IL PENSIERO E LA POETICA
Cultura: L'attenzione di Svevo all'interiorità dei personaggi e al complesso intreccio delle motivazioni che
spingono l'individuo ad agire fu mutuata in parte dalla componente irrazionalistica del pensiero di
Schopenhauer, il quale aveva individuato i meccanismi di autoillusione e aveva svelato pessimisticamente
la vanità delle aspirazioni umane, e di Nietzsche e Dostoevskij, il quale individua la causa dell'inettitudine
nell'intelligenza (indagare e spiegare la realtà).
Joyce: Importante fu il ruolo di Joyce nella vita di Svevo: la conoscenza della letteratura inglese si ricollega
all’umorismo e l’ironia con cui l’autore tratteggia i comportamenti più goffi e bizzarri dei suoi personaggi.
Inoltre ricava l’idea del recupero della memoria come mezzo per analizzare il passato e intraprendere il
presente.
L'influsso del Realismo e del Naturalismo: la notiamo principalmente in “Una vita” a causa della sua
minuziosa caratterizzazione di personaggi e ambienti.
1. Flaubert: critica nei confronti dei velleitari atteggiamenti di ribellione del protagonista, figura di
sognatore destinato alla sconfitta.
2. Darwin: la società concepisce la vita come lotta in cui prevale il più forte.
In “Selenità” notiamo la totale rinuncia alla vita del protagonista, condannato alla passività ed
all’autoesclusione. In questa opera notiamo varie novità rispetto ad “Una vita”, per esempio che a fianco
del protagonista (Emilio Brentani) notiamo 3 coprotagonisti con un ruolo di primo piano nella vicenda
(Amalia, Angiolina e Balli) notiamo dunque una concentrata indagine psicologica.
In “La coscienza di Zeno” notiamo invece il superamento del naturalismo:
Romanzo ‘800 La coscienza di Zeno
Personaggi dotati di personalità. Inetto.
Successione logico-cronologica degli eventi L’ordine è secondo percorsi tematici tempo
(fabula) o successione voluta dall’autore misto (poiché in esso convivono tempi passati e
(intreccio). presenti, questo è il tempo della coscienza).
Narrazione in 3° persona, narratore onnisciente. Narrazione in 1° persona.
Realismo. Ironia.
Indagine sociale e psicologica. Esplorazione dell’inconscio.
Psicanalisi: Svevo si avvicina alle teorie di Freud nei cui confronti si pose in atteggiamento di
autonomia critica (anche a causa del giudizio di Freud dell’inguaribilità del cognato del poeta Veneziani).
Lui utilizzò la psicanalisi come strumento di analisi del labirinto delle psiche umana. Convinto di aver
costruito un romanzo psicanalitico (poiché aveva concentrato la sua attenzione sull’inconscio) con “La
Coscienza di Zeno” possiamo ricondurre alle teorie freudiane:
1. L’interpretazione dei sogni.
2. Il fenomeno della “rimozione” e della “innocentizzazione”.
3. Il complesso di Edipo.
4. Meccanismo dell’atto mancato.
Utilizzo di nuove tecniche narrative: il racconto, teso ad indagare il percorso psicologico del
protagonista, non segue un ordine cronologico ma prosegue secondo criteri tematici (con conseguente
oscillazione tra passato e presente ed una sfasatura tra l’io narrante e l’io narrato). Lo stile linguistico
utilizzato contiene espressioni dialettali triestine e termini presi dal tedesco, sono comprese anche
espressioni toscane letterarie e parlate. Secondo DeBenedetti la sua lingua è lenta ed analitica, con una
sintassi contorta e spezzata dunque una lingua non letteraria.
LE OPERE
UNA VITA è il suo primo romanzo e fu pubblicato nel 1892 a spese dell’autore e in sole 1000 copie dall’editore
Vram. Nel romanzo si parla dell’avvilente esperienza autobiografica della monotona routine impiegatizia.
