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Sciascia, Leonardo-Morte dell'inquisitore

Questo racconto-inchiesta è incentrato sulla vicenda, di un frate di Racalmuto, Diego la Matina, che nel ‘600 venne accusato di eresia, più volte incarcerato e torturato dall’ Inquisizione, fino al giorno in cui l’esasperazione lo condusse ad uccidere il proprio torturatore, il proprio inquisitore. Il frate venne infine arso sul rogo.
Sciascia conosce la figura di Diego la Matina per caso, consultando i documenti raccolti per la stesura del romanzo storico “Il Consiglio d’ Egitto”, pubblicato l’anno precedente.
Si tratta di un libro che per Sciascia ha grande significato. Quello di Diego la Matina è infatti di un caso irrisolto, dato che il motivo per cui il frate venne accusato di eresia, e, di conseguenza, incarcerato e torturato non è ancora chiaro. Ciò è dovuto al fatto che gli archivi contenenti i documenti che riguardavano la vicenda sono stati distrutti.

“Morte dell’ Inquisitore” si basa su una ricerca effettuata dallo studioso siciliano Giuseppe Pitrè, il quale analizzò le scritte ancora visibili sui muri delle celle di palazzo Chiaramonte, a Palermo allora utilizzate per i prigionieri indagati dall’ Inquisizione. I documenti utilizzati da Sciascia sono perlopiù diari, che però scarseggiano di informazioni.
Tra le ipotesi, quella di un delitto a sfondo passionale è confutata da Sciascia. Egli ipotizza piuttosto che Diego La Matina interpretasse la religione e la propria funzione in un modo non conforme al modo ufficiale; in particolare, secondo Sciascia egli era considerato eretico perché voleva che il Vangelo venisse applicato alla società.
Diego la Matina fu condannato per tre volte e poi rilasciato dopo avere abiurato; la quarta volta riuscì a fuggire, ma scoperto e incarcerato per la quinta volta nel 1657 fu ancora sottoposto a tortura
Secondo i documenti sui quali Sciascia si basa, in un momento di esasperazione il frate aggredì il proprio inquisitore colpendolo con le manette di ferro, e questi morì alcuni giorni dopo. Recentemente, un ricercatore madrileno ha però trovato fonti che attestano che il frate colpì l’inquisitore utilizzando lo strumento con il quale quest’ultimo lo stava torturando, ovvero un ferro arroventato
Il racconto-inchiesta riserva molto spazio all’ultima notte che il frate, condannato a morte, trascorre. Egli passa la notte insonne poiché nove membri dell’inquisizione tentano di farlo abiurare e di convertirlo. Segue il racconto della sua esecuzione.
“Morte dell’ Inquisitore” costituisce una denuncia della repressione della libertà di pensiero. L’azione repressiva e intollerante dell’ Inquisizione che si sta ripetendo nell’attualità è in contrasto con il coraggio della libertà di pensiero rappresentata dalla figura di fra Diego la Matina.

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