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Svevo, Italo - Vita e La Coscienza di Zeno scaricato 8 volte

Italo Svevo

Italo Svevo, realmente chiamato Ettore, nacque a Trieste nel 1861, città dell’impero Austro-ungarico.
Padre commerciante austriaco, di religione Ebraica e madre italiana. Frequentava un collegio in Baviera dove imparò bene il tedesco.
Scrisse alcune commedie e racconti poi i suoi primi romanzi, nel 1892 “una vita” precedentemente chiamato “un inetto”, poi nel 1898 “senilità” due insuccessi che lo fecero fermare 25 anni.
Nel 1896 sposò la cugina Lidia Veneziani (dopo esser stato rifiutato dalle sorelle minori di lei), di ricca famiglia borghese, di cui lasciò la religione ebraica per la cattolica.
Iniziò a lavorare per l’azienda di vernici per navi del suocero, viaggiando molto per l’Europa dove studiò il violino e imparò l’inglese in Inghilterra.
Per motivi familiari si avvicinò alla psicoanalisi di Freud e grazie ai guadagni dell’attività e poi avendo più tempo materiale, dopo la chiusura di essa, scrisse e fece pubblicare a sue spese, il romanzo “La coscienza di Zeno”, nel 1923 e grazie alle sue conoscenze venne divulgato in Europa. Poco dopo morì per cause legate a un incidente d’auto, nel 1928, dopo aver pubblicato una seconda edizione di “Senilità”, ma lasciando incompiuti alcuni romanzi come tra questi anche il continuo della “Coscienza di Zeno”.

“La Coscienza di Zeno” descrive della psicoanalisi di un ragazzo di nome Zeno Cosini. Il romanzo è a episodi e parla delle difficoltà di questo ragazzo che ha nella vita, come il difficile rapporto con il padre o il difficile tentativo di togliersi il vizio di fumare, con una quantità di date scritte sulle pareti di casa, consigliato dal Dottor S., come da immortalare quella che era la sua “ultima sigaretta” (nome dato al capitolo) ciò che non è mai avvenuto.
Forse anche per questo contrasta la teoria di Freud, non essendone d’accordo, ma l’accettava per la conoscenza di se stesso, ma non come terapia medica, difatti era per la difesa degli ammalati ma non a doverli curare per forza.
Svevo scrisse di Zeno come una persona malata che guarisce da solo grazie al proprio lavoro senza l’aiuto del Dottor S., ma credo che Zeno avesse la convinzione di voler guarire dal vizio del fumo, ma inconsciamente sapeva che on era mai l’ultima sigaretta. Ma sostanzialmente Zeno non rispecchia questa nostra società, che siamo tutti un po’ malati?

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