte poetiche.
Le sue poesie, spesso molto brevi, sono costituite da versi liberi, scritti in maniera semplice e con una scelta accurata delle parole. Wisława Szymborska utilizza l’arma dell’ironia e del paradosso per affrontare problemi etici e umani di ampio respiro che diventano motivo di denuncia per lo stato delle cose. Anche se molte delle sue poesie non superano la lunghezza di una pagina, spesso toccano argomenti etici che riflettono sulla condizione delle persone, sia come individui che come membri della società umana. Non mancano, d’altra parte, aperte denunce di carattere universale sullo stato delle cose, specie a partire dagli anni Ottanta quando si intensifica la sua attività contestatrice, impegnandosi a favore del sindacato Solidarnosc.
Nel 1996 viene insignita del Premio Nobel per la letteratura. La motivazione che accompagna il premio recita: «per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d’umana realtà». Wisława Szymborska muore nel 2012 nella sua Cracovia.
Stile della sua poesia
La poesia di Szymborska è caratterizzata da un tono ironico e introspettivo che le permette di esplorare temi profondi come la vita, la morte, l'amore e la natura con profondità e delicatezza. La sua poesia è nota per la sua semplicità e la sua capacità di esprimere emozioni complesse in modo accessibile. Esamina infatti questioni filosofiche, politiche e sociali filtrandole attraverso una lente umana, offrendo una prospettiva unica sulla vita e sul mondo che ci circonda.Proposte poetiche
Amore a prima vistaSono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
É bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.
Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla tra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i
corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano ·
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto a
mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
li scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volo via
da una spalla a un'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito,
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
Commento
La poesia inizia con due individui convinti che un sentimento improvviso li abbia uniti. C'è una bellezza in questa certezza, ma Szymborska sottolinea che l'incertezza è ancora più affascinante. L'autrice esamina la natura del destino e delle relazioni umane, suggerendo che ciò che sembra casuale può in realtà essere parte di un disegno più grande.La poetessa esplora l'idea che, nonostante i due individui non si conoscano, potrebbero essersi incrociati in passato, in luoghi come strade, scale o corridoi. Questa riflessione suggerisce che il destino potrebbe aver lavorato silenziosamente nel corso del tempo, portando alla possibilità di un incontro futuro.
Szymborska sottolinea l'ironia della vita e del destino, evidenziando momenti in cui i due individui potrebbero essersi sfiorati senza rendersene conto, come un "scusi" nella ressa o un "ha sbagliato numero" al telefono. L'autrice esplora il concetto di occasioni perdute e il potenziale che potrebbe essersi nascosto in tali incontri fugaci.
La poesia suggerisce che ci siano segni e segnali che spesso non riusciamo a decifrare. Potrebbero esserci indizi nel passato, come una fogliolina volata via o un sogno condiviso, ma spesso ignoriamo tali segnali. Szymborska mette in discussione la nozione di tempo lineare, sottolineando che ogni inizio è solo un seguito, e il libro degli eventi è sempre aperto a metà.
In conclusione, "Amore a prima vista" è una poesia che celebra l'incertezza e il mistero delle relazioni umane. L'autrice cattura il potere dell'incontro casuale e delle possibilità nascoste nella vita di ognuno di noi. È un inno all'incanto dell'incertezza e all'idea che il destino possa lavorare in modi sottili e sorprendenti, portando due anime a incontrarsi quando meno se lo aspettano.