E’ ambientata nella società borghese triestina , con la quale Svevo:
1. Indaga i rapporti tra società ed individuo.
2. Racconta le difficoltà di una scalata sociale.
3. Racconta la falsità delle relazioni interpersonali.
4. Centrale la figura dell’Inetto: individuo mediocre alienato dalla realtà e vittima della propria inadeguatezza.
Alfonso Nitti è un impiegato che non riesce a stringere un rapporto ne coi colleghi ne con la fidanzata schiacciato
dalla propria inettitudine si uccide.
SENILITA’ viene pubblicato nel 1898. Anche in esso sono presenti tratti autobiografici (Trieste, Inetto). Emilio
Brentani è un intellettuale fallito che, condannato ad una precoce vecchiaia, in cerca di una rivincita sulla vita scopre
l’impossibilità di qualsiasi riscatto, mostrando così l’inadeguatezza dell’uomo alla vita.
LA COSCIENZA DI ZENO venne pubblicato nel 1923 a Bologna. Il silenzio della critica creò nello scrittore di
62 anni una tale amarezza da affermare che la letteratura per lui era pericolosa. Nel 1925, dopo che Joyce lo ebbe
letto, Montale pubblicò una critica favorevole su di una rivista e suscitò dunque l’interesse della critica. Il
protagonista introduce un elemento di evoluzione della figura dell’inetto: il tentare di curare la nevrosi lo fa vivere in
un perenne disagio esistenziale, ma attraverso il quale il protagonista Zeno riuscirà a scoprire le falsità della società
borghese. Zeno dunque non sarà lo sconfitto ma colui che è riuscito a trionfare sui meccanismi di una realtà di cui
non si sente parte.
Zeno per liberarsi da una nevrosi si sottopone alle cure di Dottor S. che gli propone di scrivere un’autobiografia non
cronologica ma secondo libere associazioni organizzate in nuclei tematici. L’opera è suddivisa in 8 capitoli:
1. Prefazio: il dottor S. dichiara di voler pubblicare le memorie di Zeno per vendicarsi di non essersi
sottoposto alla cura.
2. Preambolo: Zeno spiega le difficoltà incontrate nel recuperare la memoria.
3. Memorie di Zeno (3-7):
Il fumo: incorreggibile vizio.
La morte di mio padre: Zeno mostra il sentimento di odio verso la figura paterna, nonostante le
ripetute dichiarazioni di affetto.
La storia del mio matrimonio: parla del perché ha sposato Augusta pur essendo innamorato della
sorella Ada.
La moglie e l’amante: il tradimento di Zeno con la cantante Carla Gerco.
Storia di un’associazione commerciale: lavorando assieme al cognato Guido (suo rivale da
sempre) Zeno individua i limiti degli affari e si ritrova sull’orlo del fallimento. Ciò porterà il
suicidio di Guido, allora Zeno risolleverà l’impresa restituendo tutto ad Ada.
4. Pagine di un diario di Zeno: si conclude così il quadro aperto nei primi due capitoli. Zeno dopo mesi di
cura si sente ancora peggio di prima, gli viene diagnosticato dal dottor S. il complesso di Edipo ma Zeno
decide di sospendere la terapia, si mette in affari e, dopo svariati successi, si persuade di essere sano.
APPROFONDIMENTO “LA COSCIENZA DI ZENO”
Capitolo 1: Il fumo
Zeno inizia a fumare per rivaleggiare con il padre, con il quale non ha mai avuto buoni rapporti. Si convince però
che il fumo potrebbe seriamente danneggiare la sua salute, e decide di smettere, ma "passerà il resto della sua vita a
fumare l'ultima sigaretta". Purtroppo nessuno riesce a guarirlo dal suo vizio, così chiede aiuto ad una clinica
specializzata, dalla quale fugge però il giorno dopo. Zeno in questa situazione pone il fumo come causa stessa del
suo male congenito, cerca quindi di sbarazzarsene, ma finisce per nascondercisi inconsciamente dietro, con la paura
che se avesse smesso di fumare il suo malessere non gli sarebbe passato, si sarebbe quindi dovuto convincere che
egli stesso era la causa dei suoi mali; preferì perciò fingere di voler smettere.
