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Svevo


I tre protagonisti dei tre romanzi di Svevo (una vita, senilità e la coscienza di Zeno) sono in una sorta di climax. Il primo è il meno consapevole, l’ultimo è il più consapevole, c’è un progresso di consapevolezza. Tutti e tre sono degli inetti, si sentono inadatti e diversi rispetto all’ambiente in cui vivono. In “una vita” Il primo personaggio si chiama Alfonso Nitti, un giovane che viene dalla campagna del Carso alle spalle di Trieste, si trasferisce in città dove lavora in un banca (personaggio autobiografico, proprio come svevo in quegli anni) di nome Maller. Frequenta la casa del proprietario della banca dove conosce la figlia Annetta. Con Annetta inizialmente ha un rapporto di amicizia culturale, tutti e due vogliono scrivere dei romanzi. Iniziano a frequentarsi per scrivere insieme un romanzo ma Alfonso comincia a corteggiarla più che altro per essere come gli altri. Se riesce a conquistare Annetta acquisisce una condizione più prestigiosa in società, si comporta come un attore, non prova sentimenti autentici verso la donna. Passano una notte d’amore ma senza un reale coinvolgimento da parte di lui, tant’è che il fratello di Annetta lo sfiderà a duello perché ritiene che sua sorella sia stata sfruttata da Alfonso. Ma il protagonista proprio per non affrontare il duello Alfonso si suicida. Il primo romanzo finisce con il suicidio del protagonista. La sua inettitudine lo porta progressivamente a chiudersi in se stesso. Questo tentativo con annetta è un tentativo fallimentare. La percezione che Alfonso ha di sé è una percezione falsata. Si sente contemporaneamente inferiore ma anche superiore agli altri. Rispetto ai suoi colleghi di lavoro si sente più colto e più raffinato ma ha un grande senso di inferiorità perché si sente incapace di godersi la vita, e proprio per questo cerca di fare come gli altri, risulta un personaggio antipatico in cui il lettore non si identifica, questo effetto di distacco tra il protagonista e il lettore è ottenuto dall’autore attraverso l’inserimento di frequenti commenti riguardo i pensieri e le parole di Alfonso. Il narratore qui è esterno, spesso commenta le parole di Alfonso facendo capire che il protagonista finge, è lo stesso narratore che lo denigra. Alfonso Nitti è stato definito come “l’anti-ortis” ne è una sorta di parodia. Jacopo Ortis si uccide per degli ideali a cui crede profondamente (amore, patria) è intriso di ideali ed è sincero e appassionato. Alfonso Nitti si uccide per mancanza di ideali, per una disarmonia profonda rispetto al mondo che lo circonda. È un personaggio che anticipa il 900, non ha più nulla di romantico.
In senilità, il titolo originario era “il carnevale di Emilio” il protagonista si chiama Emilio Brentani. I nomi che utilizza Svevo sono nomi comuni che non hanno niente a che a fare con i nomi altisonanti di D’Annunzio. In senilità Emilio Brentani è il protagonista ma non assoluto come Alfonso Nitti. È il romanzo migliore di svevo perché è un romanzo molto equilibrato e ben costruito, basato sull’intreccio di 4 personaggi. Emilio Brentani ha una sorella che si chiama Amalia, sono molto simili, vivono insieme, entrambi conducono una vita molto riservata. Emilio ha scritto un romanzo (come Svevo) e questo lo fa sentire un letterato un po’ come Alfonso, ma a differenza di quest’ultimo egli appare più consapevole dei propri limiti. Ha una notevole autostima il suo amico è Stefano Baldi che è l’opposto di Emilio. È uno scultore molto amato dalle donne, cinico ma che sa godersi la vita. Il quarto personaggio è una donna del popolo che si chiama Angiolina