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Il ruolo della storia antica


Il commento a Livio è preceduto da un proemio in cui Machiavelli esibisce le finalità dell’opera: riflettere sulla storia antica per trovare soluzioni ai problemi contemporanei. Come nella medicina e nel diritto la sapienza degli antichi è ancora essenziale per operare, così la storia antica può fornire un valido ausilio per la risoluzione dei più urgenti problemi politici.
Le opere storiografiche dell’antichità devono quindi essere lette non per la loro piacevolezza, ma come fonte ancora viva di insegnamenti relativi al comportamento politico.


Struttura e stile


Il Proemio è congegnato secondo una struttura circolare: nella parte iniziale e in quella conclusiva l’autore chiama in causa se stesso per motivare la ragione che lo ha spinto al commento dell’opera di Livio («spinto da quel desiderio che fu sempre in me.», r. 4; «ho diliberato entrare per una via.», rr. 5-6). Diversa, però, è l’immagine di sé che egli offre al lettore nella prima e nell’ultima parte. L’inizio del Proemio è caratterizzato da una dichiarazione di modestia che presenta molti tratti tradizionali, a cominciare dalla dichiarazione dell’inadeguatezza delle proprie capacità e conoscenze («lo ingegno povero, la poca esperienza delle presenti cose e la debole notizia delle antique», rr. 8-9) rispetto all’importanza dell’argomento. Ma si tratta, appunto, di una consuetudine retorica, il cui significato finirà infatti per essere completamente rovesciato da una conclusione in cui l’autore presenta se stesso sotto la luce di una ben diversa autorevolezza. Lo sottolinea soprattutto l’insistenza della prima persona, che rivendica il valore del giudizio espresso dall’autore e dell’operazione che egli si accinge a compiere: «ho giudicato necessario scrivere . quello che io ... iudicherò essere necessario.» (rr. 43-46).
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