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La coscienza di Zeno


Venne pubblicata nel 1923, ma venne scritta negli anni della Prima Guerra Mondiale, quando si ritrovò inattivo (Svevo venne aiutato da Joyce, che aveva capito la portata innovatrice dei suoi romanzi). Questo romanzo venne recensito da Eugenio Montale, che fece scoppiare il “Caso Svevo”. Il romanzo è condotto in prima persona e quello che si legge è un memoriale, in cui le vicende si svolgono per temi (il fumo, la morte del padre, il matrimonio, l’amante, la psicanalisi). Il dottor S. si arrabbiò perché Zeno smise di fare la terapia, e così decise di pubblicare le memorie del suo paziente (comportandosi in maniera poco professionale).
La psicanalisi, secondo Svevo, aiutava a scrivere romanzi introspettivi. La nevrosi, malattia dell’uomo moderno (che consiste nel non sapersi adattare alla società capitalista), non è guaribile. L’inettitudine sveviana dell’ultimo romanzo consente a Zeno (che è psicologicamente debole) di vedere i borghesi che gli ruotano attorno come dei malati (anziché sani). Egli vive nel “triangolo borghese”, che consiste nell’avere una moglie e un’amante (che Zeno è costretto a trovare). L’inetto sveviano è come il forestiere della vita di Pirandello.
Nell’ultimo capitolo viene fatta una profezia, dove Zeno vede tutto il mondo affetto da una malattia, e questo crea un rovesciamento, perché all’inizio era lui stesso ad essere malato. Mentre i personaggi dei primi due romanzi non ne hanno consapevolezza, Zeno si rende conto che la capacità di non riuscire ad adattarsi alla società non è così male. L’inettitudine di Zeno diventa vincente, e infatti mentre negli altri romanzi muore il protagonista, in questo muoiono gli antagonisti.
Il romanzo finisce con il pensiero che dice che l’uomo, che si crede più furbo degli altri (ma che in realtà è più debole) un giorno schiaccerà un pulsante che distruggerà la Terra intera e tornerà tutto a una nebulosa.
La vera malattia dei personaggi borghesi è la non consapevolezza del mondo in cui vivono. Pirandello dice che ognuno di noi ha un ruolo nella vita, e che non si può vivere senza una maschera.
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