Salvatore Quasimodo
Salvatore Quasimodo nasce a Modica, Ragusa in Sicilia il 20 agosto del 1901. Segue gli studi tecnici a Palermo e nel 1919 va a Roma per studiare ingegneria. Ma deve lavorare per vivere: impiegato al genio civile è trasferito a Reggio Calabria. Nel 1942 esce ed è subito sera. E intanto lavora a numerose traduzioni dei classici latini e greci, oltre che di Shakespeare e di pochi moderni. Nel 1959 gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura e muore improvvisamente a Napoli il 14 giugno 1968.Quasimodo resta nella sostanza sempre fedele a una concezione della poesia come punto di vista superiore e privilegiato, seppure da prima in senso mitico ed estetico e poi in senso morale e civile. Si nota indubbiamente dopo il 1943, il passaggio a una poesia più esplicitamente ideologica e politica, ma resta costante lo sforzo di usare un linguaggio classico e letterario, consacrato dalla tradizione senza arrivare a scelte espressive estreme. La poesia deve consentire una specie di distacco dalla realtà: un’innocenza originaria, un non coinvolgimento. La parola del poeta si sottrae alla storia e alla società e si colloca in una dimensione assoluta. Il distacco si esprime come purezza e sublimazione. Nella prima fase della produzione Quasimodo realtà ed espressione poetica restano incolmabili e prevale la tendenza all’astrazione e alla mitizzazione. Secondo l’insegnamento ermetico. Ciò è in particolar modo vero per il paesaggio siciliano, ricorrente nella produzione giovanile.
Ed è subito sera
Questa brevissima lirica nel gusto dell’allegria di Ungaretti e la più nota di Quasimodo è assunto quasi un valore proverbiale: rappresenta in modo fulminio la fragilità della condizione umana e il sentimento esistenziale di queste precarietà:1. la centralità emotiva e sentimentale della condizione dell’individuo rappresenta il primo verso
2. la breve felicità consentita agli uomini rappresenta il secondo verso
3. la rapida vicino morte o comunque rapida conclusione dei momenti felici rappresenta l’ultimo verso
Questo testo rappresenta una precisa grammatica ermetica determinata dai seguenti elementi:
1. uso di un’immagine astratta dal forte valore indicativo
2. impiego di simboli e di accostamenti analogici
3. riduzione del lessico a poche parole chiave
4. brevità
5. riduzione dei nessi grammaticali e sintattici
Con questi accorgimenti l’autore è capace di esprimere la fragilità della condizione umana sottraendosi al confronto con la storia e con la realtà sociale.
Uomo dal mio tempo
La poesia è datata il 23 dicembre del 1945: ci troviamo nel contesto bellico in cui l’autore rivolge questa poesia agli uomini del suo tempo, in particolar modo alle nuove generazioni. Il poeta mira ad una concezione bellica e ad una scienza esatta oltre che ad un progresso inutile perché esso porta soltanto alla distruzione dell’umanità. Il poeta inoltre coinvolge le generazioni future a non rivolgere più uno sguardo verso il passato (i cosiddetti padri) ma di guardare verso il futuro e sarà un compito difficile quello di rimodellare le generazioni future verso nuovi valori umani.Dal punto di vista metrico sono presenti dei versi liberi in cui prevale molto spesso la metafora accostata a dei termini bellici. Il testo coinvolge una serie di avvenimenti tutti bellici che partono dalle origini da Caino Abele fino ad arrivare alla seconda guerra mondiale per poi rivolgere uno sguardo verso il presente la bomba lasciata da Nagasaki e Hiroshima.