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Italo Svevo e La coscienza di Zeno

Italo Svevo rappresenta l'esperienza di un solitario le cui opere inizialmente passarono inosservate e furono scoperte per caso dagli stranieri. Oggi è riconosciuto come uno dei più grandi scrittori del novecento e del romanzo psicologico. Ha scritto tre romanzi: "Una vita" (1892) ; "Senilità" (1898) ; "La coscienza di Zeno" (1923).
Questi romanzi non ebbero risonanza. Lo scrittore si dedicò quindi ad altro, si sposò con Silvia Veneziani, donna ricca. Il suocero si dedicava alla produzione di vernici sottomarine. Egli lavorò in banca. Pubblicò un piccolo testo del decadentismo: "L'inetto" (in aptus= colui che non è capace a) . I suoi romanzi sono basati sull'inettitudine. Per puro caso nel 1907 conobbe James Joyce, venuto a Trieste per presentare i suoi romanzi "Ulyssis" e "Dubliners". Joyce era stato il primo a fare un "racconto analitico", ad utilizzare lo "stream of consciousness" ovvero il flusso di coscienza, una novità assoluta. Joyce lo fece avvicinare a Freud e Schopenhauer. Terminata la guerra Svevo pubblicò "La coscienza di Zeno" con il quale divenne subito famoso, ebbe successo, grazie anche ai giudici di Joyce e Montale. Furono così rivalutati anche i precedenti. Questo romanzo rappresenta un'autobiografia , il racconto di una "malattia" : Zeno su indicazioni del dottor S. , il suo psicanalista, vuole guarire dalle nevrosi. Nella prefazione il dottore gli consiglia di scrivere un diario delle sue esperienze passate, delle associazioni libere. Il romanzo si divide in sei blocchi narrativi: il fumo, la morte del padre, la storia del mio matrimonio, la moglie e l'amante, storia di un'associazione commerciale, psicoanalisi. Questi blocchi non seguono un criterio cronologico. Emerge da questi racconti il rapporto con il padre autoritario, la storia del matrimonio con Aurusta, il rapporto con Carla, l'amante. Nel romanzo si evidenzia la tecnica del tempo misto, il passato si vive in ogni momento. Il suo disagio diventa reale. La malattia di Zeno è l'inettitudine. Non si sa adatare agli ingranaggi di una società egoistica.

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