Zarri la quale diventa l’amante di Emilio, lui non si innamora veramente di lei, vuole educarla, si propone come una sorta di maestro per la giovane Angiolina. Da questo punto di vista Emilio è simile ad Alfonso, anche lui si illude ed ha una errata percezione di sé per molti aspetti, pensa di essere molto più astuto e intelligente della donna del popolo, ma in realtà lei lo sfrutta per unirsi ad un altro uomo più ricco di Emilio. Un altro personaggio interessante è Stefano Balli. Amalia, la sorella di Emilio si innamora di Stefano, appena Amalia vede quest’uomo affascinante ed estroverso, ma il fratello cerca subito di interrompere questo amore. Questo barlume di gioia e speranza viene subito spento, Amalia non potrà mai essere ricambiata da Stefano che cerca altre donne, molto diverse dalla comune e riservata Amalia.Il romanzo finisce con la morte di Amalia che muore di crepacuore. Emilio al capezzale di Amalia immagina un’unica figura femminile in cui si uniscono i tratti di Angiolina e Amalia, la bellezza appariscente di Angiolina e il carattere accondiscendente della sorella. Emilio come Alfonso Nitti si rifugia nel sogno. I suoi pensieri sono più consapevoli rispetto a quelli di Alfonso, quest’ultimo appare più come un adolescente, Emilio è più adulto ma come Alfonso si trova sconfitto nei suoi desideri, in solitudine è anche lui un bugiardo. Anche qui il narratore commenta gli eventi, svelando la falsità e la distanza dal vero. L’imagine finale di Emilio Brentani ricorda Andrea Sperelli che a letto con Maria fa il nome di Elena. Emilio Brentani è una specie di Andrea Sperelli senza il lusso e la nobiltà, egli anticipa gli inetti di Svevo. La cosa interessante di questi due romanzi, soprattutto per una vita, è che per la prima volta nella letteratura italiana gli ambienti descritti sono quelli lavorativi, il contesto è comune e realistico, caratterizzato dall’industria e dalla banca che sono gli ambienti in cui Svevo si muove, molto diversi dagli ambienti arretrati del sud presenti nel Verismo, in Verga per esempio. Il paesaggio, come in Pirandello fisicamente non esiste. È ambientato a Trieste ma non sono descritti i luoghi della città a eccezione di strade e di posti assolutamente ordinari, non c’è nessun elemento descrittivo, Trieste è presente solo con la sua cultura, nessuna attenzione per il paesaggio, questo si differenzia da tutta la narrativa di italiana tra cui quella di Verga, Manzoni.
Anche in “La Coscienza di Zeno” Trieste è sullo sfondo, questo differenzia Svevo Da Montale, i due pur scrivendo genere completamente diversi; la narrativa e la poesia hanno alcuni punti di contatto. L’io lirico di Montale rimanda all’inetto di Svevo, in particolare Zeno. Si sente diverso rispetto a ciò che lo circonda è più problematico e riflessivo, si pone degli interrogativi che i borghesi non si pongono, ma in Montale soprattutto in Ossi di Seppia il contesto naturale è fondamentale. In Svevo la natura non esiste è interessato più che altro ai rapporti tra gli uomini. Svevo è il primo narratore italiano che ha cominciato a scrivere all’altezza di alcuni romanzi modernisti inglesi o realisti francesi, di fatti Svevo lo si legge ancora oggi come un autore moderno.

La coscienza di Zeno

Il romanzo viene pubblicato 5 anni dopo senilità, è scritto con una tecnica molto più raffinata rispetto a quella degli altri due romanzi. Il narratore è interno, e questo accentua ancora di più il problema della verità del racconto, non c’è un narratore esterno, tutto passa attraverso le parole del protagonista, vero e falso si mischiano in un modo abbastanza inestricabile per l’autore.
