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La morte del padre (Italo Svevo)

da La coscienza di Zeno (estratti)

Il rapporto conflittuale e antagonistico col padre è un carattere comune a tutti gli “inetti” sveviani, i quali non possono coincidere con quell’immagine paterna, virile, solida, sicura, perché in crisi con sé stessi e con la società del tempo. Dunque, Zeno offre del padre un ritratto cattivo, corrosivo, che al di là dell’apparente affetto filiale rivela una profonda tensione. Si tratta di vero odio e inconsciamente spinge Zeno a ricercare in sé la sua particolare inettitudine, per contrapporsi al padre borghese e alle sue incrollabili certezze. Per questa ragione tutta l’aggressività di Zeno si rivela specialmente in occasione della malattia del padre, quando vengono meno la sua forza e il suo potere simbolico. Dietro lo sgomento e il dolore del figlio affiora continuamente il desiderio che il padre muoia.

Naturalmente Zeno non ammette a sé stesso questi impulsi malvagi ed anche a distanza di anni dagli eventi narrati si costruisce alibi e autoinganni, rendendo inattendibile il suo intero racconto. Come avverte il dottor S. nella prefazione del romanzo, esso contiene tante bugie quante verità: il carattere ambiguo dell’opera rivela confusamente i conflitti interiori del protagonista-narratore, ma non consente di scoprire la realtà oggettiva dei fatti. Peraltro, verità e menzogna sono indissolubili, perché fissate nelle stesse pagine, nelle stesse parole: le affermazioni di Zeno palesemente false sul piano oggettivo sono, però, vere nelle sue convinzioni (se egli afferma, di sé stesso e del padre, “io rappresentavo la forza e lui la debolezza” non dice solamente il falso, poiché al di là dei fatti concreti percepisce la forza del padre come una “malattia”). Per la sua instabilità Zeno è strumento straniante della società borghese: ciò che essa ritiene “normale” e “sano” è, ai suoi occhi, “debole” e “avvelenato”. Con questo meccanismo egli muove una critica acuta del mondo borghese contemporaneo e, nella fattispecie, ne mostra i limiti attraverso il ritratto del padre.

Il rapporto tra Zeno e il padre è, insomma, una semplice sfaccettatura del conflitto esistenziale del protagonista con il mondo in cui vive. Ne è la prova il ritratto che Zeno fornisce, più avanti, del dottor Coprosich, il quale rappresenta una superiorità autorevole e indagatrice (i suoi “occhi terribili”). Zeno teme che il dottore scopra i suoi impulsi omicidi verso il padre e il suo recondito senso di colpa, perciò trasferisce su di lui il conflitto, il suo odio profondo. Il medico, con le sue certezze scientifiche e positivistiche, risulta quindi un altro bel campione di rigidezza e di immobilità borghese.

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