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Italo Svevo

Italo Svevo fu uno scrittore dilettante : le sue opere furono totalmente ignorate dal pubblico e dalla critica. Nacque nel 1861 a Trieste da un’agiata famiglia ebrea di origine tedesca: la compresenza nella sua formazione della cultura tedesca e di quella italiana influenzerà profondamente la sua opera ed è sancita anche dalla scelta dello pseudonimo, il suo vero nome infatti è Ettore Schmitz. Studia in un collegio in Germania dai 12 ai 17 anni dove si entusiasma per i classici tedeschi e Shakespeare. Tornato a Trieste, per via della situazione finanziaria della famiglia diventa impiegato di banca. Svevo dedica così le ore libere alla composizione di novelle e testi teatrali, alla collaborazione con un giornale locale e allo studio in biblioteca. Il suo interesse va specialmente ai romanzieri francesi dell’ottocento e in campo filosofico a Darwin e a Schopenhauer. Nel 1892 pubblica Una vita che suscita la totale indifferenza critica del pubblico. Nel 1896 sposa una lontana cugina, Livia Veneziani, figlia di un ricco industriale e va a vivere nella villa dei suoceri. Due anni dopo pubblica Senilità a sue spese ma il successo “nullo” anche di questo romanzo lo spinge ad accantonare le aspirazioni letterarie e a entrare come socio nella ditta del suocero. Tuttavia non riesce a mettere da parte la sua passione per la letteratura e scrive per sé, senza pubblicare. Compie numerosi viaggi di affari e nel 1905 conosce Joyce allora residente a Trieste, da cui prende lezioni di inglese e che si entusiasma per il suo romanzo Senilità. Un altro incontro fondamentale è quello con la psicanalisi quando nel 1910, il cognato di Svevo era in cura da Freud. Allo scoppio della prima guerra mondiale la fabbrica in cui lavorava Svevo, viene requisita, così l’autore si dedica alle letture e si libera gradualmente delle remore nei confronti della scrittura letteraria: scrive La coscienza di Zeno, pubblicata nel 1923. Joyce manda questo romanzo a due illustri critici francesi che lo recensiscono entusiasticamente mentre Montale in Italia esalta le capacità di Italo. Questo improvviso successo viene accolto con gioia dall’ormai anziano Svevo che scrive racconti, testi teatrali, l’abbozzo di un nuovo romanzo ma muore per le ferite riportate in un incidente automobilistico nel 1928.

Una vita

Pubblicato nel 1892, nel romanzo si intrecciano le esperienze personali di Svevo e i suoi interessi letterari e filosofici.
Trama:
Narra la vicenda di Alfonso Nitti, impiegato presso la ditta Maller dotato di una certa cultura umanistica ed improbabili ambizioni di scrittore. Egli vive in una camera che ha preso in affitto e soffre per la monotonia e lo squallore della propria esistenza. L'occasione di mutare la propria vita e di realizzare le sue ambizioni gli si presenta quando la figlia del signor Maller, Annetta, su suggerimento del colto cugino Macario, prima invita Alfonso a partecipare alle serate letterarie che tiene in casa propria e poi lo sceglie per scrivere un romanzo a quattro mani. Annetta, per noia e capriccio, accetta la corte di Alfonso e s'invaghisce di lui. Con la complicità, poco spontanea, di Francesca, governante ed amante del signor Maller, Alfonso riesce a sedurre la vanitosa figlia del principale, ma immediatamente scopre di non provare dalla relazione quella gioia che immaginava. Così, dopo una notte d'amore, rifiuta il suggerimento di Francesca di star vicino ad Annetta per sfruttare la situazione e combinare il matrimonio, e fugge al paese natale col pretesto d'assistere la vecchia madre, che poi scoprirà veramente sofferente di una grave malattia alla quale non sopravvivrà. La lunga assenza sarà fatale ad Alfonso; infatti, Annetta, passato l'entusiasmo del momento, si fidanza col cugino Macario. Al suo ritorno Alfonso oscilla tra rassegnazione, orgoglio per aver rinunciato ad un amore d'interesse e delusione per vedersi nuovamente risucchiato nella squallida vita di sempre. In ditta viene messo da parte e trasferito ad un incarico meno remunerativo. Perde quindi il controllo della situazione: affronta il Maller con minacce fittizie, e cerca di rivedere Annetta, ottenendo però solo di venire sfidato a duello dal fratello di lei. Vedendosi ormai perduto non gli resta che un atto estremo: il suicidio.

