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I temi


Nel Medioevo, la trattatistica sulle caratteristiche del modello ideale di principe perfetto( ispirato però all’etica cristiana) era molto diffusa, così come nell’Umanesimo, dove però le virtù necessarie per un buon governo, erano guidate dalla morale laica e dalle fonti classiche. Anche Machiavelli aveva affrontato questo tipo di trattatistica, ma egli non offre una sintesi dei valori etici, in quanto la morale non deve interferire con la gestione dello stato e anche il bene e il male non rappresentano fedelmente la verità della lotta politica. Non contemplando più i sentimenti e i costumi morali, il Principe, fu ritenuto scandaloso e spregiudicato. Per Machiavelli invece ciò che conta è solo l’interesse dei sudditi e dello stato, che va realizzato con tutti i mezzi, anche crudeli, se le circostanze lo richiedono, e il Principe, non viene più collegato quindi lealtà, ma alla capacità di alternare il bene e il male. Spesso però ciò non è sufficiente per raggiungere il proprio scopo, perché bisogna tenere a mente l’imprevedibilità degli eventi, che non possono essere quindi controllati totalmente dall’uomo. Questo momento non controllabile, Machiavelli lo definisce fortuna, e l’unica arma che l’uomo può opporvi è la virtù, che permette di valutare le situazione, cercandone un rimedio.
Il pensiero di Machiavelli si basa inoltre sul realismo, in modo da analizzare la realtà in pratica, e non sulla base di verità teoriche.La sua visione dello stato è laica, e i processi per capire la verità dei fatti devono essere collegati a ragioni terrene e concrete. Una realtà molto utile per analizzare l’azione politica è l’esperienza, in quanto ogni costruzione teorica deve partire dall’osservazione dei dati concreti. In questo modo Machiavelli applica alle scienze umane, lo stesso metodo di indagine che userà poi Galileo per le scienze naturali, ovvero il metodo induttivo, che si basa sulla ricerca di fatti ed esperienze che fissano regole immutabili nella storia. L’obbiettivo di Machiavelli fu quindi proprio quello di trovare la verità effettiva delle cose, creando della politica una scienza, basata su leggi specifiche, che richiedono però a volte la violazione delle norme etiche preimpostate. Machiavelli però, rendendosi conto di quanto potesse essere scandaloso il suo libro, precisa che questo metodo dovrebbe essere utilizzato solo se davvero vi è la necessità, affermando che è bene quel che è utile, e che qualche volta anche la crudeltà può essere utile, se serve per il bene comune e per il consolidamento del potere.
Il pensiero di Machiavelli non si struttura secondo uno schema sistematico, e questo perché non vuole creare una figura ideale di principe, ma vuole incidere nella propria epoca, elaborando una teoria della politica, basata su leggi applicabili in base alle situazioni. Egli è consapevole della decadenza italiana e capisce che la condizione degli stati italiani, sotto il dominio degli stranieri, non può essere risolta con dispute morali, perché la politica è un campo di battaglia dove vince chi è più furbo e più astuto. Machiavelli apparteneva alla vecchia classe dirigente comunale, e non si era mai schierato a favore di una fazione politica, ma aveva partecipato alla lotta politica di Firenze come un funzionario, un segretario della cancelleria. Proprio per questo dopo la caduta della repubblica, egli rimette a disposizione le sue competenze e capacità per il bene della collettività e dello stato, nonostante al governo ci siano i Medici. Nonostante l’alternarsi dei diversi regimi politici a Firenze, egli non smette di credere ad una tradizione di civiltà e libertà, ma analizza la realtà, cercando di trovare una soluzione. Questa soluzione è contenuta nell’ultimo capitolo del Principe, dove egli esorta i Medici, a mettersi alla guida di un fronte unitario composto dai principi italiani, in modo da mandare via gli stranieri.

Il linguaggio e lo stile


L’opera ha un’esposizione ordinata e razionale ed è caratterizzata da capitoli molto brevi, in modo da concentrare le argomentazioni e legarle fra loro. Gli studiosi definiscono il suo metodo, dilemmatico, tramite il quale Machiavelli rappresenta dei concetti molto complessi, portando alla riflessione. Vengono utilizzati tantissimi connettivi conclusivi ( dunque, perciò ecc),in modo da completare così il ragionamento, e anche locuzioni che esprimono necessità ( bisogna, è necessario ecc). Egli cerca di far coincidere la forma con il contenuto, perché alla razionalità e alla sicurezza della sua proposta, deve corrispondere infatti un’esposizione secca e rigorosa. Il suo stile però non è retoricamente povero, ma vi sono una serie di similitudini ed immagini simboliche, che rendono concrete le idee, in modo da catturare l’attenzione del lettore. Vi è quindi un ricerca dell’espressività, raggiunta da un lessico molto vario, colto e quotidiano, usando a volte anche delle espressioni plebee.
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