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Personaggi e legge dell’utile


L’adattamento dei modelli a un intreccio inedito corrisponde a un modo particolare di trattare la commedia: l’autore sembra celare, sotto la messa in scena, una sempre presente qualità “politica” del testo che gli consente un dialogo con il pubblico a lui contemporaneo. Nonostante l’assenza di espliciti riferimenti politici, infatti, la commedia svela, nel momento in cui se ne incroci la lettura con quella dell’opera maggiore di Machiavelli, una dimensione che va oltre il meccanismo comico. Come lo scrittore fiorentino aveva più volte sostenuto nel Principe, gli uomini sono per natura «ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de’ pericoli, cupidi di guadagno» (Il principe, XVII): ebbene il mondo della Mandragola non segue regole diverse. I personaggi perseguono tutti, anche se con sfumature e a livelli diversi, l’unica legge che veramente conti nella società, cioè l’utile.
Ligurio, autentico protagonista dell’inganno, riproduce una figura tipica della commedia plautina: il parassita. Egli agisce solo in funzione dei propri interessi e mette la propria intelligenza al servizio di Callimaco. Il suo comportamento sembra mettere in atto, nella dimensione della quotidianità, tutti i consigli che il principe moderno è invitato a seguire per la riuscita del suo disegno politico. In realtà, assistiamo a una sorta di “degradazione” della materia del Principe in quanto il dispiego di tanta abilità e di tanto calcolo non è funzionale al bene comune, ma a un utile privato, in molti casi coincidente con il mero guadagno economico. Siamo posti di fronte a un’umanità colta nei suoi vizi e nelle sue ossessioni, che popola un mondo senza riscatto.
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