Concetti Chiave
- Italo Svevo, nato Aron Hector Schimtz, adottò uno pseudonimo che rifletteva la sua formazione culturale italiana e tedesca.
- Nonostante un inizio letterario difficile e il fallimento economico familiare, Svevo continuò a perseguire la sua passione per la scrittura.
- Il matrimonio con Livia Veneziani migliorò la sua stabilità psicologica ed economica, permettendogli di lasciare il lavoro bancario e dirigere un'azienda.
- Due incontri cruciali, con James Joyce e la psicoanalisi, influenzarono profondamente la sua carriera letteraria e intellettuale.
- La pubblicazione di "La coscienza di Zeno" nel 1923 non fu subito un successo in Italia, ma ricevette grande apprezzamento internazionale.
Vita di Italo Svevo
Il vero nome di Italo Svevo è Aron Hector Schimtz. Il suo pseudonimo rispecchia la sua duplice formazione italiana e tedesca. Infatti, egli nacque nel 1861 a Trieste, al tempo territorio dell’Impero asburgico. Proveniva da un’agiata famiglia borghese di origini ebraiche. Fu avviato agli studi commerciali in Germania e a Trieste, ma la sua aspirazione era letteraria, tanto è vero che collabora con la rivista L'indipendente su cui scrisse il suo primo racconto, L' assassinio di via Belpoggio. Politicamente era vicino alle posizione irredentistiche e manifestava un certo interesse per il socialismo.
In seguito a un investimento industriale sbagliato, il padre fallì: Svevo conobbe così l’esperienza del declassamento, passando dall’agio borghese a una condizione di ristrettezza economica. Fu costretto a impiegarsi in una banca per 19 anni. Il lavoro impiegatizio era per lui arido ed opprimente, e perciò cercava un’evasione nell’attività letteraria. Nel 1892, pubblicò a proprie spese il romanzo Una Vita, senza però ottenere alcun successo.
Nel 1895 morì la madre. Nel 1896 sposò la cugina Livia Veneziani. Il matrimonio segnò una svolta fondamentale nella vita di Svevo. Sul piano psicologico, egli riuscì a superare molte fragilità e insicurezze personali grazie al nuovo ruolo di marito e padre. Inoltre, migliorarono le sue condizioni economiche e sociali. Infatti, abbandonò l’impiego in banca ed assunse l’incarico di direttore nella ditta del suocero, una fabbrica di vernici per navi ben inserita nel mercato nazionale. Fu un salto di classe sociale: da piccolo borghese al mondo dell’alta borghesia.
Il suo lavoro
Il nuovo lavoro gli consenti di compiere numerosi viaggi in Francia e in Inghilterra (dove c'erano delle filiali dell'azienda). Qui venne a contatto con un ambiente in cui ciò che contava erano il profitto e gli affari. L'insuccesso del suo secondo romanzo "Senilità" del 1898 e il nuovo lavoro da dirigente lo portarono ad abbandonare la letteratura. Infatti, egli la riteneva ormai "ridicola e dannosa".
Due eventi furono fondamentali per la sua formazione intellettuale.
L'occasione di poter riprendere la scrittura arrivò con la prima guerra mondiale. La fabbrica di vernici fu requisita e Svevo si trovò libero dal lavoro, potendo riprendere la sua attività intellettuale. Nel 1919 iniziò il suo terzo romanzo, "La coscienza di Zeno". Fu pubblicato nel 1923, a distanza di ben 25 dall’ultimo. Ancora una volta, però, l'opera non ebbe successo in Italia. Tuttavia, ottenne grande attenzione all'estero ottenne. Joyce lo apprezzò molto e in Francia accolse recensioni positive grazie ai due importanti critici Larbaud e Cremiex. In Italia, solo il giovane Eugenio Montale gli dedicò un saggio sulla rivista "L'esame", riconoscendone la grandezza.
Svevo successivamente progettò anche un quarto romanzo dal titolo "Il vecchione". Rimase però incompleto a causa della sua morte improvvisa nel 1928 in seguito ad un incidente automobilistico.
Domande da interrogazione
- Qual è il vero nome di Italo Svevo e cosa rappresenta il suo pseudonimo?
- Come influenzarono James Joyce e la psicanalisi la carriera letteraria di Svevo?
Il vero nome di Italo Svevo è Aron Hector Schimtz. Il suo pseudonimo riflette la sua duplice formazione culturale, italiana e tedesca, essendo nato a Trieste, allora parte dell'Impero asburgico.
James Joyce, con cui Svevo strinse amicizia, lo incoraggiò a continuare a scrivere. Inoltre, l'incontro con la psicanalisi, attraverso il cognato in terapia con Freud, arricchì la sua formazione intellettuale.