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Scapigliatura, Cletto Arrighi e Togliatti


Movimento letterario culturale che nasce nel nord Italia, in particolare a Milano che era appunto la culla del risorgimento subito dopo l'unità d'Italia.
L'unità d'Italia ha subito caratterizzato un clima di entusiasmo che però si spegne lentamente per passare ad una sorta di delusione dovuta al fallimento, poiché era stata promessa un'Italia diversa da quella che in realtà viene ottenuta. In altre parole l'Italia rimane quella che era: Italia conservatrice.
Come per esempio il diritto di voto che rimane un privilegio solo per il 2% della popolazione, o come la condizione del Sud Italia che rimane invariata: infatti questi si ribellano ma vengono repressi brutalmente.
In questi anni dunque nasce questo nuovo movimento, la Scapigliatura, formata da un gruppo di artisti marginali, i quali muoiono presto distrutti dall'alcolismo e da altri vizi e vivono alla giornata.
Infatti l'artista di questo periodo vive ai margini distaccandosi completamente dalla società, non s'integra ma varca i confini con l'uso di droghe ed alcool. L'artista scapigliato respinge anche l'idea tradizionale della bellezza e scoprono anche il legame “scandaloso” tra il bello e l'orrendo (esempio Fosca).
Il termine “scapigliatura” prende il nome da Carlo Righetti, in arte: Cletto Arrighi (giornalista, politico, scrittore e fu uno dei massimi esponenti di questa corrente) che scrisse il suo romanzo: “Scapigliatura ed il 6 febbraio” dove appare la famosa citazione “Eran vissuti da scapigliati, eran morti da eroi”

La vicenda del romanzo si svolge nei giorni tra il 3 e il 6 febbraio 1853.
Emilio Digliani è un giovane della borghesia milanese. Non riconosciuto dal padre, che però gli ha destinato un patrimonio, è stato adottato dal chirurgo ostetrico che ha assistito alla sua nascita, il professor Pier Ambrogio Bartelloni. Emilio conduce una vita da scapigliato, tra luoghi malfamati, amori e velleità artistiche, e insieme ad altri sei amici forma un gruppo noto negli ambienti della rivolta antiaustriaca come la Compagnia brusca.
Noemi Firmiani Dal Poggio è una giovane donna dell'alta borghesia milanese, bella quanto triste: divisa tra la freddezza del marito Emanuele e la frustrazione di non avere figli, essa vive nello sconforto, finché in casa della cugina Cristina Firmiani non incontra Emilio. Tra i due nasce l'amore, favorito anche da Cristina, che spera di approfittare dello scandalo per mettere in cattiva luce Noemi agli occhi del nonno Lorenzo ed escluderla dall'eredità.
Ormai scoperta, Noemi decide di fuggire con l'amato Emilio, ma il progetto naufraga per l'intervento del marito e del nonno, che irrompono in casa del giovane. In preda all'ira, Dal Poggio sfida Emilio a duello, per scoprire poco dopo dal professor Bartelloni che il ragazzo altri non è che il figlio da lui abbandonato 24 anni prima.Sconvolto per quanto ha appreso, Emilio decide d'impulso di unirsi alla rivolta contro gli austriaci scoppiata proprio in quelle ore, morendo da eroe in battaglia.

Il termine Scapigliati viene poi anche utilizzato dagli storici della letteratura italiana per indicare una forma particolare di protesta e di rifiuto verso gli equilibri culturali e politici dell'Italia postunitaria durante gli anni sessanta e settanta dell'ottocento.

Un altro grande esponente della scapigliatura fu anche Emilio Praga è stato uno scrittore, poeta, pittore e librettista italiano.
tra i fondatori e direttori della SIAE, Società Italiana degli Autori ed Editori.
Praga scrive la poesia Preludio che può rappresentare una sorta di manifesto della scapigliatura: “Noi siamo i figli dei padri ammalati” cioè: eredi della generazione dei romantici ammalati perchè combattuti tra realtà e idealità.
aquile nel periodo della muta (quando sono incerte tra il desiderio e il timore di spiccare il volo).
La sua generazione è priva della fede religiosa, fonte di tutti i valori. Per questo Praga esprime un duro rifiuto nei confronti di Manzoni, che ha fondato la sua vita e la sua opera sui valori cristiani. Nei confronti di Manzoni gli scapigliati hanno un rapporto ambivalente, di odio-amore, ammirazione-repulsione. Praga rifiuta l’impronta morale e cristiana di Manzoni ma non può liberarsi della sua lezione linguistica e letteraria, avvertendo la superiorità poetica.
Questo rifiuto deriva anche dal fatto che gli scapigliati vogliono raccontare il vero che è diverso da quello Manzoniano che poggiava su tre elementi: Vero, Utile ed Interessante: prevalgono infatti dinamiche positive.
Il vero degli scapigliati è invece più problematico poiché si sperava in un altro tipo d'Italia.

Gli Scapigliati considerano la realtà come brutale e negativa che è infatti il concetto alla base delle loro opere ed influenzerà gli intellettuali e letterati che seguiranno.
Questa concezione si rifà anche un po' al romanticismo di Mary Shelley, colorato di paura e di mistero ma la differenza è proprio che la scapigliatura utilizza questo lato oscuro e nero per dipingere una situazione quotidiana come per esempio l'incontro tra la protagonista e la Fosca (opera di Iginio Ugo che muore a 30 anni). Nel 1869 uscì il romanzo Fosca a puntate, ma a causa della morte improvvisa di Tarchetti, l’opera rimase incompiuta e l’ultimo capitolo fu scritto da Salvatore Farina .
La Fosca è una donna brutale, orribile e demoniaca che però esercita una fascinazione sul protagonista assimilandolo a sé ed attirandolo a sé, specialmente grazie agli occhi nerissimi grandi e velati.
Fosca è infatti l'immagine della morte.
«la malattia personificata, l'isterismo fatto donna, un miracolo vivente del sistema nervoso»

Nel primo incontro del protagonista con Fosca sono già presenti i temi dell’attrazione-repulsione nei confronti della bruttezza fuori dal comune della donna, il fascino della malattia e dei sentimenti morbosi; infatti, fin dall’inizio avverte nei suoi confronti un’attrazione oscura, mista a ribrezzo e pietà.
Fosca è consapevole del suo aspetto fisico e del suo stato di salute, per il quale non può sperare in alcuna guarigione e, di conseguenza, vive la sua normalità nella malattia. I disturbi che manifesta sono psicosomatici, causati da una sensibilità eccessiva ed esaltata: il meditare sui libri la turba, il profumo di certi fiori le procura l’emicrania, la vista del carro funebre le provoca gli attacchi. Nonostante questo, Giorgio è proprio attratto da questi aspetti negativi della donna.
Fosca è una donna che non passa inosservata neanche intellettualmente o psicologicamente, in quanto è in grado di sostenere una conversazione in un’epoca in cui non era affatto scontato che le donne coltivassero una cultura personale; infine, compie un gesto assolutamente inaudito offrendo a un uomo dei fiori. Di fatto è evidente il ribaltamento dei ruoli che si intuisce dal fatto che, nonostante la sua debolezza, gestisce il gioco della seduzione.

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