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I Poeti crepuscolari

I principali esponenti di questa nuova tendenza poetica sono Guido Gozzano, Sergio Corazzini, Marino Moretti, Corrado Govoni, Aldo Palazzeschi.
I poeti Crepuscolari, la cui produzione poetica si sviluppò tra il 1903 e il 1918, sono poeti molto giovani, che sentono la malinconia dell’esistenza e la paragonano quindi al crepuscolo. Sono definiti, appunto, “crepuscolari” per le atmosfere malinconiche delle loro liriche e sono autori di componimenti in cui dominano l’incapacità di amare e la noia esistenziale.
I poeti crepuscolari sono "i poeti delle piccole cose", poeti che si rendono conto dell'inutilità di fare poesia negli anni precedenti alla prima guerra mondiale e decidono quindi, in quel periodo di tristezza e delusione, di rifugiarsi nella quotidianità. Sono i poeti delle piccole cose quotidiane, non se la sentono di decantare grandi cose, e si limitano a raccontare la quotidianità.

I crepuscolari non costituivano un gruppo organizzato intorno ad un programma: il termine stesso “CREPUSCOLARISMO” apparve per la prima volta nel 1910, in una recensione della raccolta “Poesie scritte col lapis” di Moretti. Nella recensione il critico letterario Borgese individuava in questi poeti le stesse caratteristiche:
a. incapacità di dare significato all’esistenza
b. il ripiegamento intimistico su se stessi
c. Autocompatimento.
L’atmosfera di regressione nella loro poesia richiamava la luce incerta del crepuscolo.

Gli stati d’animo espressi dai Crepuscolari sono:
a. Malinconia
b. Impossibilità di amare
c. Malattia
d. Tedio.
I crepuscolari si interessano di cose semplici e povere d’altri tempi, definite da Gozzano le “buone cose di pessimo gusto”. Si ritorna alla purezza originale delle cose semplici che sono le cose più importanti della vita poiché risentono della fragilità del periodo storico.
LESSICO: il lessico dei crepuscolari è umile, ma alternato a parole più colte. I versi sono liberi, il tono è prosastico (come se fosse una prosa).
D’Annunzio aveva adottato il verso libero, con l’intento di creare una complessa armonia e un virtuosismo musicale, per i crepuscolari, invece, il verso deve perdere la musicalità precostituita, anche rischiando di avvicinarsi alla prosa.
RUOLO DEL POETA: la novità dei crepuscolari consiste nella messa in discussione del valore della poesia e della figura sociale del poeta. Essi dichiarano di non voler essere poeti, ma di essere fanciulli che piangono.

Corazzini, infatti, afferma “Io non sono un poeta, ma un piccolo fanciullo che piange”.

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