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Svevo, Italo - Vita, opere, pensiero e poetica scaricato 150 volte

Italo Svevo

Vita
1860: spedizione dei mille.
1861: Vittorio Emanuele II re d’Italia.
1866: Terza guerra d’indipendenza.

Trieste (impero austroungarico fino alla fine della prima guerra mondiale) era il più importante porto commerciale del Mediterraneo, era una città di confine piena di etnie diverse. Inoltre era una città aperta agli influssu della cultura europea (mitteleuropea specialmente --> Europa centrale).
.Italo Svevo (Ettore Schmitz) nasce a Trieste nel 1861 da una agiata famiglia borghese ebraica. Essendo il padre di origine austriaca e la madre di origine italiana il figlio ebbe una formazione legata ad entrambe le tradizioni culturali (esempio il nome Italo --> italiano, Svevo --> Austriaco). Avendo avuto una formazione bilingue il padre lo mandò successivamente a studiare coi fratelli a Baviera per 5 anni, qui studiò discipline tecniche e commerciali approfondendo la sua cultura tedesca (es. Goethe per la letteratura e Schopenhauer per filosofia).

1871: Roma capitale del Regno d’Italia.
1892: Primo governo Giolitti.

In questo periodo lesse molto autori francesi ed italiani del Positivismo, notando il pesante condizionamento della società sugli individui  orientò dunque il suo pensiero verso idee socialiste a marxiste. Al fallimento dell'industria di famiglia (1880) trovò un impiego nella filiale triestina della Banca Union di Vienna, dove vi rimase per 18 anni. Contemporaneamente lavorò per il giornale "L'Indipendente" scrivendo recensioni teatrali e articoli di argomento letterario e filosofico. Nel 1892 venne pubblicato il suo primo romanzo "Una vita", ma non venne mai considerato dalla critica ufficiale.

1900: Assassinio di Umberto I ; Vittorio Emanuele III re d’Italia. Nel 1896 sposò la cugina Livia Veneziani, ciò portò un miglioramento della condizione economica e sociale di Svevo, il quale si trovò introdotto nell'ambiente dell'alta borghesia triestina. Nel 1899 nascerà la figlia Letizia e lasciò la Banca e divenne direttore della fabbrica di vernici del suocero. Nel 1898 aveva pubblicato "Senilità", anche questo completamente ignorato.
1911: Avventura coloniale in Libia.
1914: Prima guerra mondiale.
1917: Rivoluzione Russa.
Il suo insuccesso letterario portò Svevo ad abbandonare le pubblicazioni, senza tralasciare la sua passione per il violino. A causa dei suoi frequenti spostamenti esteri dovette migliorare il suo inglese, studiò da Joyce presso la Berlintz School di Trieste --> Joyce lo spinge a riprendere l'attività letteraria. Ciò avvenne alla fine della prima guerra mondiale, dove studiò la psicanalisi e collaborò con il giornale "La Nazione". Nel 1923 scrisse il suo romanzo "La Coscienza di Zeno"  Joyce lo fece conoscere a svariati autori ed ebbe dunque successo.

1920: Trieste diventa Italiana.
1921: Nascita partito fascista e comunista.
1922: Marcia su Roma.
1925: Inizio dittatura fascista. Svevo morì nel 1928 in un incidente stradale mentre stava scrivendo "Il Vecchione" o "Le confessioni del vegliardo".


Il pensiero e la poetica
•Cultura: L'attenzione di Svevo all'interiorità dei personaggi e al complesso intreccio delle motivazioni che spingono l'individuo ad agire fu mutuata in parte dalla componente irrazionalistica del pensiero di Schopenhauer, il quale aveva individuato i meccanismi di autoillusione e aveva svelato pessimisticamente la vanità delle aspirazioni umane, e di Nietzsche e Dostoevskij, il quale individua la causa dell'inettitudine nell'intelligenza (indagare e spiegare la realtà).

