Concetti Chiave
- Nora's rebellion signifies a crucial moment where she confronts her husband, Torvald Helmer, about their marriage and decides to leave him.
- The disillusionment with her marriage stems from Torvald's self-centeredness, leading Nora to realize the superficiality and lack of authenticity in their relationship.
- Raised to be compliant by her father and husband, Nora acknowledges her role as a "doll" and the detrimental impact on her ability to be a responsible parent.
- Nora embarks on a journey of self-emancipation, prioritizing her duty to herself over her family, by seeking independence and life experience.
- Despite being written in the 19th century, "A Doll's House" remains relevant today, addressing gender relations and societal constraints, with contemporary adaptations exploring these themes.
Indice
La ribellione di Nora
Il brano che segue, tratto dal terzo e ultimo atto, riporta la scena in cui Nora impone al marito, Torvald Helmer, di confrontarsi con lei sul loro matrimonio e gli comunica la propria decisione di andarsene di casa.
La messa in discussione del matrimonio
Le parole che Nora rivolge a Torvald sono il frutto di un’evoluzione interiore iniziata già da tempo, senza che la donna ne fosse pienamente consapevole, e ora giunta al suo apice. La cocente delusione provata poco prima, quando egli l’ha trattata con durezza pensando soltanto a salvaguardare la propria reputazione, le ha fatto prendere piena coscienza delle basi inconsistenti e inautentiche del suo matrimonio.
Una vita da «bambola»
Ora Nora vede con chiarezza che si è trattato non di un legame tra due adulti basato sull’amore e sul rispetto reciproco, ma di un continuo adattarsi da parte sua alle idee del marito. Si rende anche conto che il proprio stesso padre, quando ancora vive-va con lui, l’aveva educata a essere docile e compiacente, spingendola a esercitare un’autocensura preventiva sulle proprie opinioni: in sostanza Nora, un po’ per finta e un po’ per convinzione («o forse fingevo, non so neanch’io», r. 29), si è sempre comportata prima con il padre e poi con il marito come essi volevano che si comportasse. D’altro canto ai due uomini ha sempre fatto comodo avere accanto a sé una specie di bambola da coccolare e da guidare e non una persona ritenuta all’altezza di affrontare argomenti seri e di prendere decisioni in piena autonomia. Il risultato è stato quello di farla diventare una persona «buona a nulla» (r. 33), un’eterna bambina inadeguata a educare i figli, ad aiutarli cioè a crescere come dei futuri adulti responsabili e indipendenti nel giudizio.
L’inizio di un percorso di emancipazione
Ora che ha capito qual è stato il proprio ruolo in famiglia, Nora sente di avere un dovere verso se stessa più importante e più sacro di quello che ha nei confronti del marito e dei figli: il dovere di intraprendere un percorso di emancipazione, che consiste nel guadagnarsi da vivere lavorando e nell’acquisire l’esperienza della vita che finora le è mancata. Torvald in questo percorso le sarebbe d’ostacolo, perché non potrebbe concepire una ridefinizione dei ruoli; pertanto Nora, che ora rivendica il diritto di agire di propria volontà, gli comunica la decisione di lasciarlo