La psicoanalisi, è un elemento molto importante, dà il titolo all’ultimo capitolo del romanzo da cui prende spunto anche il titolo, la coscienza. La psicoanalisi è lo sfondo di tutto quanto il romanzo. La coscienza ha un doppio significato; in senso psicoanalitico cioè di autoanalisi, di consapevolezza di sé ma anche in senso morale. Il doppio significato è presente in tutto il romanzo. Zeno mostra poco del secondo significato, dal punto di vista morale è un personaggio piuttosto ambiguo e criticabile. Il primo significato, quello di autoanalisi è più problematico. I primi due capitoli del romanzo sono un po’ simili alle due premesse del fu Mattia Pascal, fungono da introduzione. Il primo è una prefazione ed è l’unica parte non scritta da Zeno ma è firmato da un certo dottor. S. lo psicoanalista di Zeno, il primo di una serie di medici, c’è un allusione a Sigmund Freud ben noto per le sue teorie sull’inconscio. Il dottore dice di aver deciso di pubblicare l’autobiografia di Zeno che avevo scritto a scopo auto terapeutico, per vendetta perché il protagonista ha smesso di frequentare le sedute terapeutiche del dottore. Questo indica la sfiducia che Svevo ha nei confronti della psicoanalisi come metodo terapeutico, secondo lo scrittore ha solo una funzione conoscitiva. Il preambolo è il primo capitolo firmato da Zeno il quale dichiara di voler ricostruire i ricordi, i sogni che possono aiutare lo psicoanalista nella sua cura ma mostrando allo stesso tempo molte perplessità riguardo alla possibilità di recuperare dei ricordi e di esprimerli in maniera autentica. Subito dopo preambolo iniziano i cinque capitoli centrali del romanzo che sono: il fumo, la morte di mio padre, storia del mio matrimonio, la mogli e l’amante e storia di un’associazione commerciale. Questi sono i capitoli centrali perché sono l’autobiografia terapeutica di Zeno, qui c’è il maggior elemento di modernità del romanzo; Svevo prosegue il cammino che era stato inaugurato da d’Annunzio nel piacere, di organizzazione soggettiva del tempo. Nel piacere il tempo viene definito attraverso la memoria di Andrea Sperelli che ricorda le cose seguendo un ordine psicologico suo. Nella coscienza di Zeno la cronologia salta completamente, ci si perde dentro un labirinto perché la divisione dei capitoli è tematica e i vari temi si intrecciano ( il primo capitolo legato al fumo comincia dall’infanzia di Zeno ma prosegue quando Zeno è già sposato). Tra fabula ed intreccio non c’è alcuna coincidenza.
Il capitolo del fumo imposta il tema psicoanalitico, il tema guida di tutto il romanzo è quello degli atti mancati, questo concetto lo si può esprime con una metafora che usa Zeno: “io coglievo sempre il bersaglio peccato che fosse il bersaglio del mio vicino” Zeno coglie sempre qualche bersaglio che però non è il suo, fa quello che il suo inconscio vuole che faccia, c’è una dissociazione tra le intensioni dichiarate e l’inconscio. Zeno dichiara che le sue sigarette saranno sempre le ultime, si diverte a fissare delle date che diventano epocali. La dichiarazione dell’ultima sigaretta non è mai reale (atto mancato). L’origine del vizio del fumo risiede in una possibile rivalità con il padre. Il padre è un fumatore e Zeno inizia a fumare, rubando i mozziconi lasciati dal padre, è una sorta di sostituzione simbolica che Zeno fa nei confronti del padre. Il capitolo successivo è dedicato alla morte del padre, dove ci sono due tempi quello della vita vissuta e quello della scrittura. Il padre muore improvvisamente dopo una sorte di crisi cardiaca che costringe Zeno a intervenire all’ultimo e nel momento della morte Il padre da uno schiaffo al figlio, questa è la scena madre di tutto il capitolo. Questo genera un senso di colpa molto acuto in Zeno che si chiede il perché di questo schiaffo. Il padre appare come un uomo realizzato, borghese con una buona condizione economica. Il figlio non completa gli studi, si scrive a legge poi a chimica. Il rapporto tra il padre e il figlio è sostanzialmente di incomprensione. Il padre è lineare, il figlio inafferrabile dal punto di vista psicologico. Dopo il secondo capitolo ci sono i capitoli più sostanziosi dedicati alla vicende di Zeno adulto (matrimonio,vicende con l’amante ed economiche)