•Joyce: Importante fu il ruolo di Joyce nella vita di Svevo: la conoscenza della letteratura inglese si ricollega all’umorismo e l’ironia con cui l’autore tratteggia i comportamenti più goffi e bizzarri dei suoi personaggi. Inoltre ricava l’idea del recupero della memoria come mezzo per analizzare il passato e intraprendere il presente.

•L'influsso del Realismo e del Naturalismo: la notiamo principalmente in “Una vita” a causa della sua minuziosa caratterizzazione di personaggi e ambienti.
1.Flaubert: critica nei confronti dei velleitari atteggiamenti di ribellione del protagonista, figura di sognatore destinato alla sconfitta.

2.Darwin: la società concepisce la vita come lotta in cui prevale il più forte.
In “Selenità” notiamo la totale rinuncia alla vita del protagonista, condannato alla passività ed all’autoesclusione. In questa opera notiamo varie novità rispetto ad “Una vita”, per esempio che a fianco del protagonista (Emilio Brentani) notiamo 3 coprotagonisti con un ruolo di primo piano nella vicenda (Amalia, Angiolina e Balli)  notiamo dunque una concentrata indagine psicologica.
In “La coscienza di Zeno” notiamo invece il superamento del naturalismo:
Romanzo ‘800 La coscienza di Zeno
Personaggi dotati di personalità. Inetto.
Successione logico-cronologica degli eventi (fabula) o successione voluta dall’autore (intreccio). L’ordine è secondo percorsi tematici  tempo misto (poiché in esso convivono tempi passati e presenti, questo è il tempo della coscienza).
Narrazione in 3° persona, narratore onnisciente.
Narrazione in 1° persona.
Realismo.
Ironia.
Indagine sociale e psicologica. Esplorazione dell’inconscio.

•Psicanalisi: Svevo si avvicina alle teorie di Freud  nei cui confronti si pose in atteggiamento di autonomia critica (anche a causa del giudizio di Freud dell’inguaribilità del cognato del poeta Veneziani). Lui utilizzò la psicanalisi come strumento di analisi del labirinto delle psiche umana. Convinto di aver costruito un romanzo psicanalitico (poiché aveva concentrato la sua attenzione sull’inconscio) con “La Coscienza di Zeno” possiamo ricondurre alle teorie freudiane:
1.L’interpretazione dei sogni.
2.Il fenomeno della “rimozione” e della “innocentizzazione”.
3.Il complesso di Edipo.

4.Meccanismo dell’atto mancato.

•Utilizzo di nuove tecniche narrative: il racconto, teso ad indagare il percorso psicologico del protagonista, non segue un ordine cronologico ma prosegue secondo criteri tematici (con conseguente oscillazione tra passato e presente ed una sfasatura tra l’io narrante e l’io narrato). Lo stile linguistico utilizzato contiene espressioni dialettali triestine e termini presi dal tedesco, sono comprese anche espressioni toscane letterarie e parlate. Secondo DeBenedetti la sua lingua è lenta ed analitica, con una sintassi contorta e spezzata  dunque una lingua non letteraria.

Le opere
Una vita è il suo primo romanzo e fu pubblicato nel 1892 a spese dell’autore e in sole 1000 copie dall’editore Vram. Nel romanzo si parla dell’avvilente esperienza autobiografica della monotona routine impiegatizia.
E’ ambientata nella società borghese triestina , con la quale Svevo:
1.Indaga i rapporti tra società ed individuo.
2.Racconta le difficoltà di una scalata sociale.
3.Racconta la falsità delle relazioni interpersonali.
4.Centrale la figura dell’Inetto: individuo mediocre alienato dalla realtà e vittima della propria inadeguatezza.
Alfonso Nitti è un impiegato che non riesce a stringere un rapporto ne coi colleghi ne con la fidanzata  schiacciato dalla propria inettitudine si uccide.
SENILITA’ viene pubblicato nel 1898. Anche in esso sono presenti tratti autobiografici (Trieste, Inetto). Emilio Brentani è un intellettuale fallito che, condannato ad una precoce vecchiaia, in cerca di una rivincita sulla vita scopre l’impossibilità di qualsiasi riscatto, mostrando così l’inadeguatezza dell’uomo alla vita.

