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Il futurismo


L’avanguardia del futurismo si sviluppa in Italia agli inizi del 1900 (il Primo Manifesto del futurismo, edito da Filippo Tommaso Marinetti è del 1909).
Il termine “Avanguardia” è di origine bellico e indicava il “reparto militare che precedeva il grosso della truppa”. A fine Ottocento/inizio Novecento viene usato per indicare quei movimenti artistici e letterari che si propongono di rompere con la tradizione e di contestarne la validità con un atteggiamento provocatorio, nell’intento di “scuotere” il pubblico. (Le avanguardie più importanti sono il cubismo, futurismo, dadaismo, espressionismo e astrattismo).
Secondo i futuristi la nuova forma di bellezza è la velocità: i loro principi si fondano su tutto ciò che è vivo, dinamico e nuovo, all’ energia, alla velocità al movimento e al pericolo. Il futurismo si propone come distruttore delle idee di poesia e di letteratura tradizionali. Il termine “futurismo” è scelto in opposizione al “passatismo” di quegli anni.
Il manifesto viene pubblicato il 20 febbraio 1909 sul quotidiano “Le Figarò” e successivamente verrà tradotto in italiano.
Il manifesto si articola in 11 punti. Sottolineano quali saranno l’ideologia e l’estetica del movimento, includendo anche la guerra come “sola igiene del mondo”. Il “movimento aggressivo” è esaltato e la lotta viene vista con occhi positivi. La guerra rappresenta un atto di evoluzione: il futurismo negli anni appena precedenti al primo conflitto mondiale ebbe un ruolo importantissimo nella propaganda interventista.
In ambito stilistico vengono utilizzate molte similitudini e analogie (“ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi”), il ricorso all’anafora(“Noi”), al climax e il procedere per coppie di opposti (velocità-stasi, nuovo-vecchio, guerra-pace).
Nel manifesto tecnico della letteratura futurista (1912) Marinetti individua le norme della scrittura futurista: avanza la proposta del “paroliberismo”, le “parole in libertà”, indipendenti dalla sintassi e dalla punteggiatura. Inoltre l’analogia deve diventare motore del pensiero dell’organizzazione del pensiero, aiutata dalla grande fantasia che un futurista deve possedere per poter scrivere parole provenienti direttamente dalla materia, dando anche più importanza al rumore, al peso e all’odore.
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