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La vita

Primo Levi nacque a Torino il 31 luglio 1919 da una famiglia ebrea. I suoi studi presso il ginnasio-liceo D’Azeglio lo videro interessato alla chimica e alla biologia, tanto che nel 1937, dopo la maturità, si iscrisse al corso di chimica presso l’Università di Torino. Laureatosi, dapprima lavorò in una cava di amianto, poi si trasferì a Milano dove, in una fabbrica svizzera di medicinali, fu incaricato di studiare nuovi farmaci. Nel 1942 entrò nel Partito d’azione clandestino e, dopo la caduta del governo fascista e l’armistizio dell’8 settembre 1943, mentre le forze armate tedesche occupavano il nord e il centro Italia, Levi si unì a un gruppo partigiano operante in Valle D’Aosta. Ma il 13 dicembre fu arrestato e rinchiuso nel campo di concentramento di Modena. Da qui nel febbraio 1944 fu avviato con altri prigionieri ad Auschwitz e internato in un lager dove visse fino al 27 gennaio 1945, quando il campo fu liberato dall’Armata Rossa. Ammalatosi di scarlattina, Levi riuscì a sopravvivere e fu ospitato a Katowice, in un campo sovietico di transito, dove lavorò come infermiere. Nel 1946 scrisse “Se questo è un uomo” e l’anno successivo la propose alla casa editrice Einaudi, che lo rifiutò. Nel 1956 lo ripropose alla stessa, che decise di pubblicarlo. Nel 1962 iniziò la stesura del romanzo “La tregua”, che nel 1963 gli permise di vincere la prima edizione del premio Campiello. Nel 1967 raccolse, in un volume intitolato “Storie naturali”, vari racconti a sfondo tecnologico; successivamente raccolse altri racconti in “Vizio di forma” (1971) e “Il sistema periodico” (1975). Primo Levi morì suicida a Torino nel 1987. Pare fosse affetto dalla “sindrome del sopravvissuto”, ovvero un terribile senso di colpa che tormenta coloro che, al contrario della maggioranza dei prigionieri, sono riusciti a salvarsi dallo sterminio.

Se questo è un uomo


L’autore racconta la sua cattura, avvenuta ad opera dei fascisti il 13 dicembre 1943, e la sua successiva deportazione nel campo di Auschwitz, dove vi rimase fino al gennaio 1945. I ricordi, si svolgono in una successione di immagini drammatiche che documentano la vita degli uomini che tentano in tutti i modi di sopravvivere alla fame, al freddo, al duro lavoro, alle selezioni periodiche per la camera a gas. La vicenda dell’autore è meno tetra di quella di altri, perché egli riesce a superare un esame di chimica per diventare specialista, ottenendo così la salvezza, che arriva definitivamente dopo i bombardamenti russi, quando, malato di scarlattina, si trova in infermeria. L’opera è divisa in diciassette capitoli, ciascuno dedicato ai diversi momenti della vicenda vissuta dall’autore fino alla liberazione. Il protagonista è lo scrittore stesso che ricorda la propria drammatica esperienza in prima persona. Gli altri personaggi sono tutti i prigionieri del lager, i loro carcerieri, in modo particolari le SS, e i Kapos, i comandati di ogni squadra del lager. L’opera può essere considerata, come suggerisce lo stesso autore:
    un libro di memorie, che rievoca le barbarie del campo di concentramento;
    un libro-documento, perché si tratta di una testimonianza di taglio “quasi giuridico”;
    uno studio scientifico delle leggi che regolano l’assurda società del lager.
“Se questo è un uomo” si colloca nel filone documentario del Neorealismo, ma può essere considerato un’opera classica. Nel romanzo si individuano molti temi, come:
    l’Olocausto;
    la solitudine;
    la competizione per la vita all’interno del campo;
    l’obiettivo dei nazisti di privare i loro prigionieri dell’anima per ridurli a bestie;
    la violenza;
    il dovere di tramandare la memoria storica.

L'arrivo nei lager

Il brano riportato è tratto dal secondo capitolo, intitolato “Sul fondo”, in cui l’autore descrive l’arrivo degli ebrei italiani nel Lager. Dopo un terribile viaggio di cinque giorni su un vagone merci e dopo una prima sommaria selezione degli uomini validi fatta in piena notte su una banchina della stazione ferroviaria di Auschwitz, Levi viene trasferito in autocarro nel lager. I prigionieri sono fatti entrare in una stanza disadorna e costretti a spogliarsi completamente. Nudi e privati di ogni loro avere, Levi e gli altri sono poi trasferiti in una sala docce. Mentre attendono, viene a visitarli di nascosto un prigioniero anziano, medico e internato come criminale, che tenta assurdamente di confortarli. Dopo un’attesa estenuante, al suono della campana che annuncia l’inizio di una nuova giornata e dopo una rapida doccia comune, i nuovi arrivati vengono portati all’esterno e, al gelo, rivestiti con la divisa del campo. Guardandosi smarriti, si rendono conto di essere giunti «sul fondo», nel cuore stesso di un Male insensato e tremendo.
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