LA COSCIENZA DI ZENO venne pubblicato nel 1923 a Bologna. Il silenzio della critica creò nello scrittore di 62 anni una tale amarezza da affermare che la letteratura per lui era pericolosa. Nel 1925, dopo che Joyce lo ebbe letto, Montale pubblicò una critica favorevole su di una rivista e suscitò dunque l’interesse della critica. Il protagonista introduce un elemento di evoluzione della figura dell’inetto: il tentare di curare la nevrosi lo fa vivere in un perenne disagio esistenziale, ma attraverso il quale il protagonista Zeno riuscirà a scoprire le falsità della società borghese. Zeno dunque non sarà lo sconfitto ma colui che è riuscito a trionfare sui meccanismi di una realtà di cui non si sente parte.
Zeno per liberarsi da una nevrosi si sottopone alle cure di Dottor S. che gli propone di scrivere un’autobiografia non cronologica ma secondo libere associazioni organizzate in nuclei tematici. L’opera è suddivisa in 8 capitoli:
1.Prefazio: il dottor S. dichiara di voler pubblicare le memorie di Zeno per vendicarsi di non essersi sottoposto alla cura.
2.Preambolo: Zeno spiega le difficoltà incontrate nel recuperare la memoria.
3.Memorie di Zeno (3-7):
•Il fumo: incorreggibile vizio.
•La morte di mio padre: Zeno mostra il sentimento di odio verso la figura paterna, nonostante le ripetute dichiarazioni di affetto.
•La storia del mio matrimonio: parla del perché ha sposato Augusta pur essendo innamorato della sorella Ada.
•La moglie e l’amante: il tradimento di Zeno con la cantante Carla Gerco.
•Storia di un’associazione commerciale: lavorando assieme al cognato Guido (suo rivale da sempre) Zeno individua i limiti degli affari e si ritrova sull’orlo del fallimento. Ciò porterà il suicidio di Guido, allora Zeno risolleverà l’impresa restituendo tutto ad Ada.
4.Pagine di un diario di Zeno: si conclude così il quadro aperto nei primi due capitoli. Zeno dopo mesi di cura si sente ancora peggio di prima, gli viene diagnosticato dal dottor S. il complesso di Edipo ma Zeno decide di sospendere la terapia, si mette in affari e, dopo svariati successi, si persuade di essere sano.


Approfondimento “la coscienza di zeno”
Capitolo 1: Il fumo
Zeno inizia a fumare per rivaleggiare con il padre, con il quale non ha mai avuto buoni rapporti. Si convince però che il fumo potrebbe seriamente danneggiare la sua salute, e decide di smettere, ma "passerà il resto della sua vita a fumare l'ultima sigaretta". Purtroppo nessuno riesce a guarirlo dal suo vizio, così chiede aiuto ad una clinica specializzata, dalla quale fugge però il giorno dopo. Zeno in questa situazione pone il fumo come causa stessa del suo male congenito, cerca quindi di sbarazzarsene, ma finisce per nascondercisi inconsciamente dietro, con la paura che se avesse smesso di fumare il suo malessere non gli sarebbe passato, si sarebbe quindi dovuto convincere che egli stesso era la causa dei suoi mali; preferì perciò fingere di voler smettere.

Capitolo 2: La morte di mio padre
Il capitolo inizia col ricordo del genitore, seguito a ruota dalla narrazione degli eventi dal suo ultimo colloquio col padre fino alla sua morte. Ultimo colloquio, che, purtroppo per Zeno, non riesce a far esprimere a nessuna delle due "fazioni" i propri sentimenti verso l'altra, anche se di una erano già noti.
Zeno si sveglia la mattina dopo e già trova il padre diverso dal solito, sensazione che verrà confermata dopo, quando scoprirà che il padre è malato. Per via del delirio e dell'incoscienza di quest'ultimo, non riesce a comunicargli i suoi veri sentimenti, in questo riesce invece il padre, che, al momento della morte, alza la mano "alta alta" e gli dà uno schiaffo. Tutti parlano di riflesso meccanico, ma il ricordo di quello schiaffo Zeno se lo porterà dietro per sempre. La scomparsa del padre rappresentò, infatti, la scomparsa dell'antagonista concreto col quale misurarsi per mettere in luce le proprie capacità. Il rimorso per la morte del padre vien vista da Zeno come un ulteriore rincaro alla sua malattia.