Il personaggio inetto:
Tema del piccolo Borghese che tenta vanamente di emanciparsi da una condizione di subalternità sociale, tipico del romanzo naturalista. La novità sta nel fatto che le cause del fallimento del protagonist sono anche soggettive e psicologiche oltre che Esterne.

Senilità

Pubblicato nel 1898 dopo aver maturate un’idea più libera del rapporto tra le tesi ideologiche filosofiche e l’invenzione narrative
Trama:
La trama (ispirata a vicende autobiografiche, come afferma Svevo stesso) ruota intorno alla storia d’amore tra Emilio Brentani e Angiolina. Emilio, impiegato con velleità letterarie, vive un’esistenza monotona e grigia con la sorella Amalia, quando incontra la giovane Angiolina, di cui si innamora. La donna, tuttavia, fin dal primo istante si dimostra meno coinvolta del protagonista ed è anzi attratta da diversi uomini, tra cui Stefano Balli, amico di Emilio e pittore, di cui è innamorata pure Amalia. Il legame tra Emilio e la giovane, che doveva rimanere libero e disimpegnato, si dimostra invece ben più complesso, poiché Angiolina, donna opportunista e infedele, può controllare i sentimenti di Emilio. Questo, geloso della sorella per la presenza di Balli in casa sua, allontana l’uomo da casa. Amalia si ammala di polmonite, a causa dell’abuso di etere, e muore. Emilio interrompe la relazione con Angiolina, non cessando tuttavia di amarla. In seguito, scopre che la donna è scappata a Vienna con un cassiere di una banca. Il protagonista ritorna a vivere la sua esistenza grigia e mediocre in solitudine, ricordando le donne amate, Amalia e Angiolina, unendo nella memoria l’aspetto dell’una con il carattere dell’altra.

anche Emilio Brentani incarna la figura dell’inetto, incapace di vivere davvero, ma imprigionato nei suoi sogni e illusioni, in un continuo ed inconsapevole autoinganno. Sono entrambi due sconfitti dalla realtà a cui non riescono appartenere. I personaggi “senili” (Emilio e Amalia) soccombono davanti alla vitalità di quelli giovanilmente sani.

La coscienza di Zeno
Pubblicato nel 1923.
Trama:
Innovativa è la struttura del romanzo, costruito ad episodi e non secondo una successione cronologica precisa e lineare. Il narratore è il protagonista, Zeno Cosini, che ripercorre sei momenti della sua vita all'interno di una terapia di psicoanalisi. La Coscienza si apre con la Prefazione del dottore psicoanalista(identifica dall'ironicamente beffarda etichetta di "dottor S.", con un sotterraneo richiamo al cognome dell'autore reale) che ha avuto in cura Zeno e che l'ha indotto a scrivere la sua autobiografia. Il protagonista si è sottratto alla psicoanalisi e il medico per vendetta decide di pubblicare la sue memorie. I sei episodi della vita di Zeno Cosini sono:Il fumo, La morte di mio padre, La storia del mio matrimonio, La moglie e l’amante, Storia di un’associazione commerciale e Psicoanalisi. Ogni episodio è narrato dal punto di vista del protagonista, e il suo resoconto degli eventi risulta spesso inattendibile; egli presenta la sua versione dei fatti, modificata e resa come innocua in un atto inconscio di autodifesa, per apparire migliore agli occhi del dottor S. (una sorta di secondo padre, sotto i cui occhi recitare la parte del "filgio buono"), dei lettori e forse anche ai propri).
Zeno:
è l’opposto del superuomo, incapace, incerto, pieno di contraddizioni. Ha un atteggiamento di tale scetticismo e distacco da vedere le sue incapacità con umorismo e attirandosi la complicità del lettore. Resta un personaggio indecifrabile si vede come oppresso e oppressore, vinto e vincitore, sano e malato.
Gli eventi passati variano con il variare della situazione psicologica del protagonista e la totale dissoluzione della realtà oggettiva nella coscienza del personaggio è resa possibile dalla narrazione in prima persona.

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