Ominide 1009 punti

Leonardo Sciascia (Racalmuto, Agrigento 1921 – Palermo 1989)

Biografia: pessimista, scettico, ironico, sempre ossessionato dall’idea della giustizia, polemico razionalista dall’incisivo impegno politico e culturale, Sciascia ha espresso in saggi e romanzi la rabbia e la delusione per le oscure vicende che hanno travagliato la Sicilia e l’Italia intera nei secoli. Entrato nel 1976 nel consiglio comunale di Palermo come indipendente nelle liste del PCI, ne uscì un anno dopo per protesta; nel 1979 fu eletto in parlamento nelle liste radicali. La Sicilia diventa in lui metafora dell’intera società: un luogo in cui la forza della ragione e la ricerca della verità si scontrano e soccombono con la violenza del potere occulto, che nella mafia esprime solo una delle sue molteplici facce.

Le opere. Il giorno della civetta: affronta il tema della mafia, vista nei suoi aspetti sociali e storici, ma anche nella filigrana morale che vi è sottesa, percepita come stato d’animo e abito mentale. Sotto forma di romanzo poliziesco, l’opera rappresenta il contrasto insanabile fra un giovane ufficiale ex partigiano, sceso in Sicilia per combattere la mafia, e un capo-mafia potente e solitario, destinato a trionfare con il contributo dell’omertà generalizzata.

Uomini o quaquaraquà: è il cruciale dialogo fra il capitano Bellodi e don Maurizio Arena, il padrino arrestato per gli omicidi. Questi, pur convinto della sua visione mafiosa del mondo, difesa con coerenza e fierezza, riconosce nell’ufficiale un degno antagonista e ne ammira l’impegno e l’onestà.
“Mi permetta una domanda: lei che affari crede che io faccia?”.
“Tanti, e diversi”.
“Non faccio affari: vivo di rendita”.
“Che rendita?”.
“Terre”.
“L’anno scorso ha depositato in tre diverse banche 54 milioni. Uno ad ettaro. Il perito valuta al massimo centomila all’ettaro. Sua figlia si trova in un collegio a Losanna: costosissimo, famoso…Immagino lei se la ritroverà davanti molto cambiata: ingentilità, pietosa verso tutto ciò che lei disprezza, rispettosa verso ciò che lei non rispetta…”.
“Lasci stare mia figlia. Mia figlia è come me”.
“Come lei? Mi auguro di no: e d’altra parte sta facendo in modo che sua figlia non sia come lei, sia diversa…E’ inutile cercare di incastrare nel penale un uomo come costui: non ci saranno mai prove sufficienti, il silenzio degli onesti e dei disonesti lo proteggerà sempre. Qui bisognerebbe cogliere la gente nel covo dell’inadempienza fiscale. In ogni altro paese del mondo, una evasione fiscale come quella che sto constatando sarebbe duramente punita: qui Don Mariano se ne ride, sa che non gli ci vorrà molto ad imbrogliare le carte”.

“L’umanità la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i cornuti e i quaquaraquà. Lei è un uomo”. “Anche lei” disse il capitano. “E le pare cosa da uomo ammazzare o fare ammazzare un altro uomo?”.
“Io non ho mai fatto niente di simile. Ma se lei mi domanda se è giusto togliere la vita ad un uomo, io dico: prima bisogna vedere se è un uomo”.
“Di bella era un uomo?”.
“No, era un quaquaraquà”.

Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia: il breve romanzo è una riscrittura dell’omonimo pubblicato da Voltaire nel 1759. In brevi capitoli, esso narra le vicende di Candido Munafò, nato in una grotta siciliana nel 1943, abbandonato dai genitori, educato da un nonno generale e dall’arciprete del luogo, che lo indirizza verso il partito comunista. Allontanatone a causa dell’ipocrisia dei compagni, Candido lascia il paese in compagnia di una cugina, e con lei approda a Parigi, dove conosce inaspettatamente il padre e la madre. L’opera sferza con tagliente ironia le contraddizioni del mondo contemporaneo, in particolare le ambiguità del partito comunista e della gerarchia cattolica, incapaci di incarnare e attuare gli ideali che propongono teoricamente.

Dei viaggi a Parigi di Candido e Francesca e della loro decisione di stabilirvisi: è il terzultimo capitolo del romanzo. Propone le motivazioni per cui Candido, ormai trentenne, e la cugina Francesca decidono di stabilirsi a Parigi, città dove è ancora possibile dedicarsi “all’amore, alla letteratura, alle piccole e vecchie cose e ai piccoli e antichi mestieri, essere sciolti e liberi” come in Italia non è più possibile.

“Una sera, che erano vicini a partire per Parigi e si sentivano presi come in un sogno, come dentro un sogno, Candido disse: ‘Sai che cos’è la nostra vita, la tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse siamo ancora lì e stiamo sognando”.

Hai bisogno di aiuto in Autori e Opere 900?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email