Capitolo 3: La storia del mio matrimonio
Zeno, per affari, conosce il sig. Malfenti, col quale entra in buoni rapporti, viene quindi invitato in casa sua, dove conosce le sue quattro figlie, delle quali la più bella gli sembra Ada, con la quale, però, si comporta piuttosto goffamente, e viene quindi respinto. Ne parla quindi con la sig.ra Malfenti, ma questa situazione non fa altro che allontanarlo dalla casa del suo collega, ove ritornerà dopo cinque giorni. Ritornando, poi, nella casa dell'amata, la incontra con Guido Speier, che in quel momento sta suonando il violino, e Zeno non perde l'occasione per fare una brutta figura. "Per caso", si sposa con Augusta, una delle sorelle di Ada, che non ama, ma dalla quale è amato. Dovrà ripiegare infatti su Augusta, in quanto con la prima si era comportato piuttosto goffamente. Prima del matrimonio, Zeno glielo dichiara chiaramente, ma questa acconsente ugualmente. Zeno in questo capitolo si sente un po' vittima del caso, che gli impedisce di sposare la donna amata, e che, per una serie di circostanze, gli fa sposare quella che non ama. Per lui il matrimonio assume tutta una nuova serie di significati. Benché il matrimonio sia risultato sostanzialmente felice, Zeno riconosce che l'atteso "rinnovamento interiore" non è che un'illusione: la moglie non cambierà certo il suo consorte.

Capitolo 4: La moglie e l'amante
Dopo i primi tempi di matrimonio, Zeno si accorge, inaspettatamente, di amare Augusta, e la considera un po' come la sua protettrice; questa piacevole situazione dura fino a quando Zeno rivede un suo vecchio compagno di università, Copler, il quale lo invita a dedicarsi con lui alla beneficenza, e più precisamente ad apportare un aiuto economico a Carla, una giovanissima cantante. Quando Copler invita Zeno a giudicare il canto di Carla, egli comincia a desiderarla, fino a quando Carla diventa la sua amante, incitata da Zeno a migliorarsi nel canto nei suoi momenti di sconforto. Per farle migliorare la voce, assume per l'amante un maestro di canto, del quale però Carla si innamora, fino a lasciare Zeno, che cade in una profonda desolazione. Nel racconto della sua avventura Zeno oscilla tra l'atteggiamento di aperta confessione e la ricerca di una giustificazione qualsiasi. Mentre si confessa, egli vuol apparire agli altri ed a se stesso (riuscendoci) innocente e puro, parole che costituiscono l'intera anima della sua storia d'amore. Per quanto riguarda le giustificazioni, invece, quella da lui più accreditata era di non amare Augusta, perché quindi avrebbe dovuto provare rimorso? Infine in lui non mancò del tutto la resistenza al peccato, in quanto non giunse a Carla "in uno slancio solo, ma a tappe". Zeno ricorda, inoltre, che quando si trova tra le mani, per puro caso, il trattato di canto da donare a Carla, è "costretto" dalla moglie a portarglielo. Intanto egli considera la colpa come un avanzamento della malattia, mentre l'innocenza gli si configura come salute.