Nel terzo capitolo sembra che Zeno sia la parodia del protagonista del romanzo di d’Annunzio “Le vergini delle rocce” qui il protagonista cerca la sua moglie ideale fra tre donne ed è la stessa cosa che fa Zeno. Mentre il personaggio d’annunziano cerca una moglie che gli dia una sorta di figlio miracoloso che diventerà poi il superuomo, il nuovo fondatore di un impero. Svevo trasferisce questa situazione nel mondo borghese ma Zeno non va alla ricerca di una moglie in grado di dargli una prole straordinaria ma vuole trovare un posto nella società attraverso il matrimonio. Nel matrimonio di Zeno c’è qualcosa di autobiografico; svevo aveva sposato Livia Veneziani che apparteneva ad una famiglia ricca. Zeno conosce il signor Malfenti in borsa, come esperto di borsa, inizia a frequentare la sua casa e conosce le figlie. Zeno identifica Malfenti come un nuovo padre, sicuro di sé ed affidabile. Le quattro figlie si chiamano Ada, Augusta, Alberta ed Anna (il suo nome inizia con la Zeta, questa scelta finisce per polarizzare i personaggi) La prima che corteggia è Ada la più bella e la più raffinata. Ada non lo ricambia, è già fidanzata ma Zeno si trova spesso da solo con Augusta e con Alberta, il protagonista fa la proposta di matrimonio ad Alberta la quale rifiuta. Rimane solo Augusta e la dichiarazione per quest’ultima avviene in un modo del tutto insolito, durante una seduta spiritica. (un po’ come nel fu Mattia Pascal)
Quando Zeno entra dove si tiene la seduta spiritica, è già tutto al buio pensa di essersi seduto vicino ad Ada perciò decide di fare la sua dichiarazione più solenne, di dichiararsi ufficialmente ma in realtà è vicino ad Augusta che gli risponde, lui se ne rende conto (atto mancato) ma a partire da questo episodio la donna rivela un carattere estremamente accomodante, non si offende, coglie l’occasione per impegnare Zeno. Tutta la famiglia sembra aver fatto in modo che lui si trovasse sempre con Augusta e non con Ada. Zeno ed Augusta si sposano e con il passare del tempo Zeno inizia ad apprezzar la bontà della moglie che è tollerante, affettuosa e calorosa, inizia a provare dell’affetto e della stima per la donna ma che non sarà mai vero amore. Ada nel frattempo si sposa con il suo fidanzato Guido Speier che è un uomo brillante, affascinante ma poco dopo il matrimonio l’uomo comincia a tradire Ada che se ne accorge e si ammala del morbo di Basedow, un’accelerazione del metabolismo, una sorta di invecchiamento precoce delle cellule che induce l’organismo a divorare sé stesso. Questa malattia , secondo Zeno rappresenta un eccesso di vita. Ada cambia fisionomia; gli occhi diventano sporgenti e le guance scavate. Zeno contrappone colore che chiama i basedowiani (quelli che vivono intensamente e velocemente) agli inetti (quelli che vivono in modo rallentato)
Il matrimonio di Zeno ed Augusta si rivela felice quello di Ada e guido infelice a causa dei tradimenti di quest’ultimo. Nel capitolo successivo “La moglie e l’amante” Zeno ci racconta i suoi tradimenti. Il protagonista incontra un suo vecchio amico a Trieste che sta aiutando una giovane donna che vuole fare la cantante Carla Gerco che Zeno inizia a frequentare diventando il suo amante. Qui, il meccanismo è simile a quello visto in Senilità. Lui non è innamorato né di Carla né di Augusta. Carla rappresenta l’amore carnale e passionale, in Augusta trova la dimensione famigliare, affettiva e rassicurante. La sua relazione extraconiugale dura per molto tempo gestita con grande abilità ma prova sensi di colpa nei confronti di entrambe. Carla è simile ad Angiolina cioè una donna del popolo apparentemente inesperta ma con una sua astuzia. La donna vuole vedere la moglie di Zeno perché si sente in colpa ma Zeno le dà le indicazione per vedere Ada (atto mancato) Alle quattro e mezza del pomeriggio è il momento in cui esce Ada ed andrà Agusta ad accudire il padre. L’amante di Zeno vede una donna bellissima ma molto triste, e questo crea una spaccatura all’interno del rapporto tra i due amanti. Carla lascia Zeno per sposare il su nuovo maestro di canto, un giovane del suo stesso livello sociale e culturale con il quale avere una relazione più stabile. Il capitolo successivo ha al centro Guido Speier, il cognato di Zeno. Guido crea un’associazione commerciale, in società con Zeno senza avere delle idee precise, assumono del personale, tra cui un’impiegata che diventerà l’amante di Guido, nel corso di questo capitolo avviene un ribaltamento dei ruoli tra Zeno e Guido. Zeno diventa l’uomo fortunato quello che riesce a colpire un bersaglio, Guido si rivela il più fragile e il più sfortunato tra i due, tenta un affare che porta loro ad un possibile fallimento, per questo chiede aiuto alla moglie, finge un suicidio per due volte ma la seconda volta muore. Zeno cerca, con successo di risolvere la situazione economica dell’azienda, va al funerale di Guido che è già partito, si accoda ad un altro funerale (un altro atto mancato) Il suo inconscio l’ha portato altrove. Con questo capitolo si conclude la riflessione autobiografica per temi. L’ultimo capitolo è asestante è l’unico scritto in ordine cronologico, diviso in piccoli capitoli tra il 1915 e il 1916. Gli argomenti principali sono due; la psicoanalisi (riflessione sui capitoli precedenti) la critica. Zeno nega la sua malattia. Scoppia la prima guerra mondiale.
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