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Il Decameron dietro la Mandragola


La trama della Mandragola risente fortemente del modello del Decameron. Il capolavoro boccacciano era infatti una miniera di storie di beffe a sfondo sessuale. Non solo. Esso era anche un repertorio ricchissimo a cui rivolgersi sia per le caratterizzazioni dei personaggi sia per le battute, per gli espedienti narrativi e le soluzioni espressive. A quella ricchezza Machiavelli attinge non solo per dotare di una maggiore efficacia espressiva la propria commedia, ma anche per sfruttare a suo vantaggio una memoria che sapeva condivisa: non va dimenticato che il Decameron era un testo molto noto al tempo e dunque certe riprese suonavano alle orecchie dello spettatore come delle vere e proprie citazioni. Il personaggio di Nicia è quello in cui più visibile si fa il debito nei confronti del capolavoro trecentesco. Nicia appare infatti modellato sul personaggio di Calandrino del Decameron: entrambi sono presuntuosi, sciocchi e creduloni (Calandrino crede che l’elitropia lo renderà invisibile, Nicia crede che la mandragola renderà fertile la moglie) ed entrambi vengono beffati. Ma gli echi del Decameron investono un po’ tutti i personaggi: da frate Timoteo, che richiama alla mente certi religiosi descritti da Boccaccio, a Lucrezia, che è simile a molte donne boccacciane, dapprima virtuose e irreprensibili, poi più ardite dei loro stessi amanti.

Antenati di Lucrezia: i modelli latini


Come per altre commedie rinascimentali, nella Mandragola è possibile rintracciare anche elementi derivati dalla commedia latina, attivi a diversi livelli: ad esempio nel tema del travestimento, dominante nella tradizione classica; o nella fisionomia di alcuni personaggi. Esistono nella Mandragola, anche rimandi meno prevedibili al mondo latino: dall’amato Tito Livio, Machiavelli sembra aver preso spunto, ad esempio, per il personaggio di Lucrezia, donna che nell’antica Roma era considerata esempio di pudicizia e probità. Tra il racconto di Livio e la vicenda della Lucrezia della Mandragola è possibile cogliere elementi comuni: di entrambe le donne vengono lodate la bellezza e l’onestà; in entrambi i casi la donna subisce un rapporto sessuale controvoglia. Mentre però la Lucrezia romana si uccide per la vergogna, quella machiavelliana tramuta la casualità in piacere, adeguandosi, come dirà, a quella che pare essere la volontà di Dio.
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