Indice

  1. Vita di Italo Svevo
  2. Il suo lavoro

Vita di Italo Svevo

Il vero nome di Italo Svevo è Aron Hector Schimtz. Il suo pseudonimo rispecchia la sua duplice formazione italiana e tedesca. Infatti, egli nacque nel 1861 a Trieste, al tempo territorio dell’Impero asburgico. Proveniva da un’agiata famiglia borghese di origini ebraiche. Fu avviato agli studi commerciali in Germania e a Trieste, ma la sua aspirazione era letteraria, tanto è vero che collabora con la rivista L'indipendente su cui scrisse il suo primo racconto, L' assassinio di via Belpoggio. Politicamente era vicino alle posizione irredentistiche e manifestava un certo interesse per il socialismo.

In seguito a un investimento industriale sbagliato, il padre fallì: Svevo conobbe così l’esperienza del declassamento, passando dall’agio borghese a una condizione di ristrettezza economica. Fu costretto a impiegarsi in una banca per 19 anni. Il lavoro impiegatizio era per lui arido ed opprimente, e perciò cercava un’evasione nell’attività letteraria. Nel 1892, pubblicò a proprie spese il romanzo Una Vita, senza però ottenere alcun successo.

Nel 1895 morì la madre. Nel 1896 sposò la cugina Livia Veneziani. Il matrimonio segnò una svolta fondamentale nella vita di Svevo. Sul piano psicologico, egli riuscì a superare molte fragilità e insicurezze personali grazie al nuovo ruolo di marito e padre. Inoltre, migliorarono le sue condizioni economiche e sociali. Infatti, abbandonò l’impiego in banca ed assunse l’incarico di direttore nella ditta del suocero, una fabbrica di vernici per navi ben inserita nel mercato nazionale. Fu un salto di classe sociale: da piccolo borghese al mondo dell’alta borghesia.


Il suo lavoro

Il nuovo lavoro gli consenti di compiere numerosi viaggi in Francia e in Inghilterra (dove c'erano delle filiali dell'azienda). Qui venne a contatto con un ambiente in cui ciò che contava erano il profitto e gli affari. L'insuccesso del suo secondo romanzo "Senilità" del 1898 e il nuovo lavoro da dirigente lo portarono ad abbandonare la letteratura. Infatti, egli la riteneva ormai "ridicola e dannosa".

Due eventi furono fondamentali per la sua formazione intellettuale.

  • L'incontro con lo scrittore irlandese James Joyce, da cui prende lezioni di inglese a Trieste. Tra i due nacque una solida amicizia. Svevo gli fece leggere i suoi romanzi, ottenendo l'incoraggiamento a proseguire l'attività letteraria.
  • L'incontro con la psicanalisi nel 1910. Il cognato di Svevo stava seguendo una terapia a Vienna con il dottor Sigmund Freud, facendogli scoprire così le teorie psicanalitiche.
  • L'occasione di poter riprendere la scrittura arrivò con la prima guerra mondiale. La fabbrica di vernici fu requisita e Svevo si trovò libero dal lavoro, potendo riprendere la sua attività intellettuale. Nel 1919 iniziò il suo terzo romanzo, "La coscienza di Zeno". Fu pubblicato nel 1923, a distanza di ben 25 dall’ultimo. Ancora una volta, però, l'opera non ebbe successo in Italia. Tuttavia, ottenne grande attenzione all'estero ottenne. Joyce lo apprezzò molto e in Francia accolse recensioni positive grazie ai due importanti critici Larbaud e Cremiex. In Italia, solo il giovane Eugenio Montale gli dedicò un saggio sulla rivista "L'esame", riconoscendone la grandezza.

    Svevo successivamente progettò anche un quarto romanzo dal titolo "Il vecchione". Rimase però incompleto a causa della sua morte improvvisa nel 1928 in seguito ad un incidente automobilistico.

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