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Fondazione e Manifesto del futurismo (Filippo Tommaso Martinetti)

Il manifesto ha soprattutto un significato ideologico, in quanto enuncia i principi fondamentali del Futurismo. L’argomentazione del discorso si oppone radicalmente alla mentalità del passato, che i futuristi ritengono “imbalsamata” ed identificano con la morte. Per loro, la vita si ritrova nel movimento, nell’azione più energica, frenetica e spavalda (“Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno”); persino la violenza e la guerra sono legittimate dal carattere attivo che le contraddistingue.

Il programma futurista si fonda sul totale rovesciamento dei canoni tradizionali: all’ammirazione per le opere antiche (ritenute oggetti da museo) si sostituisce l’“estetica della velocità”, cioè una rappresentazione suggestiva e ricca di immagini analogiche della città, del mondo industriale, delle “grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa”, delle “maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne”, del “vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri”. Il linguaggio stesso del manifesto tende all’azione, attraverso la concitazione delle espressioni, l’uso di uno stile perentorio, il fitto impiego di futuri e imperativi (“noi vogliamo”) ad indicare l’energia della volontà del gruppo.

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