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La fortuna da Il principe di Niccolò Machiavelli, capitolo XXV


Nel capitolo viene affrontato il tema filosofico del rapporto tra fortuna e virtù. Ricordiamo che Machiavelli intende per “fortuna” non la buona sorte, ma il desiderio, il caso, l’occasione offerta dalla circostanza, e per “virtù” non la bontà o la moralità del principe, bensì la sua capacità politica.
Machiavelli sostiene che dalla fortuna dipende la metà delle azioni umane; dalla virtù, cioè dalle capacità dell’uomo, l’altra metà. Il successo si basa sull’abilità di adeguare il proprio comportamento alle condizioni oggettive in cui si agisce. Gli uomini, affidandosi alla virtù, hanno la possibilità di prevenire i colpi della fortuna, limitandone gli effetti sulla vita quotidiana, ma non sempre ci riescono: in alcuni casi, la fortuna prevale sulla virtù. Machiavelli sembra combattuto tra la consapevolezza dei limiti dell’azione umana, da una parte, e l’esaltazione dell’autonomia dell’uomo e della sua capacità di determinare il proprio destino, dall’altra. Un dubbio che non viene chiarito in queste pagine de Il principe.
Machiavelli, nell’affermare che l’uomo deve sempre saper adeguare i suoi comportamenti alle condizioni in cui si trova ad agire, fornisce l’esempio, tratto dalla storia a lui contemporanea, di papa Giulio II che guidò personalmente la spedizione militare nell’impresa di Bologna, sorprendendo il re di Spagna e i Veneziani e conquistandosi il favore del re di Francia Luigi XII. Se Giulio II si fosse comportato come tutti gli altri papi, facendosi trattenere a Roma dagli impegni burocratici, non avrebbe di certo portato a termine la sua impresa.
L’espressione “libero arbitrio”, in filosofia, indica la libertà di scelta di cui gode l’uomo in quanto essere razionale, a differenza degli animali che sono soggetti all’istinto (il servo arbitrio).
La fortuna viene paragonata ad un fiume impetuoso che allarga pianure e abbatte alberi ed edifici, trascinando masse di terra dietro di sé.
Gli uomini sono costretti a fuggire, non potendo opporre resistenza alla sua furia, ma nulla impedisce loro, nei periodi di calma, di costruire argini e canali con cui poter limitare i danni in caso di un nuovo straripamento del fiume. Fuor di similitudine, gli uomini hanno la capacità, se vogliono, d’ostacolare i piani della fortuna.
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