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Un intellettuale atipico
Svevo si presenta come un autore molto diverso dal tradizionale letterato italiano del suo tempo (in Italia le linee di tendenza erano le opere di D'Annunzio e di certe modalità veristiche e naturalistiche).
Influenze di pensiero
Sulla sua formazione culturale incisero particolarmente Schopenhauer, Nietzsche e Darwin.
Da Schopenhauer riprese le riflessioni sulla natura effimera del desiderio e della volontà umani, assieme al tentativo di smascherare gli autoinganni attraverso cui gli uomini si illudono di avere libertà di scelta. Infatti, nei suoi romanzi mira a rivelare gli alibi che i suoi personaggi si costruiscono per occultare ai propri stessi occhi le vere motivazioni dei propri atti e mettere a tacere i propri sensi di colpa per sentirsi “innocenti”.
Da Nietzsche trasse l'idea del soggetto non come salda e coerente unità, ma come pluralità di stati in continua trasformazione.
Da Darwin riprese il suo determinismo: il comportamento umano è il prodotto di leggi immodificabili, non dipendenti dalla volontà. Però, allo stesso tempo, riconosce come quei comportamenti siano dipendenti anche dal contesto storico.
Rapporti con il marxismo
Il pensiero marxista influenzò il suo atteggiamento critico verso la società borghese e la chiara percezione dei conflitti di classe. Dal marxismo trasse anche la consapevolezza che tutti i fenomeni, inclusa la psicologia individuale, sono condizionati dal contesto storico. I conflitti dei suoi personaggi sono caratteristici del borghese tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Rapporti con la psicanalisi
La psicanalisi di Freud svolge un ruolo fondamentale nella scrittura di Svevo. Tuttavia, il rapporto con le sue teorie fu problematico. Svevo non apprezzava la psicanalisi come terapia, ma come puro strumento narrativo, uno stimolo all’ispirazione letteraria.
In una lettera indirizzata all’intellettuale Valerio Jahien Svevo afferma che le teorie di Freud erano più utili ai romanzieri che agli ammalati. Inoltre, sempre in questa lettera, egli si chiede perché sia così necessario curare le proprie malattie e che questa debba invece essere considerata una ricchezza, perché apre la strada alla vera conoscenza di sé e consente all’uomo di essere sempre in divenire e non cristallizzato in forme come i “sani”, da lui considerati come i veri “malati“. Per Svevo, quindi, la vera guarigione è accettare la propria malattia e riconoscerne le virtù.
Tuttavia, le teorie di Freud nel romanzo sono rintracciabili in alcuni elementi:
Maestri letterari
Dal punto di vista letterario, i suoi maestri furono i grandi romanzieri realisti francesi dell’Ottocento: Balzac, Stendhal, Flaubert.
Da Madame Bovary di Flaubert riprende la rappresentazione della miseria della coscienza del piccolo borghese. Infatti il bovarismo è un elemento che caratterizza i protagonisti dei suoi due primi romanzi, Alfonso Nitti ed Emilio Brentani: sognano di evadere dalla loro squallida vita quotidiana in una più piena e gratificante realtà fittizia; filtrano la realtà attraverso stereotipi ricavati dalle loro letture, restandone vittime. Flaubert, come poi Svevo, assume anche un atteggiamento di fredda irrisione (sarcasmo) verso l'inettitudine dei suoi personaggi e gli alibi che costruiscono per sfuggire ai loro sensi di colpa.
Anche Dostoevskij esercitò una profonda influenza su Svevo per la sua capacità di addentrarsi nelle zone segrete della psiche dei suoi personaggi.
Dagli autori inglesi come Swift, Sterne e Dickens, riprese l'umorismo che caratterizza la Coscienza di Zeno.
L'amicizia con Joyce fu fondamentale. Tuttavia le opere dell’Ulisse di Joyce e la Coscienza di Zeno vennero spesso erroneamente accostate, possedendo tecniche narrative diverse.
Scrittura e lingua
Svevo è stato accusato per molto tempo di scrivere male perché il suo stile è lontano da quello della tradizione letteraria italiana. Nella lingua di Svevo sono presenti tracce del parlato triestino e della lingua tedesca, che conosceva perfettamente grazie ai suoi studi in Germania. In realtà la sua prosa riproduce il linguaggio dei suoi personaggi: l’analisi tortuosa che essi fanno di se stessi si riflette volutamente nella lingua. In La coscienza di Zeno, dove il protagonista parla in prima persona, usa il linguaggio tipico di un borghese triestino che usa l’italiano. un incidente automobilistico.