Concetti Chiave
- Efix, un anziano servitore, cerca l'espiazione per un delitto passato attraverso un pellegrinaggio e una vita da mendicante, simbolizzando la condizione umana.
- I personaggi di Grazia Deledda, come Efix, tramutano il dolore in penitenza e riscatto, riflettendo una purezza essenziale nel loro tormento e sofferenza.
- Lo stile verista di Deledda è definito "realismo coscienziale", dove il paesaggio sardo è trasfigurato dal suo sguardo, punendo il peccato come una favola.
- "Canne al vento" esplora temi di tabù antichi e sacrificio, con Efix come simbolo di colpa e redenzione, mentre il paesaggio sardo emerge come un mondo senza tempo.
- La storia culmina con Efix che si riconcilia con il suo passato e muore in pace, segnando il miglioramento delle condizioni della famiglia Pintor.
Indice
Il vagabondaggio del vecchio Efix
Protagonista del brano è Efix, l’anziano servitore di casa Pintor, che in passato si era macchiato di un delitto e ora deve ritrovare l’innocenza perduta attraverso la fuga solitaria e la vita randagia, da mendicante. In questo episodio Efix sta andando in pellegrinaggio al santuario di Nostra Signora del Rimedio a Orosei. Lungo la via incontra altri pellegrini: insieme diventano il simbolo della condizione di tutti gli uomini, miseri viandanti che bussano alle porte della grazia di Dio. Un’intensa religiosità permea le pagine e l’arte di Grazia Deledda.
L’espiazione e il riscatto di Efix
Efix è un tipico personaggio di Grazia Deledda: una figura fortemente simbolica, che rappresenta non solo il tipico abitante della Sardegna di fine Ottocento, saggio e testardo, ma anche il desiderio di espiazione e di penitenza. Il suo cammino verso il santuario è un vero pellegrinaggio, un percorso di purificazione che si unisce al mendicare: lo attendono umiliazione e riscatto. Alla fine del brano, la pietà giunge per lui sotto forma del diradarsi della nebbia e del cielo che si rasserena. I personaggi di Grazia Deledda si tormentano, soffrono, si sentono canne sbattute dal vento, ma – a differenza dei «vinti» di Verga, come vedremo – sono anche capaci di trasformare il dolore e la consapevolezza del male compiuto o ricevuto in un atto di penitenza, in un’occasione di riscatto. La purezza è la loro essenziale caratteristica, come dimostra la storia di Efix, che sconta passo passo il proprio delitto, finché la sofferenza non diviene per lui il modo consueto di vivere e dare significato all’esistenza.
Una traduzione psicologica dello stile verista
Il Verismo dell’autrice è stato definito dai critici un «realismo coscienziale», lontano dall’oggettività o impassibilità del Naturalismo. Il viaggio di Efix è intimamente pervaso dalla visione del paesaggio sardo, costantemente trasfigurato dallo sguardo della narratrice: «La primavera nuorese sorrise allora al povero Efix» (r. 37). La Sardegna appare uno spazio antico, incontaminato («tutto ricordava la dolce serenità di una scena biblica», rr. 20-21): e quando vi entrano, il peccato e il male vengono puniti, come accade nella favola del re idolatra o nella vicenda stessa di Efix.