Capitolo 2: La morte di mio padre
Il capitolo inizia col ricordo del genitore, seguito a ruota dalla narrazione degli eventi dal suo ultimo colloquio col
padre fino alla sua morte. Ultimo colloquio, che, purtroppo per Zeno, non riesce a far esprimere a nessuna delle due
"fazioni" i propri sentimenti verso l'altra, anche se di una erano già noti.
Zeno si sveglia la mattina dopo e già trova il padre diverso dal solito, sensazione che verrà confermata dopo, quando
scoprirà che il padre è malato. Per via del delirio e dell'incoscienza di quest'ultimo, non riesce a comunicargli i suoi
veri sentimenti, in questo riesce invece il padre, che, al momento della morte, alza la mano "alta alta" e gli dà uno
schiaffo. Tutti parlano di riflesso meccanico, ma il ricordo di quello schiaffo Zeno se lo porterà dietro per sempre. La
scomparsa del padre rappresentò, infatti, la scomparsa dell'antagonista concreto col quale misurarsi per mettere in
luce le proprie capacità. Il rimorso per la morte del padre vien vista da Zeno come un ulteriore rincaro alla sua
malattia.
Capitolo 3: La storia del mio matrimonio
Zeno, per affari, conosce il sig. Malfenti, col quale entra in buoni rapporti, viene quindi invitato in casa sua, dove
conosce le sue quattro figlie, delle quali la più bella gli sembra Ada, con la quale, però, si comporta piuttosto
goffamente, e viene quindi respinto. Ne parla quindi con la sig.ra Malfenti, ma questa situazione non fa altro che
allontanarlo dalla casa del suo collega, ove ritornerà dopo cinque giorni. Ritornando, poi, nella casa dell'amata, la
incontra con Guido Speier, che in quel momento sta suonando il violino, e Zeno non perde l'occasione per fare una
brutta figura. "Per caso", si sposa con Augusta, una delle sorelle di Ada, che non ama, ma dalla quale è amato. Dovrà
ripiegare infatti su Augusta, in quanto con la prima si era comportato piuttosto goffamente. Prima del matrimonio,
Zeno glielo dichiara chiaramente, ma questa acconsente ugualmente. Zeno in questo capitolo si sente un po' vittima
del caso, che gli impedisce di sposare la donna amata, e che, per una serie di circostanze, gli fa sposare quella che
non ama. Per lui il matrimonio assume tutta una nuova serie di significati. Benché il matrimonio sia risultato
sostanzialmente felice, Zeno riconosce che l'atteso "rinnovamento interiore" non è che un'illusione: la moglie non
cambierà certo il suo consorte.
Capitolo 4: La moglie e l'amante
Dopo i primi tempi di matrimonio, Zeno si accorge, inaspettatamente, di amare Augusta, e la considera un po' come
la sua protettrice; questa piacevole situazione dura fino a quando Zeno rivede un suo vecchio compagno di
università, Copler, il quale lo invita a dedicarsi con lui alla beneficenza, e più precisamente ad apportare un aiuto
economico a Carla, una giovanissima cantante. Quando Copler invita Zeno a giudicare il canto di Carla, egli
comincia a desiderarla, fino a quando Carla diventa la sua amante, incitata da Zeno a migliorarsi nel canto nei suoi
momenti di sconforto. Per farle migliorare la voce, assume per l'amante un maestro di canto, del quale però Carla si
innamora, fino a lasciare Zeno, che cade in una profonda desolazione. Nel racconto della sua avventura Zeno oscilla
tra l'atteggiamento di aperta confessione e la ricerca di una giustificazione qualsiasi. Mentre si confessa, egli vuol
apparire agli altri ed a se stesso (riuscendoci) innocente e puro, parole che costituiscono l'intera anima della sua
storia d'amore. Per quanto riguarda le giustificazioni, invece, quella da lui più accreditata era di non amare Augusta,
perché quindi avrebbe dovuto provare rimorso? Infine in lui non mancò del tutto la resistenza al peccato, in quanto
non giunse a Carla "in uno slancio solo, ma a tappe". Zeno ricorda, inoltre, che quando si trova tra le mani, per puro
caso, il trattato di canto da donare a Carla, è "costretto" dalla moglie a portarglielo. Intanto egli considera la colpa
come un avanzamento della malattia, mentre l'innocenza gli si configura come salute.