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Palazzeschi

Palazzeschi, dopo le prime prove poetiche crepuscolari, conobbe Marinetti e nel 1910 pubblicò il primo libro futurista, chiamato l’Incendiario, che si caratterizza per il gusto dello sberleffo e del grottesco e per il rovesciamento del ruolo poetico tradizionale.
Nei suoi versi la parola abbandona le convenzioni liriche spingendosi fino al non-senso, per effetto casuale di suoni in libertà, onomatopee, giochi linguistici, come nel dada infantile.
Palazzeschi frantuma le modalità espressive della lirica tradizionale, fino a rendere la parola balbettìo infantile e nonsense con semplici accostamenti e suoni verbali.
Si vedono le strofe onomatopeiche e le pluralità di voci nella poesia E lasciatemi divertire!

E lasciatemi divertire!

La lirica è tratta dalla raccolta l’Incendiario del 1910.

Lo sperimentalismo di Palazzeschi si esprime in una concezione della poesia come divertimento e piacere del gioco verbale.
In questi versi immagina che malevoli interlocutori, legati ai moduli della poesia tradizionale, gli muovano delle obiezioni.

Palazzeschi contrappone alle critiche del pubblico malevolo la poetica del divertimento e la scrittura nonsense, con l’intento provocatorio tipico dell’avanguardia futurista, di rottura con la tradizione.
Il poeta vuole essere libero di divertirsi "pazzamente e smisuratamente" anche con sciocchezze e versi senza senso.

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