Capitolo 5: Storia di un'associazione commerciale
Quando Guido (divenuto il marito di Ada) decide di mettersi in affari, aprendo una casa commerciale, coinvolge Zeno, ed assume una segretaria, Carmen. Guido, su consiglio di alcuni affaristi inglesi, compra del solfato di rame, poi lo avrebbe rivenduto quando il prezzo sarebbe salito, ma invece di seguire i buoni consigli fa di testa sua e vende subito il prodotto, contraendo una grave perdita. Intanto si manifesta un menefreghismo da entrambe le parti verso l'agenzia, e sono i primi passi verso la rovina. Nel frattempo Ada dà alla luce due gemelli, e viene colta da una malattia che la fa progressivamente imbruttire, Guido diventa l'amante di Carmen. Quindi l'"affarista" non accetta il consiglio di dichiarare bancarotta, con la conseguenza dell'annullamento dei debiti, e sia Ada che Augusta si preoccupano non poco per la situazione. La prima per la quella economica, la seconda anche perché Zeno aveva deciso di fare un consistente prestito a Guido. Non sapendo cosa fare, Guido attua una subdola strategia che lo aveva portato precedentemente al successo: ingerisce un potente sonnifero, il Veronal, che, se assunto in dosi elevate, poteva apportare non indifferenti danni all'organismo, e c'era anche l'eventualità della morte. Eventualità che si verifica per caso, in quanto Guido voleva solo fingere di essere in punto di morte, per avere affetto. Zeno comincia quindi a lavorare per due, al posto di Guido, e proprio per questa ragione si dimentica completamente del funerale del collega-amico, e per questo Ada lo disprezza, ma è vista da Zeno come un'ingrata. Però questi non ha occasione per farglielo capire, in quanto Ada parte per l'Argentina. Zeno, di fronte alla disgrazia capitata all'amico si accorge dell'originalità della vita: fino ad allora egli aveva considerato il luogo comune che definisce la vita come crudele giusto, ora invece lo rivaluta e si accorge che è impossibile definire ciò che è bene e ciò che è male: ricorda, infatti, di quando, da piccolo, amici e parenti davano giudizi contrastanti su di lui, che chiedeva alla madre: "ma sono stato buono o cattivo, io?" questo stesso dilemma che lo attanagliava da bambino lo perseguita anche ora, a distanza di trent'anni. Quindi secondo Zeno "la vita non è ne' brutta ne' bella, ma è originale!". A questa riflessione Zeno è indotto dalla situazione che doveva sopportare, che lo vedeva nel ruolo opposto a quello che aveva sempre sostenuto, a cominciare dal padre per terminare con Ada, che lo definisce ora "il miglior uomo della famiglia".

Capitolo 6: Psico-analisi
Quest'ultimo capitolo delle sue memorie Zeno lo scrive sotto una luce diversa da quella sotto la quale si trovava negli altri: riconosce che il Dottor S. non lo aveva guarito affatto, e gli manda quest'ultima parte dei suoi ricordi per fargli capire cosa ne pensasse della sua cura; e si fa curare da "un medico vero, di quelli che esaminano il corpo quando si ammala", che lo trova in perfetta salute. Intanto siamo arrivati nel 1915, quando l'Italia entra nel primo conflitto mondiale, e la villa di Zeno si trova proprio al confine tra Austria e Italia, quindi gli viene impedito di entrarvi, e verrà trasferito con la sua famiglia a Trieste, dove constaterà su se stesso gli effetti della guerra: si ritiene fortunato in primo luogo perché si è disfatto della sua malattia, e guarda il mondo con occhi diversi, perché si considera fortunato in mezzo alle brutture della guerra. L'ultimo capitolo rende esplicita la concezione pessimistica della vita di Svevo, prima velata dall'autoironia sulla malattia di Zeno. Quella malattia quindi è considerata come attributo inscindibile alla vita, che quindi diventa a sua volta "malattia", sempre mortale. In un certo qual modo così non è per Zeno, che dalla guerra (che, per quanto ne possa dire Zeno, può essere considerata per una buona parte appartenente al "male"), trae la sua guarigione. Questo strumento di cura, crudele, sottolinea ancora una volta il pessimismo dell'autore. Nell'ultima parte del libro Zeno trasferisce, inoltre, la sua malattia dal suo privato a tutta la società, soprattutto a quella del suo tempo, facendole assumere dimensioni cosmiche.

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